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Piattaforma petrolifera a Monopoli. Legambiente: scelta riluttante


Di:

legambiente-ecourbano

Franco Tarantini, Legambiente Bari

Monopoli – DOPO la possibilità della “prospezione” dei fondali del mar Grande a Taranto, “alla ricerca di idrocarburi”, adesso anche a Monopoli è prevista la costruzione di una piattaforma petrolifera, a 25 chilometri ad est della città. “Il via libera alle attività di ricerca di nuovi giacimenti nel mare di fronte a Monopoli, ottenuta dal ministro Prestigiacomo nei giorni scorsi -dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia-, è una scelta anacronistica e da rigettare. Investire ancora nella ricerca di petrolio non è certo la strada verso l’autonomia energetica del Paese. Secondo stime assolutamente attendibili l’Italia ha riserve di petrolio recuperabili per 109 milioni di tonnellate che, a fronte di un consumo annuale che nel 2006 si era attestato sugli 85 milioni di tonnellate, sarebbero appena sufficienti a coprire il fabbisogno di poco più di un anno. La strada da percorrere per render l’Italia progressivamente indipendente dalle importazioni, per invertire in processi che riguardano le emissioni e vincere la sfida dei cambiamenti climatici, -conclude Tarantini- deve puntare su altri obiettivi, come il risparmio, l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e l’innovazione tecnologica”. Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro per i Beni e le attività culturali con decreto il 15/10/2009 avrebbe autorizzato la società inglese Northern Petroleum ltd ad avviare le perforazioni a 25Km ad est di Monopoli le perforazioni per la ricerca di petrolio e in caso positivo l’insediamento di una piattaforma petrolifera offshore, per una superficie di 735m7 km quadrati. “Sconcerto di fronte ad una decisione del Ministro Prestigiacomo che cade sulla testa dei pugliesi senza il minimo consulto del territorio”, “preoccupazione” per “il silenzio del Sindaco di Monopoli Emilio Romani e della Regione Puglia” è stata espressa da Pierfelice Zazzera, coordinatore organizzativo regionale dell’Italia dei Valori Puglia. “Ad essere danneggiata irrimediabilmente sarà l’attività di marineria lasciando senza lavoro decine di Pescatori oltre alle attività di ricezione turistica che chiuderanno battenti. Ricordiamo al Ministro che il 10% dell’inquinamento da idrocarburi è dovuto alle piattaforme petrolifere offshore e che il Mediterraneo risulta essere l’area marina più inquinata al mondo dal petrolio».

Piattaforma petrolifera a Monopoli. Legambiente: scelta riluttante ultima modifica: 2009-12-04T15:16:16+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • Odla63

    Il decreto del ministero dell’ambiente HA (non AVREBBE) autorizzato la Northern Petroleum non a costruire piattaforme petrolifere. L’autorizzazione concerne l’istanza di permesso esplorativo, che permette l’esecuzione di rilievi di vario tipo per tentare di individuare la presenza di accumuli commercialmente sfruttabili di idrocarburi liquidi e/o gassosi. La perforazione di un pozzo esplorativo deve essre sottoposta a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e necessita di una quantita’ di autorizzazioni prima di poter essere messa in pratica. Se poi un giacimento dovesse essere trovato, la societa’ potrebbe chiedere di trasformare il permesso di ricerca in concessione di produzione, che permetterebbe di produrre gli idrocarburi. Tutte le attivita’ legate alla produzione devono a loro volta essere sottoposte a VIA. Pierfelice Zazzera cerca voti, questo e’ fuori dubbio, sfruttando l’onda ambientalista. Produrre petrolio comporta sicuramente dei rischi, ma questi possono essere ridotti a livelli davvero piccoli, se le operazioni vengono effettuate con i criteri e le tecnologie piu’ avanzate. Del resto, a parte la necessita’ di conversione del paese alle energie “verdi”, tutti vogliono continuare ad andare in vacanza in auto o in aereo, che necessitano di derivati petroliferi per funzionare. Cerchiamo di non essere ipocriti, per favore…


