Macondo

Macondo – la città dei libri


Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Della morte e di altri demoni ∞
di Piero Ferrante


Mauro Casagrande ha il cuore incallito. Un tempo è stato un giornalista d’inchiesta, uno di quelli letti, quotati e rispettati. Poi, d’un tratto, ha fatto i conti col mondo e afferrato il concetto che, no, la verità non è riproducibile. Ora, di professione, vende libri su Ebay. Federica, la sua compagna, è avvocatessa. Per le mani, una cliente, Gloria Massari, che rifiuta di farsi difendere dopo aver consegnato alla morte un neonato handicappato, il suo. Gloria vuole solo spiegare. E vuole che a trovare le parole sia proprio Mauro. Che, intanto, sta lottando al fianco dello zio Nino contro un gruppo ‘ndranghetista che lo sta strozzando appendendolo al cappio dell’estorsione, e a quello del padre, ormai destinato alla morte, vecchio e malandato come un arbusto rinsecchito.

Chiamare ‘trama’ tutte queste storie messe in fila, quelle che Paolo Grugni inserisce nel suo ultimo romanzo, “La geografia delle piogge” (pubblicato, come già “L’odore acido di quei giorni” per l’editrice Laurana), è forse limitativo. Perché, piuttosto, ci sarebbe da parlare di scenografia o, come minimo, di trame, con tanto di plurale. Tante dimensioni personali, come vetri piatti che si riflettono l’uno nell’altro, diversità e similitudini che s’incontrano e che si scontrano, pesi massimi che scazzottano sul grande ring dell’anima contendendosi il tempo, l’attenzione, la bile, la rabbia, la preoccupazione di Mauro. Un libro che trasuda disillusione, “La geografia delle piogge”, e che di disillusione forma una coltre. Una coltre talmente spessa da nascondere allo sguardo ogni accenno di speranza.

Duro, come la crosta di una fetta di pane lasciata al vento del nord per una settimana di fila. Crudo. Secco. Spietato. Immediato. Un romanzo simile ad un album fotografico, una serie di istantanee che sono per lo più scatti di dolore, flash sparsi ma razionali. Un romanzo che tiene dentro tematiche attuali e, insieme, le difficoltà del quotidiano. Un romanzo che parla di mafia, di eutanasia, di precariato, di vecchiaia, di solitudine, di reazione, di vita, di vittorie morali e di sconfitte quotidiane. Che dipana la contemporaneità mettendola di fronte al lettore come una pergamena tesa sotto il peso di un vetro.

Un romanzo coraggioso e per nulla semplice, forse appena con troppi ingredienti speziati messi in una ricetta già abbondante e comunque ben più che mangiabile. Il Grugni de “La geografia delle piogge” è, in definitiva, un Grugni che fa il Grugni, stesso linguaggio diretto, stessa visione cupa del mondo, stesse tematiche dell’impegno già ampiamente delineate ne “L’odore acido di quei giorni”, solo con l’orologio spostato in avanti di trent’anni. Stessa impressione di sospensione, di incertezza, di indefinito.

Paolo Grugni, “La geografia delle piogge”, Lantana 2012
Giudizio: 3 / 5 – Grugnesco
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∞Il paese mostro ∞
di Roberta Paraggio


A Belfondo non c’è una scuola, ma il professore Arcadio che può insegnare a tutti a scrivere e a leggere, a tutti tranne ad Otile, la sua moglie silenziosa ed analfabeta, che piange lacrime di rabbia nascosta in bagno. In mano ha una lettera che non sa leggere, gliel’ha consegnata a mano Leoclino, il postino del paese. A Belfondo non si muore, e fino alla morte del povero Petronillo non c’erano ne’ cimitero ne’ lapidi. Poi, Orazio il poeta le ha scritte per tutti prima che morissero, in modo da portarsi avanti col lavoro, l’ha scritta anche per sua moglie, e non gli resta che comporne una per se stesso. A Belfono c’è Beremunda, la prostituta da venti pesetas, una delle poche che è uscita dal paese, perchè a Belfondo,posto sul declino dell’oblio quasi tutti sono nati e vissuti e non hanno un passato, prima di Belfondo, semplicemente non esistevano.

