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Un 56enne rinviato a giudizio, a Bari, su denuncia Enpa: ci costituiremo parte civile

Centinaia di cani imprigionati e lasciati morire di fame, barese a giudizio

Nel “terreno degli orrori”, un appezzamento occupato abusivamente a Santeramo in Colle (Bari), centinaia se non migliaia di cani sono morti tra il 2008 e il 2014 con una fine lenta e dolorosa


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Roma, 4 novembre 2015 – Prelevava dalla strada centinaia di cani, tra cuccioli e adulti, randagi e abbandonati, ma non certo per destinarli ad una vita migliore. Gli animali, infatti, venivano ammassati a centinaia all’interno di un terreno recintato – una vera e propria prigione da cui non avevano alcuna possibilità di fuga – dove erano lasciati a sé stessi, senza cure, senza acqua, senza alcun riparo dalla pioggia o dal sole, e con pochissimo cibo. Quando non erano falcidiati dalle malattie, gli esemplari meno resistenti morivano di fame e di inedia, mentre quelli più combattivi scatenavano zuffe e combattimenti per accaparrarsi il poco nutrimento disponibile. Nel “terreno degli orrori”, un appezzamento occupato abusivamente a Santeramo in Colle (Bari), centinaia se non migliaia di cani sono morti tra il 2008 e il 2014 con una fine lenta e dolorosa, mentre i loro poveri resti sono stati fatti sparire seppellendoli qua e là nelle campagne circostanti. Per questi crimini è stato prima denunciato dall’Enpa e ora rinviato a giudizio un 56enne di Santeramo in Colle, che deve ora rispondere dei reati di uccisione e di maltrattamento di animali (articoli 544 bis e ter del codice penale) nonché del reato di invasione di terreni e di edifici, dal momento che l’area adibita a prigione dei cani è risultata essere occupata abusivamente. Il processo – fa sapere l’avvocato dell’Enpa Claudia Ricci – si aprirà il 9 marzo 2016 e in quell’occasione presenteremo richiesta di ammissione quale parte civile.

«Considerando la gravità dei fatti di cui è accusato l’imputato, auspico che in caso di condanna sia inflitto il massimo della pena, con tutte le aggravanti del caso. Delitti di tale crudeltà denotano nei soggetti che li compiono una elevatissima pericolosità sociale per gli animali ma per le persone. D’altro canto, chi se non una persona crudele, avrebbe il cuore e la forza di “assistere impassibile” all’agonia e alla morte di centinaia di esseri viventi?» (Michele Gualano, Giovanni Losavio)

Centinaia di cani imprigionati e lasciati morire di fame, barese a giudizio ultima modifica: 2015-11-04T19:16:56+00:00 da Redazione



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