  • qwerty

    …Hai sicuramente scritto delle verita’, ma tu credi che una piattaforma petrolifera a largo di Monopoli aiutera’ a ridurre il fabisogno energetico italiano??…penso proprio di no!si danneggerebbero le principali attivita’ fonte di reddito della costa( pesca e turismo in primis),e ci sarebbero delle ripercussioni anche sul tessuto sociale!ora, perche’ il governo e le istituzioni, non concentrano gli sforzi economici, su altri tipi di energie?e nn venirmi a dire che siamo un popolo pigro che gira sempre in macchina, per favore!sonostufo di essere vittima della lobbye del petrolio,mai sentito parlare di energia solare, idrogeno…prima o poi si dovra’ inizaire a cambiare mentalita’ perche non da adesso?e poi tu che scrivi di ipocrisia, sei per caso un ingegnere, che ha stilato il progetto??sai se sono stati fatti degli studi sulla fattibilita’, sai per quanto tempo potrebbe, EVENTUALMENTE, fornire idrocarburi questa piattaforma…la risposta e’ evidentemente NO!per non parlare dell’inquinamento checche’ se ne dica le stazioni inquinano, anche con l’avvento delle nuove tecnologie,quindi non parlare di ipocrisia.Da Monopolitano non sono, per niente affascinato all’idea di sveglairmi la mattina e guardare all’orizzonte la piattaforma!!


  • Vito

    concordo pienamente con qwerty…e prometto sin d’ora di essere al fianco dei monopolitani in questa battaglia! il futuro sarà nelle energie rinnovabili e il petrolio nei prossimi anni sarà destinato ad esaurirsi! questo è solo l’ennesimo regalo alle lobbies del petrolio!


  • Michele Suma

    Credo che la questione viaggi su due livelli: il primo è la serena valutazione dei danni possibili che la trivellazione apporterebbe al mare (leggi bagnanti residenti, pendolari del mare, turisti domenical, turisti estivi, stabilimenti balneari, indotto di lavoro legato ad essi, attività marinare, pesca, specie marine, fondali); il secondo riguarda la reale ricaduta energetica sul territorio, il contributo che essa produrrebbe. In ultimo, non è il caso di dedicarci al potenziamento applicativo delle energie pulite? Possibile che una visione differente delle questioni energetiche debba essere sempre accusata di “strumentalità” elettorale? Cos’è l’effetto berlusconiano del monopensiero, della “reductio ad unum”? Grazie.
    michele suma – cosigliere comunale Monopoli


  • Odla63

    Il fabbisogno nazionale risentirebbe di una scoperta importante (si vedano i volumi estratti in Basilicata in confronto al consumo nazionale). Il permesso di ricerca e’ sia per petrolio che per gas, e non so quale dei due si trovi in quest’area. La pigrizia poi e’ diventata innata nel nostro stile di vita, e chiedere a tutti di andare in bici non e’ proponibile, ovviamente. Il solare, l’eolico e le fonti alternative sono una cosa fantastica, ma per il momento non sono ancora in grado di sostituire gli idrocarburi. Pensa solo alla quantita’ di oggetti e arredi quotidiani intorno a te che sono prodotti dal petrolio. Adesso eliminali tutti. Cosa rimane? Legno, metallo, vetro e poco altro… Il petrolio per ora e’ necessario. L’idrogeno sembra essere la soluzione per il trasporto veicolare, ma deve ancora risolvere 2 problemi: il primo e’ che la produzione di idrogeno richiede una larga quantita’ di energia, che per ora viene, guarda caso, ancora dal petrolio (l’elettrolisi e’ un processo ad altissimo consumo!), il secondo e’ la sicurezza dei veicoli (ricordo infatti che l’idrogeno e’ un gas altamente esplosivo e la tecnologia per un serbatoio sicuro ad alta pressione ancora non c’e’). Non sono ingegnere ma faccio solo traduzioni, e me ne sono viste passare sotto di tutti i colori. Sono anch’io un ambientalista, ma ritengo che non si puo’ essere integralisti e bisogna trovare una via di mezzzo e fare ovviamente dei sacrifici. Altrimenti torniamo tutti a vivere nelle caverne di caccia e pesca…