Adesso la loro vta è garantita dall’esistenza del “padrone”, entità quasi sovraumana, che tutto sovrasta, tutto comanda, tutto decide. Il padrone ha la fabbrica, le case, e decide anche come gli abitanti devono divertirsi, il padrone ha la chiesa ed è anche Dio, un Dio di paese con le sue leggi e i suoi inviolabili comandamenti.

“Belfondo”,esordio letterario della spagnola Jenn Dìaz, edito dalla casa editrice La Linea, è un romanzo racconto che contiene spunti e suggestioni di belle letture. Insomma,la Dìaz è giovanissima ma si sente nella sua scrittura l’influsso fondamentale dei grandi narratori di lingua spagnola. Li si incontra nelle parole, nei nomi dei personaggi, nelle solitudini collettive di un paese alla fine del mondo, nell’intreccio di storie singole che si fanno coro individualistico. Belfondo è il paese mostro e gli abitanti lo nutrono, dandogli in pasto le loro vite, i loro racconti, alimentandone la forza bruta con le loro paure, con il loro bisogno di sentirsi protetti dal despota melenso che ama i teatrinie le teste chinate dal rispetto che cova poco rancore.
Belfondo è un incubo, un labirinto costruito da un architetto impazzito o distratto, dove la perdizione resta innocente, dove la volontà si mescola con la paura dell’altrove che occlude tutte le uscite e fa dimenticare anche la dimenticanza. Tutto è a Belfondo, nulla è mai accaduto fuori, fuori, sopra, c’è solo il cielo o forse è anche quello del padrone.

Jenn Dìaz, “Belfondo”, La Linea 2012
Giudizio: 3 / 5 – promettente
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

“Il CalmaMamma” (Cinzia Kianga Parmi, Mammeonline)
Non sempre è facile “fare la mamma”.
Nessuno ti insegna il mestiere più complicato, affascinante e unico del mondo.
Ogni donna che diventa madre si trova ad affrontare situazioni completamente nuove: notti insonni, tempo libero inesistente, un lavoro che non conosce pause.
La stanchezza porta la neomamma a perdere la serenità e la lucidità mentale. Ecco allora pratici consigli da chi prima di te ha già vissuto questo delicato momento.
Passo dopo passo, saprai affrontare il nuovo ruolo di madre, migliorando l’intesa con tuo figlio e scoprendo potenzialità che non immaginavi di avere.

La seconda parte è dedicata al bambino da zero mesi ai 5 anni di vita: lo sviluppo fisico-comportamentale con le conseguenti problematiche che si accompagnano. Saprai riconoscere i bisogni del tuo piccolo e vivere con gioia e serenità il passaggio da donna a madre.
Sottofondo costante è il messaggio che una madre calma trasmette calma anche al suo bambino.
L’immagine scelta per la copertina non è casuale. Un albero è come una madre: dà vita producendo frutti e foglie. Ha radici profonde che possono essere un’allegoria degli insegnamenti e dei valori che una madre cerca di trasmettere a suo figlio per renderlo più sicuro lungo il cammino della vita.
I rami sono le braccia che non sono solo due ma tante come tanti i compiti cui è chiamata una donna nel suo ruolo di mamma: gestire la casa, prendersi cura dei figli, curare il rapporto di coppia.
L’albero rappresentato è spoglio come una neomamma che, alle prima esperienza, si ritrova prosciugata, senza energie. Ma giorno dopo giorno, sarà proprio il suo piccolo a ridarle la forza e a farla rifiorire nel suo nuovo ruolo di donna-madre.
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILELIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Tim Willocks, “Il fine ultimo della creazione”, Cairo 2010
2. Tim Willocks, “Re macchiati di sangue”, Revolver 2012
3. Matteo Strukul, “La ballata di Mila”, E/O 2012

