CapitanataFoggia

Foggia, Avvocati di strada: noi a tutela degli ‘invisibili’


Di:

Foggia, gruppo Avvocati di strada (statoquotidiano@)

Foggia – RICOVERI di fortuna, casolari abbandonati e vagoni dall’odore stantìo sono i loro rifugi notturni. Un tempo – quello trascorso in bilico tra il giorno e la notte, e nell’incertezza del domani – che non può essere pagato da nessuna moneta, come recitava una canzone dei Kansas, Dust in the wind, polvere nel vento, come il vento che li accarezza di notte, e come il soffio di polvere che rappresentano. Loro sono gli invisibili.

Quelle vite che fluttuano sui nostri conti a fine a mese, sulle scaramucce per chi deve occupare il posto più ambìto, sulla fila o sul qualcuno da scavalcare. Quelle vite, a volte silenti a volte rabbiose, in lotta per un documento, per un angolo di ristoro, per un posto anche sporco, anche poco dignitoso, purché lontano dall’espulsione. Sono loro, seppure invisibili, a scontare l’inferno della coscienza collettiva. Un inferno che invade l’Italia come l’Europa. Plaza Mayor come Roma scoprono la notte a guardare milioni di persone incassate nei cartoni e abbracciate al calore fisico e umano di cani randagi. E di loro si occupa, attraverso la collaborazione con “I fratelli della stazione”, l’Associazione Avvocati strada, ospitata anche a Foggia dall’Aprile 2005 per iniziativa di Massimiliano Arena, precedente coordinatore dell’associazione. Un’associazione che si occupa della tutela legale di chi è senza fissa dimora ed è dunque obbligato a cercare riposo notturno in vagoni di fortuna. Tra i componenti, oltre al coordinatore Claudio De Martino e alla referente Margherita Vittoria Di Marco, anche Roberta Cardilli e Karen Viola. “Un requisito fondamentale per chi vuole ottenere una tutela legale è la residenza. Avvocato di Strada nasce proprio per assistere legalmente i senza fissa dimora che non possono usufruire del gratuito patrocinio a spese dello Stato perchè privi del requisito della residenza anagrafica. La nostra sede si trova in P. zza Vittorio Veneto presso l’Help center, il cui sportello è attivo il Lunedì dalle 19:00 alle 20:30. Più del reddito, la necessità di chi viene da noi, anche di persone che precedentemente erano abbienti, è acquisire documenti, permessi di soggiorno e regolarizzazioni” – fa sapere il coordinatore Claudio De Martino.

Tra i primi sportelli del Sud, Foggia è annoverata tra i 36 presenti in tutta Italia e facenti parte di un’associazione nata a Bologna nel 2000, che fornisce aiuto e consulenza legale ai senza fissa dimora, soprattutto migranti. Ad accrescere le fila di chi si rivolge agli Avvocati di Strada, sono le vittime della crisi economica, tra cui gente che ha perso il lavoro, che ha perso casa o deve fornire un mantenimento dopo una separazione, gente anche distinta e di nazionalità italiana – a detta della referente dell’associazione, Margherita Vittoria Di Marco – che, scoperta nelle mense a richiedere un pasto, si vergogna a guardarti negli occhi, e a fare richiesta di aiuto, persone giunte a quel punto perché tagliati fuori dalla crisi o madri aventi figli disabili. Così come, emblema della scelta coatta è il clochard, parola romantica – secondo il coordinatore Claudio De Martino – ma assolutamente inadeguata a descrivere la mancanza di scelta e la perdita di identità che acquisisce chi si ritrova per strada. “Nessuno, ma proprio nessuno che abbia conosciuto e diventato barbone, ha detto di aver scelto quello stile di vita”.

Non di rado chi cerca un aiuto, attraverso un primo filtro rappresentato da I fratelli della stazione, deve essere sostenuto moralmente e psicologicamente. “Ma quest’aiuto non viene richiesto dall’utente per un blocco psicologico e per paura di riconoscere di avere un problema – spiega Margherita Vittoria Di Marco – così abbiamo pensato di far affiancare alla figura dell’avvocato di strada quella dello psicologo, per risolvere il conflitto a monte dietro a quella richiesta di aiuto, difatti il primo approccio dei richiedenti è quello con I fratelli della stazione, associazione di volontariato il cui scopo è nutrire fisicamente e moralmente, attraverso il dialogo, chi ne ha bisogno”.

Riecheggia, un passato sempre prossimo che non smette di essere emergenza, perché l’Italia lo tratta come tale, il tema immigrazione con la tragedia di Lampedusa e attraverso le baraccapoli scoperte al cielo del Ghetto di Rignano. Una piccola Africa, quella del Ghetto di Rignano, situata tra Rignano e San Severo e affollata di 1200 persone, le cui case miste a plastica e legno hanno l’odore acre dell’illegalità, con alberghi e ristoranti dall’aspetto ufficiale frammisti alle docce, alla carne esibita e ai palloni verosimili rimediati alla fantasia a formare dei campetti da gioco. Dal presidente del Parlamento europeo Schulz piovono le accuse all’Europa di aver abbandonato l’Italia a sé stessa in questa emergenza. Eppure c’è qualcosa di più. Una convenzione, quella di Dublino, che getta ombre sull’operato italiano. Una convenzione che non lascia dubbi, laddove si dice che i paesi competenti ad esaminare le domande di asilo devono essere anche quelli di approdo, seppure non richiesti dagli stessi immigrati per motivi di parentela situata in altri paesi d’Europa. E i paesi d’approdo dall’Africa sono Italia e Malta.