  • Redazione

    Serviva un durissimo intervento del coordinatore regionale di ITALIA DEI VALORI – PUGLIA on. Pierfelice ZAZZERA, a denunciare quello che ci sembra essere l’ennesimo tentativo di scempio in materia ambientale di questo governo del profitto di pochi a danno della salute e dell’ambiente di tutti. Ed infatti, con un comunicato stampa di giovedì 03 dicembre la popolazione pugliese veniva a conoscenza per via indiretta dell’autorizzazione nei confronti della società inglese Northern Petroleum ltd da parte del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro per i Beni e le attività culturali con decreto il 15/10/2009 ad avviare le perforazioni per la ricerca di petrolio a 25Km ad est di Monopoli e in caso positivo l’insediamento di una piattaforma petrolifera offshore. Il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori Giovanni D’AGATA, ed IDV della provincia di Lecce, esprimono dunque una fortissima preoccupazione per i gravissimi rischi per l’ambiente, per la salute e per il turismo, conseguenti alla possibilità d’installazione di piattaforme per l’estrazione del petrolio in tutto il Canale d’Otranto, poiché già nel lontano 1993 l’ENI aveva parlato dell’esistenza di una grande riserva di idrocarburi proprio davanti alle coste del Salento. Per queste ragioni, temendo l’avvio di una nuova stagione di scempi ambientali alla ricerca dell’oro nero davanti alle coste della stupenda terra di Puglia, anche il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori Giovanni D’AGATA, ed IDV della provincia di Lecce si uniscono alla protesta dell’on. Pieferlice ZAZZERA ed annunciano sin da ora barricate, se questo Governo dovesse proseguire nell’intento, visto che questa regione ha già dato tanto e tanto dà in termini di produzione energetica e di sfruttamento del territorio a tali fini, mentre pare si dimentichi che le Nostre più grandi fonti di produzione potrebbero essere il sole ed il vento. (comunicato Idv-D’Agata)


  • Ing. Luca Palmirotta

    Salve, lavoro nel settore offshore di piattaforme e condotte petrolifere. Ho appreso tramite giornali locali questa notizia. In qualità di “tecnico del settore” e di “monopolitano” posso dire che bisognerebbe informare a livello tecnico la comunità monopolitana sull’argomento. Ho letto numerosi commenti e sono venuto a conoscenza di un movimento per il NO. Non voglio commentare o criticare nulla e nessuno ma dico solo che la comunità monopolitana deve essere informata sull’argomento, sulle attività di drilling, sulla costruzione di piattaforme petrolifere e sui loro impatti ambientali. Credo che sia un’occasione utile fare riunioni o convegni sull’argomento attraverso tecnici. Attualmente ho letto commenti soltanto da professori, dottori e comuni cittadini e rimango perplesso sullo status delle loro informazioni anche se pienamente meritevoli. Resto a disposizione per qualsiasi iniziativa per scopi puramente informativi e tecnici (e non politici…tendo a precisarlo). Non bisogna creare allarmismi preventivi senza una informazione adatta ed esaustiva.


  • qwerty

    Sono d’accordo con l’ingengere per quanto riguarda le informazioni, chi meglio di un tecnico che ci lavora puo’ sapere le dinamiche e le tecnologie applicate??Non saro’ esperto come lei, ma anch’io sto per diventare a tutti gli effetti ingegnere e qualcosa so sull’argomento! La questione da me posta non e’ sulla fattibilita’ dell’eventuale progetto, bensì, sul fatto che secondo il mio modestissimo parere, bisognerebbe lavorare, e concentrare le nostre forze sul futuro e cioe’, le energie alternative!!il petrolio non sara’ il nostro FUTURO!!Ci sono nella vita scuole di pensiero diverse (anche tra gli stessi ingegneri), ed io sono tra quelli che vedono un domani, non troppo lontano, pulito nel quale l’uomo e l’ambiente possano vivere in armonia!tengo a precisare che non faccio parte di NESSUN SCHIERAMENTO POLITICO E SONO UN SOSTENITORE ACCANIOTO DELLA TECNOLOGIA E DEL PROGRESSO COMPATIBILE. Magari adesso qualcuno mi scrivera’ che sono un utopista, un pazzo o semplicemente un sognatore, ma e’ cambiando la cultura delle persone ed il modo di pensare che questo puo’ accadere!!buona giornata a tutti


  • Odla63

    Vorrei precisare che le informazioni fornite da Giovanni D’Agata di IDV non sono corrette. L’ENI ha prodotto dal 1997 al 2006 il giacimento di petrolio denominato “Aquila”, situato a 42 Km a nordest di Brindisi, dal quale ha ricavato oltre 23 milioni di barili di petrolio di buona qualita’ (36 gradi API) e senza idrogeno solforato. Inoltre ci sono stati altri ritrovamenti nella stessa area, che pero’ non sono mai stati sfruttati. Il primo fu effettuato da ENI nell’ormai lontano 1978. I politici farebbero meglio ad informarsi prima di predicare alle masse…


