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Fermare la guerra, ma è svanita la paura dell’atomica

AUTORE:
Paolo Cascavilla
PUBBLICATO IL:
4 Novembre 2022
Cultura // Manfredonia //

Manfredonia (Fg), 4 novembre 2022, (futuriparalleli) – Un sabato per la pace. Forse non servirà a nulla. Come non sono servite le marce prima della guerra del Golfo scatenata dalle presunte armi di “distruzione di massa” irakene. Sono servite quelle della crisi di Cuba nel 1962. Ma erano diversi i leader: sapevano cosa era la guerra.

 

Nessuna sa prevedere cosa accadrà. Questa guerra è mutata. Prima il sostegno occidentale alla resistenza contro l’invasione russa era necessario all’Ucraina per partecipare a un negoziato su basi paritarie; poi l’obiettivo della “vittoria sul campo”; infine il conflitto tra “mondo libero” e regimi autocratici, che terminerà quando “le autocrazie saranno sconfitte”. Una guerra sui valori, concezioni del mondo, tra il Bene e il Male Assoluto… Se Putin è dominato da “forze maligne” (Lagarde) e la cultura russa è la fonte del “Male”, come si fa a stabilire un compromesso e a dire quando la guerra potrà avere fine? Intanto sono archiviati gli “errori e omissioni dei paesi europei e occidentali”, che non hanno prevenuto e hanno acutizzato l’antagonismo Russia e Occidente.

 

Tutto può accadere. Putin minaccia l’uso del nucleare, la Nato si estende e diviene globale, Biden accelera l’installazione di 150 bombe nucleari tattiche nei paesi europei. Una corsa al riarmo dissennata, un commercio di armi folle, la guerra è campo di prova per nuove armi, “bombe sporche alla portata di molti”, mercenari…

 

Il movimento per il disarmo, la lotta contro gli armamenti e la bomba atomica hanno dominato la scena culturale e politica del dopoguerra. Finita la guerra fredda, scompare la paura. Le minacce di Trump e Kim Jong (leader nord coreano) non sono prese sul serio. Hiroshima, “l’apocalisse dimenticata”, eppure per la città giapponese è stata usata per prima la parola Olocausto. L’opinione pubblica sembra confusa o assuefatta. Perché?

Fonte: primolevibanner

Primo Levi prova a rispondere, e parte da lontano. Perché gli ebrei non sono scappati? Non si sono ribellati? Perché non hanno creduto a voci e notizie che iniziavano a circolare? “Si parla con il senno del poi. La vita degli ebrei era radicata nei villaggi, nei quartieri, molti avevano combattuto a difesa del proprio paese…”. Le minacce che oggi ci sembrano evidenti, allora non lo erano. Si sono fidati fino all’estremo, si disconobbero i segnali di pericolo fino all’incursione dei tedeschi casa per casa. (Film “L’oro di Roma”)

 

Levi, però, pone un’altra domanda. “Quanto sicuri viviamo noi, uomini della fine del secolo e del millennio? E, in particolare, noi europei? Ci è stato detto e non vi è motivo di dubitarne, che per ogni essere umano del pianeta è accantonata una quantità di esplosivo nucleare tale, che se pure se ne usasse anche solo l’uno per cento, si avrebbero decine di milioni di morti subito e danni genetici spaventosi per tutta la specie umana, anzi, per tutta la vita sulla terra”.

 

C’è una strana profezia nel libro “I sommersi e i salvati“(1986). Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, parla della probabilità che “una terza guerra generalizzata, anche convenzionale, anche parziale, si combatterebbe sul nostro territorio, fra l’Atlantico e gli Urali, fra il Mediterraneo e l’Artico. La minaccia è diversa da quella degli anni 30: meno vicino ma più vasta; legata, secondo alcuni, ad un demonismo della Storia, nuovo, ancora indecifrabile…”

 

Parole di quasi 40 anni fa. “Al futuro siamo ciechi, non meno dei nostri padri. Svizzeri e svedesi hanno rifugi antinucleari, ma che cosa troveranno quando usciranno all’aperto? C’è la Polinesia, la Nuova Zelanda, la Terra del Fuoco, l’Antartide: forse resteranno indenni… Perché non partiamo, perché non lasciamo il nostro paese, perché non fuggiamo prima?”

 

Nella marcia della pace la richiesta è fermare la guerra. Nel II conflitto mondiale due eventi “indicibili” (Auschwitz e Hiroshima), due luoghi di Olocausto. Entrambi hanno avuto sopravvissuti e testimoni. Entrambi con lo stesso messaggio: Non dimenticare. Di entrambi occorre conservare memoria e immaginazione. So che l’analogia non è corretta: l’Olocausto europeo è compiuto in modo collettivo, pianificato dall’alto, con infiniti carnefici…. Lo scoppio dell’atomica è opera di pochi, però può ripetersi per un errore. Hiroshima e Nagasaki provocarono la crisi di molte coscienze e crolli psichici. Di entrambe si è persa la memoria.

 

A cura di Paolo Cascavilla (futuriparalleli)

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