“Da noi viene trattata come emergenza ciò che è sempre stata immigrazione massiva. Mentre Francia e Germania riescono a gestirla, noi no. Per via di un sistema avanzato dal punto di vista legislativo. Nella convenzione di Dublino, l’Italia aveva contezza di ciò che sottoscriveva. Si potrebbe ora chiedere a tutti i paesi europei di cambiarla, ma non è detto che sia una soluzione. Forse la verità è che fa comodo questo stato di cose per via del lavoro nero, dei contratti non regolarizzati e del fenomeno del caporalato. Ma ciò è a tutto svantaggio dell’economia. Dalla manodopera a basso costo deriva anche il ribasso del prezzo del pomodoro, poiché vengono pagati 3 euro a cassone”.

Conta di sensibilizzare studenti in giurisprudenza e la stessa Università l’Associazione Avvocati di strada, quando punta ad iniziative future per dibattere sul diritto dell’immigrazione, materia poco studiata nelle Facoltà di Giurisprudenza, in cui hanno dovuto formarsi. Così come continuerà la collaborazione con altre associazioni foggiane, quali I fratelli della stazione, la Caritas, i missionari scalabriniani e il Centro interculturale Baobab. A chi volesse rivolgersi all’associazione, si fa presente la pagina Facebook Avvocato di strada, e la presenza di uno sportello sito in Piazza Vittorio Veneto presso l’Help Center e aperto il Lunedì dalle 19 alle 20:30.

(A cura di Maria Pina Panellamariapina.panella@libero.it)

Foggia, Avvocati di strada: noi a tutela degli ‘invisibili’ ultima modifica: 2013-11-04T11:06:04+00:00 da Maria Pina Panella



Vota questo articolo:
2

Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it

    E’ vietato per un avvocato pubblicizzare la propria prima consulenza come gratuita!

    La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente precisato che l’informazione che lo studio legale rivolge alla propria clientela non può essere suggestiva.

    Ad esempio, è uno slogan “suggestivo”, e pertanto viola gli obblighi di deontologia forense, la frase “prima consulenza gratuita”, adottata per pubblicizzare uno studio e richiamare clientela. La pubblicità (o meglio, l’informazione data alla clientela) dell’avvocato, deve essere sempre conforme ai principi di trasparenza, verità, nonché deve rispettare la dignità e il decoro della professione, né può essere ingannevole, elogiativa o comparativa.

    È tempo di nuove tecnologie anche per gli avvocati che vogliono ampliare la propria fetta di clientela. Il web, in questo, è un ottimo strumento. Ma va saputo usare. Infatti, anche qui, la lotta contro la concorrenza potrebbe portare a mosse contrarie ai doveri deontologici che – condivisibili o meno, vetusti o sempre validi – vanno comunque osservati.

    E così, secondo la Cassazione, ben ha fatto il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati a sanzionare il legale che aveva pubblicizzato la propria attività professionale proponendo una prima consulenza gratuita. Si tratterebbe, secondo l’interpretazione della Suprema Corte, di una pubblicità “suggestiva”.( in tal senso Cass. sent. n. 23287/2013)

    Ora, a confermare questo orientamento è stato anche l’Antitrust. Secondo l’Autorità Garante del Mercato e della concorrenza, porre un tale divieto non porterebbe ad alcuna restrizione della concorrenza.

    Un parere che può risultare poco condivisibile da chi, ormai, si affaccia a un mercato scevro da ipocrisie. E questo perché non esiste un legale italiano che non abbia fatto “la prima consulenza gratuita” all’interno del proprio studio, seppur non sbandierandolo all’esterno. Così come è anche facoltà e diritto di ogni professionista non esigere il pagamento di parcelle per le attività che ritiene non particolarmente complesse, specie ora con l’eliminazione dei minimi tariffari.

    Chissà, a questo punto, cosa ne penserà la Comunità Europea…
    Foggia, 6 novembre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Non è consentito dalla legge pagare l’avvocato in percentuale rispetto al risultato raggiunto!

    L’avvocato sa bene che non si può, ma il cliente non è sempre informato; così conviene chiarirlo una volta per tutte. Proporzionare il compenso del professionista al risultato raggiunto con la causa (per esempio, in percentuale) è illecito.

    Chiariamo meglio di che si tratta. Capita sempre più spesso (e specie di questi tempi in cui i soldi scarseggiano) che, all’atto della richiesta di preventivo per la causa, il cliente proponga al legale un accordo secondo cui il pagamento dovrebbe avvenire solo a pratica chiusa e, comunque, non in modo fisso, ma sulla base di una percentuale sul risultato raggiunto (il guadagno per il cliente).

    Si rende così il legale compartecipe del merito della propria attività professionale e la sua remunerazione viene legata all’esito del giudizio. Gli avvocati lo chiamano “patto di quota lite”: per fare un esempio, il corrispettivo del professionista viene determinato al 20% di quanto si riuscirà ad ottenere dalla controparte.

    Ebbene, la disciplina che regola i rapporti tra avvocati e clienti vieta un accordo di tale tipo. L’avvocato non può essere remunerato sulla base dei risultati conseguiti. È ovvio che, in casi del genere, l’illecito viene commesso soprattutto dal legale che non potrebbe accettare una proposta simile.

    Questo punto – sul quale, talvolta, gli studi legali tendono a fare orecchie da mercanti – è stato di recente ribadito dal Consiglio Nazionale Forense che, sul proprio sito, ha pubblicato un memorandum relativo a tutte le novità inerenti la professione forense. È lo stesso CNF che ricorda che non esiste l’obbligo di fornire al cliente il preventivo scritto, a meno che non sia lo stesso cliente a chiederlo!
    Foggia, 7 novembre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This