  • Redazione

    Il consigliere regionale e portavoce di Sinistra e libertà, Michele Ventricelli, ha presentato un’interrogazione all’assessore all’ambiente, Onofrio Introna, per comprendere meglio le dinamiche riguardanti le perforazioni al largo della costa di Monopoli.
    “All’ombra dei palcoscenici allestiti dalla politica mediatica del governo Berlusconi di questi ultimi mesi – ha detto Ventricelli – si continuano a tessere le tele di una politica che insegue il profitto senza rispettare i territori e le autonomie locali.
    Qualche mese fa il Ministro all’ambiente Prestigiacomo ha autorizzato una società inglese ad avviare perforazioni a soli 25 km dalla costa a est della cittadina di Monopoli in Provincia di Bari.
    In particolare ci si è domandati – ha proseguito il portavoce di Sinistra e libertà – se la scarsa distanza dalla costa non costituisca un qualche pericolo o se la Regione non dovesse essere interpellata prima di avviare la procedura. Non tralasciando le valutazioni dell’impatto ambientale ed economico che queste attività arrecherebbero a tutta la regione, vista l’importanza turistica che la zona ha per lo sviluppo economico della cittadina di Monopoli e del territorio limitrofo.
    “Questa Regione ha lavorato tanto per la salvaguardia del nostro ambiente e del nostro territorio costiero, per questo – ha concluso il consigliere Ventricelli – non possiamo permettere che tutto sia vanificato per interessi societari del governo nazionale”./comunicato


  • Biagio Elefante

    Abbiamo capito bene. Odla 63 (anonimo)è un funzionario della regione, forse lo stesso che ha nascosto la comunicazione ministeriale nell’ufficio ricevente. E l’ingegnere di Monopoli è uno che lavora nel settore(loi dice lui stesso), quindi potenziale aspirante a lavorare per la ditta inglese; e vuol farsi apprezzare per le sue obiettive informazioni ai cittadini ignoranti.
    Questo dibattito avremmo dovuto farlo prima cher ad ottobre la Prestigicomo decretasse l’autorizzazione alle perforzioni di sondaggio. O no?


  • luca palmirotta

    Caro Signor Biagio Elefante, la prego di misurare le parole. Io non ho nessun interesse a riguardo e non lavoro con la Northern Petroleum. Io non voglio farmi apprezzare da nessuno ma allo stato attuale ho letto molte considerazioni e opinioni da parte di comuni cittadini spesso sulla scia di pensieri di gruppi politici senza una adeguata conoscenza sull’ argomento. Se dobbiamo ascoltare solo pareri politici da parte di professori o dottori, allora vogliamo davvero prendere in giro i cittadini. Ci devono essere dei tecnici in grando di esporre alla gente le conseguenze di questa problematica.Mi sono solo reso disponibile per parlarne e non cerco nessuna forma di protagonismo. Io ritengo invece che si stia strumentalizzando questa problematica. Mi spiace ma il dibattito è opportuno per far conoscere ai cittadini il problema e le diverse conseguenze. Per le tempistiche legate alla notizia da parte del governo, deve rimandare la domanda all’ On. Zazzera.


  • Redazione

    Il consigliere regionale di maggioranza Domenico Caputo ha presentato un’interrogazione urgente al governo regionale sul progetto presentato dalla società Northern Petroleum, che ricercherebbe giacimenti petroliferi nell’Adriatico.
    “Tale ricerca – si legge nel testo dell’interrogazione – potrebbe avere effetti estremamente negativi sul turismo di una zona costiera che è parte integrante dell’economia della zona. E mi riferisco soprattutto a Monopoli, la cerniera tra le province di Bari e Brindisi.”
    “E’ un progetto di grande impatto – prosegue Caputo – su cui il ministero dei Beni culturali il 16 ottobre scorso ha espresso un giudizio positivo circa la compatibilità ambientale. Ora deve essere la Regione ad esprimere un parere ma non l’ha ancora fatto”. E quali sono i motivi per i quali la Regione Puglia non ha ancora espresso il proprio parere?”.
    Il consigliere regionale chiede anche di sapere se la Giunta regionale “ritiene di approfondire e verificare i riflessi ambientali delle operazioni autorizzate in favore della società Northern Petroleum al largo delle coste pugliesi” e se ritiene “di impugnare il decreto sia in ordine all’impatto ambientale delle operazioni autorizzate, che sull’eccessiva durata (cinque anni) della concessione autorizzativa”./


  • Michele

    Spero vivamente che la piattaforma venga insediata e magari che ci isedino anche una bella centrale nucleare. Entrambi i siti dovrebbero riuscire a sviluppare un reddito di almeno 10 mld di euro il che significa almeno 5 mld di costi il che significa almeno 1 mld si stipendi, Tutto ciò significa meno emigrazione al nord e più famiglia per tutti. Una riflessione invece farei, questa volta non facciamo come abbiamo fatto con l’ Ilva, ma i soldi che guadagniamo utilizziamo in consorzi intelligenti che creino reddito.


