Macondo

Macondo – la città dei libri


Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ L’Internazionale dell’investigazione ∞
di Piero Ferrante

C’è uno spettro che si aggira per l’Europa, sorvola le foreste boeme, carezza le lande francesi, solca le nevi alpine, supera a bracciate lo stretto della Manica, plana fin sulle strade proletarie e nebbiose della City londinese. È lo spettro dell’Internazionale dell’investigazione, quella composta da Karl Marx e Friedrich Engels. Teoreti della dottrina comunista sì, ma anche inventori-fautori-sostenitori-applicatori del materialismo investigativo, di quella (la dottrina appunto) efficace surrogato, ma con applicazione specifica nel campo della giustizia terrena. Già, perché proprio come la Storia è riassunto di conflitto sociale, anche il presente, quello di fine Ottocento che fa da sfondo a “Marx & Engels investigatori. Il filo rosso del delitto” (esilarante thriller di Dario Piccotti e Alvaro Torchio, edito da Stampa Alternativa), è contrapposizione di gruppi opposti, una pellicola su cui scorrono le vicende di colpevoli ed innocenti, di vittime e carnefici, di giusti e ingiusti.

Sono storie nelle storie, quelle raccontate dai due autori. Intrighi come gomitoli di lana caprina, avvoltolati intorno a matasse più o meno resistenti. Il risultato, sono sei racconti spalmati in 300 pagine da divorare con gli occhi, con la mente e con lo spirito. Spartiti di mistero in cui compaiono veri documenti e tocchi sublimi di fantasia. Ai due economisti toccherà capire, ad esempio, se Michail Bakunin, capo della fazione anarchica mondiale, autoesiliatosi a Londra, sia un assassino oppure semplicemente la vittima di un gigantesco complotto zarista; chi e perché ha in spregio Giuseppe Garibaldi tanto da spingersi a violare il fortino Caprera; cosa si annida dietro l’assassino brutale di un conoscente di Victor Hugo e ancora chi sparge il terrore nel Lumpenproletariat londinese celandosi sotto il nome di Jack the Ripper, chi in Boemia uccide animali con morso da lupo e chi fa strame di operai ad Hannover.

Immersi in scenari (fisici e sociali) alla Dickens, Marx ed Engels avranno dunque a che fare con casi alonati di mistero ed intrisi di verve politica. L’unica che convince i due leader del movimento operaio a non restare impassibili di fronte agli eventi, spingendoli piuttosto verso la loro risoluzione, il più delle volte racchiusa in un passo del Capitale o in uno de “La questione ebraica”. Il risvolto è un unicum appassionante, impreziosito dal divertentissimo B-side delle guest star che popolano i sei minigialli (la tracotanza stracciata di Bakunin, la presunzione di Hugo, l’aura rassicurante e contadina di Garibaldi, oltre alla familiarità scherzosa del ‘Moro’ Marx e del ‘Generale’ Engels). “Il filo rosso del delitto”, in definitiva, assomma lievità ed impegno. Un libro da ombrellone, da parco in primavera stuoia e panino, da notti insonni alla luce dell’abat jour, da camino scoppiettante e divano. Per tutte le stagioni e le situazioni.

Dario Piccotti-Alvaro Torchio, “Marx & Engels investigatori. Il filo rosso del delitto”, Stampa Alternativa 2012
Giudizio: 3.5 / 5 – Lettori di tutti i paesi, unitevi!
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∞ Storia su gomme di viaggio, telapatia e altre follie ∞
di Roberta Paraggio

Min sprizza follia da tutti i pori, la gioia, la lucidità, non ricorda più dove le ha lasciate. Forse le ha annegate insieme a suo padre nel mare di Acapulco, forse le ha sotterrate nel cassone della sabbia in giardino mentre giocava con i bambini. I suoi occhi sono inquietudini vaganti, sgranati come quelli di un gatto alla fine di una galleria, vengono da un buio che nessuno può vedere. È un viaggiatore stanziale dopo il check-in, ha paura di salire a bordo ma ormai ha fatto il biglietto. Ha perso la direzione, ha perso il filo della sua narrazione.

Min aveva un marito di nome Cerkis, un artista che componeva gallerie di foto sfuocate, che è è andato via, come tante altre cose nella sua vita. Sono rimasti i suoi figli, Logan di 15 anni e Thebe di 11, completamente allo sbando. Anche sua sorella Hattie è scappata a Parigi, dopo che per tutta la vita ha cercato di rallegrarla, di decifrare un codice del loro linguaggio che avesse parole di amore e legami innati.

