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Manfredonia, apre l’ambulatorio sociale polispecialistico

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
4 Ottobre 2023
Manfredonia //

MANFREDONIA (FOGGIA) – “E’ un passo in avanti nel servizio della carità. Sappiamo delle difficoltà a livello sanitario e quindi diciamo grazie ai medici volontari che hanno aderito al progetto”. Lo ha detto padre Franco Moscone, arcivescovo della diocesi Manfredonia Vieste San Giovanni Rotondo all’inaugurazione dell’ambulatorio polispecialistico all’interno della casa della carità nella struttura diocesana a Manfredonia nel Foggiano. Si tratta di un ambulatorio che “offrirà, in forma gratuita, orientamento sanitario e assistenza sanitaria di base e specialistica ai migranti e alle persone in stato di bisogno, in regime di reciproca collaborazione con le autorità sanitarie locali.

Sarà aperto ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì.

“Abbiamo pensato ad una risposta attenta ai bisogni dei cittadini più fragili perchè oggi curarsi è sempre più difficile” – ha detto don Luciano Pio Vergura direttore della Caritas diocesana.

“Il servizio si rivolge, in un momento di grande difficoltà della sanità pubblica per carenza di medici, a chi sta soffrendo di più di questa situazione, che sono le categorie più deboli, le persone non coperte dal servizio sanitario nazionale e che non potendo affrontare le spese di una sanità che è costosa rinunciano a curarsi” – ha sottolineato Roberto Murgo, direttore sanitario dell’ambulatorio.

Lo riporta l’agenzia Ansa.

3 commenti su "Manfredonia, apre l’ambulatorio sociale polispecialistico"

  1. Uvé uvé uvé, Super Gianni semp’ annanz’ annanz’ 🤦‍♂️🤣
    Un selfie è per sempre 😂🤦‍♂️

  2. Bisognerebbe anche assicurare un alloggio decente ai migranti e ai più deboli. Ci sono tanti locali che ha SantaRomana Chiesa a Manfredonia e anche chi si fa i selfie con i suoi rappresentanti.

  3. L’apertura dell’ambulatorio sociale polispecialistico, opera degna sicuramente di lode, mi ha fatto venire in mente quelle che circa un secolo fa si chiamavano “Opere pie”, fondazioni prima di origine privata e trasformate poi in Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza, ovvero in Enti pubblici sub regionali con la funzione – d’interesse sociale – di soccorrere le persone bisognose, anche in stato di sanità quanto di malattia.
    Sono più di trent’anni che a causa di scelte politiche improntate all’ideologia dominante neoliberista (meno Stato più mercato) i servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, sicurezza pubblica, trasporti, fonti di energia, previdenza e assistenza e infrastrutture sociali) sono in forte decadenza.
    Le risorse pubbliche di bilancio di tutti i governi degli ultimi decenni (destinate a finanziare questi servizi), anno dopo anno si sono ridotte in termini reali, in modo da non poter più garantire la loro funzionalità ed efficacia per i cittadini. La condizione attuale di collasso e di baratro della nostra sanità pubblica costituisce un esempio emblematico.
    In un Paese “normale e democratico” questi servizi dovrebbero essere pienamente garantiti dallo Stato (in senso lato), la cui funzione sociale e generale primaria è quella di promuovere il massimo benessere della popolazione, come prevede la nostra Costituzione specialmente per i meno abbienti e i più deboli.
    Per gli scettici riporto l’art. 3, secondo comma, della nostra Legge fondamentale:
    “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
    Per quanto riguarda invece la salute, solo per questo diritto la Costituzione utilizza l’aggettivo “fondamentale”, vale a dire assolutamente indispensabile!
    A riguardo cito l’art. 32, primo comma, della Costituzione:
    “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
    In altri termini, determinati servizi d’interesse collettivo (come la sanità) devono essere garantiti dallo Stato e dalle sue articolazioni. L’iniziativa privata può avere solo una funzione complementare e accessoria e non già, di fatto, “sostitutiva” dell’attività pubblica.
    Aggiungo un breve commento su quanto dichiarato, tra l’altro, da Don Luciano Pio Vergura, direttore della Caritas Diocesana: “Il servizio dell’Ambulatorio si rivolge, in un momento di grande difficoltà della sanità pubblica per carenza di medici, a chi sta soffrendo di più di questa situazione…”.
    Don Luciano cade in un luogo comune, ovvero la carenza di medici. I medici (come gli infermieri) ci sono. La questione vera è che i giovani medici fuggono dalla sanità pubblica per lavorare o all’estero o nella sanità privata.
    I motivi sono soprattutto due:
    1. Le basse retribuzioni (un giovane medico guadagna in Italia circa la metà di un Collega che lavora in Germania, Olanda, Belgio, Lux, Francia, Inghilterra, ecc.);
    2. Le pesantissime e intollerabili condizioni di lavoro che si registrano in moltissimi ospedali e pronto soccorso.
    Concludo dicendo: o si abbandona il modello neoliberista – predatorio e socialmente ingiusto – o il futuro sarà ancora molto incerto e motivo di sofferenza sociale!

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