  • outsiders

    Significa anche più inquinamento e più malattie…preferirei di gran lunga emigrare al nord per cercare lavoro piuttosto che lavorare nella mia città e morire a 30 per il cancro.


  • Redazione

    Un’interrogazione urgente per sapere se il governo regionale intende impugnare il decreto che autorizza la ricerca di giacimenti petroliferi nelle acque di Monopoli è stata presentata dal consigliere regionale, Domenico Caputo.
    “In relazione al decreto ministeriale del 16.10.2009, che esprime ‘giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto presentato dalla società Northern Petroleum’ a largo delle coste pugliesi – scrive Caputo – e facendo seguito alla mia ‘interpellanza urgente del 15.12.2009’, chiedo al presidente della Giunta, Nichi Vendola e all’assessore all’Ambiente, Onofrio Introna di conoscere se la Giunta regionale ha impugnato o ritiene di impugnare il detto decreto, sostenendo così le ragioni della legittima protesta delle popolazioni costiere”.
    Caputo ritiene che “il progetto in questione potrebbe avere effetti estremamente negativi sul turismo di una zona costiera in cui l’economia si regge in parte proprio grazie al turismo”.
    “E’ un progetto di grande impatto” sottolinea Caputo che chiede, dunque, al governo regionale di intervenire tempestivamente (comunicato Regione)


  • Redazione

    Un tappeto di gomme da masticare sulle zone pedonali, sui marciapiedi e sui monumenti. Il chewing – gum imbratta tutto e l’unica soluzione resta la tassa alla fonte.

    Nell’agosto di due anni fa, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV proponeva l’introduzione di una vera e propria ecotassa del 10% a carico delle società produttrici di chewing-gum.
    Il comunicato del 2008 apprezzato da molti ed anche da alcuni produttori di nuovi tipi di gomme – a loro detta, biodegradabili – scaturiva dall’osservazione empirica delle lastre di pietra delle pavimentazioni dei nostri centri storici e delle città d’arte, delle zone pedonali e dei monumenti di tutti quei luoghi pubblici dove venivano attaccate volontariamente e frettolosamente, per esempio sotto i tavoli di qualche ufficio pubblico o sotto le panche delle chiese.
    In questi due anni però la situazione se non è peggiorata, pare che non sia assolutamente cambiata se le nuove gomme completamente biodegradabili, nel frattempo, non hanno preso piede e se le nostre strade continuano ad essere come quelle che di seguito riportiamo con le fotografie allegate che ritraggono il marciapiede di via Templari nella zona pedonale del centro storico di Lecce.

    Il chewing – gum continua a restare, quindi, un rifiuto speciale per la sua composizione chimica che fa sì che si attacchi ai pavimenti, si scurisce sino ad annerirsi a causa degli agenti atmosferici e del passaggio di pedoni e veicoli, ed è quindi conseguenza di antiestetiche macchie scure di difficile eliminazione ed i cui costi di smaltimento e pulizia ricadono interamente sugli enti proprietari delle strade e quindi sulla collettività.

    Secondo Giovanni D’Agata, in assenza di un miglioramento del livello di civiltà ambientale della cittadinanza – troppo spesso noncurante ed insensibile alle tematiche ambientali ed al rispetto del decoro urbano – a questo punto non resta che continuare a perorare la causa dell’introduzione di una tassa a carico delle ditte produttrici i cui proventi dovrebbero essere interamente destinati per la pulizia delle strade da questi antiestetici rifiuti che continuano ad “oltraggiare” le vie dei centri storici, delle città d’arte ed i monumenti del Bel Paese.

    Lecce, 23 agosto 2010

    Giovanni D’AGATA
    Componente del
    Dipartimento Tematico Nazionale
    “Tutela del Consumatore”

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