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. Luis Sepùlveda,“Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”, Guanda 2012
2. Camilleri, Costa, Malvaldi, Aykol, Manzini Reccani “Capodanno in giallo”,Sellerio 2012
3. J.K. Rowling,“Il seggio vacante”, Salani 2012
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MACONDO INTERVISTA TERESA PETRUZZELLI

Dopo “Storie si sesso e di ringhiera”, ambientato in una città quasi immaginaria, Teresa Petruzzelli rimette piede in città, o è la città che si fa prepotente e si radica nelle pagine? Social Horror non è il primo romanzo ambientato a Bari…
Si, certo ormai siamo in molti. Tutti ad ambientare romanzi, racconti, amori e ammazzamenti qui in città.
Dove nasce Social Horror, dove si è posato lo sguardo dello scrittore?
Una prospettiva visuale di un giro di palme su Piazza Diaz mi ha folgorata. Il binario dietro la parrocchia più estrema della città mi ha dato un senso di infelicità eterna, molto vicina all’amore supremo.
Quei cubi di cemento e anticorodal delle nostre prostitute (patrimonio dell’umanità locale) mi hanno affascinato riprtandomi ai fuocherelli per strada della mia infanzia sui quali nessuno dei miei parenti voleva darmi una spiegazione. “Chi sono” . L’ho dovuto capire da sola, come per le mestruazioni. Nessuno ti parla, ti dice niente.
Un luogo che sembra essere un altrove estremo e lontano, dove la città finisce o si butta in mare…
E quel parcheggio sul mare a cui le amministrazioni locali hanno voluto nel corso degli anni dare dignità? L’hanno chiamato con un nome simpatico e populista: Pane e Pomodoro, ma rimane un luogo ambiguo. Da paura. Nonostante gli sforzi di abbellimento si sente tutta la tristezza dell’est, del mare, della mala, delle migrazioni.
Lucia, Lara, Fathima, Mimmo e in fine Don Salvo, un residuo di umanità sconfitta, una demolizione della bella facciata, del sociale appunto , che non è casuale, che non è solo immaginazione…
Ho intervistato per mesi preti di strada, ho colto in loro sfiducia, isolamento e malessere. Un certo potere li usa per campagne elettorali come promoter sociali e poi li butta via.
Mi sono immaginata un microcosmo incarognito. Studentesse straniere, badanti, parcheggiatori abusivi condannati ad essere buoni.
Perchè la bontà è una condanna?
Perchè chi è disgraziato deve anche essere buono nell’immaginario collettivo. E anche i trans che c’immaginiamo con la bocca turgida e sculettanti portano la croce (scusate!) della doppia identità e spesso seguono programmi terapeutici dolorosissimi. Esseri pensanti a tutti gli effetti, non per forza caricature di maternità desiderate, reincarnazioni di mammine affettuose o di donnine suadenti.
Luis Malle ne Il Danno faceva dire alla Binoche “Non ti fidare di chi ha subito un danno, sa di poter sopravvivere”.
Non c’è pietà per nessuno, non c’è bonta in questo romanzo, non c’è nemmeno traccia di sarcasmo malinconico, e l’amore che fine ha fatto?
L’Amore è protagonista onnipresente, l’Amore….quello che ti ammazza.
PER SAPERNE DI PIU’
Teresa Petruzzelli, “Storie di sesso e di ringhiera”, Aisara 2010
Teresa Petruzzelli, “Le storie di bimba”, Prgedit 2010
Teresa Petruzzelli, “Bimba e orco”, Lupo 2009
https://sites.google.com/site/teresapetruzzelli/


Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2013-01-05T15:41:37+00:00 da Redazione



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