Ma adesso Hattie è tornata, e rimetterà ordine. Qui urge fare una precisazione. Questo non è un melenso romanzo americano, e, zia Hattie è tutt’altro che Julie Andrews nel ruolo della leziosa Mary Poppins, anzi, di problemuccio ne ha qualcuno anche lei, a partire dal fidanzato Marc, che è partito per l’India assicurandole che comunicheranno per via telepatica. “In fuga con la zia” di Miriam Toews, edito da Marcos y Marcos, è un incredibile road book canadese a 4 ruote e 4 velocità. Quella a scartamento ridotto di Min nella clinica psichiatrica, quella incerta di Hattie che carica i ragazzi su un furgone sfasciato per andare alla ricerca di Cherckis, che nell’assolato Joshua Tree National Park si è unito ad un gruppo di anarchici per monitorare gli abusi della polizia frontaliera. Dal Manitoba ai confini con il Messico,l’asse portante che fa ruotare questo bel pezzo di letteratura su gomma, sono Logan e Thebes. Lei ha i capelli viola e incrostati di nonsisachè, è un cucciolo di giraffa che crea buoni regalo e aquiloni giganti, che sforna neologismi e raramente lacrime. Logan è un duro ma non emo, porta il cappuccio della felpa sempre calato sugli occhi, tira a canestro e lancia accette nel giardino dei vicini.
Un romanzo con tante fermate, molti motel tristi, una valanga di parole sovrastate da musica a palla, e, soprattutto un infinito atto d’amore e sorellanza.

Miriam Toews, “In fuga con la zia”, Marcos y Marcos 2011
Giudizio: 4 / 5 – Indimenticabile
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

IL DIARIO DI JANE SOMERS (Doris Lessing, Feltrinelli)
Un bellissimo libro, un viaggio della protagonista attraverso se stessa, attraverso il mondo finora per lei sconosciuto della vecchiata, della privazione economica ma anche affettiva, un certo senso attraverso la vita vera! La protagonista, Jane Somers, detta Janna, è una donna quasi 50enne, brillante, bella, sempre curata ed elegante (anzi, dell’essere curata fa come una missione, nel suo dedicare ogni pomeriggio della domenica a controllare i vestiti, a organizzare le toilette della settimana…), di successo ma fondamentalmente sola. Non ha avuto figli, ha avuto un compagno con cui ha avuto una buona intesa ma che non ha saputo realmente accompagnare durante la malattia e la morte. E così è successo per la mamma, che ha accudito, ma con cui non ha realmente empatizzato durante il periodo della malattia. E ancor meno era presente quando la mamma accudiva la nonna. Sta bene con gli altri, ma non si mette mai completamente in gioco con tutta se stessa, neanche con la collega ed amica del cuore, con cui il rapporto è facile finche condividono ogni aspetto, ma diventa difficile quando l’amica deve compiere scelte che lei non approva, per amore degli altri.

Finchè casualmente incontra Maude, una vecchietta ultraottantenne, povera, con un passato di dolorose esperienze affettive e privazioni materiali, con cui a poco a poco nasce una profonda ma difficile amicizia. Difficile perchè in un certo senso Jane e Maude sono simili, vogliono ricevere amicizia ma hanno difficoltà a riconoscerlo. E mentre Jane si trincera dietro la maschera di colei che aiuta e quindi può cammuffare più facilmente questo bisogno, non è così per Maude che può offrire meno, se non i racconti della sua vita, e ha più bisogno di aiuto materiale. Aiuto che accetta purchè venga intuito, senza chiedere. Come spesso facciamo noi donne, abituate a risolvere i problemi da sole. E quindi nasce uno splendido rapporto di amicizia che è anche un po’ una battaglia, tra le due donne. E attraverso Maude Janna scopre questo mondo per lei sconosciuto della vecchiaia, dei bisogni sia fisici che emotivi delle persone anziane, sole. E rivive il suo rapporto con la madre, con la sorella, con il marito alla luce del nuovo universo emotivo che sta scoprendo.

Un libro che parla di donne. Gli uomini sono quasi completamente assenti, poche figure di sfondo. Delle difficili scelte delle donne, tra lavoro e famiglia, successo e affetti, con la sensazione che tocchi semprealle donne scegliere cosa privilegiare, a cosa dedicare le energie migliori. E non è facile… la stessa Janna non condivide l’amica che lascia il suo lavoro di successo per accompagnare oltre oceano un marito che la tradisce e dei figli adolescenti capricciosi, ma poi si trova a sua volta vittima delle critiche della giovane nipote che la rimprovera di trascurarsi e trascurare il suo amato lavoro per assistere Maude.
Un libro insomma che parla a noi stessi/e e di noi stessi/e, che ci fa riscoprire il valore della fagilità, delle emozioni, che ci fa vedere con altri occhi il nostro rapporto con gli altri, quel delicato equilibrio fra dare e ricevere.
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CONSIGLIATI DA STATO E DALLA LIBRERIA STILE LIBERO
MACONDO TV IX PUNTATA



LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILE LIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Charles Bukowsky, “Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze”, Feltrinelli 2012
1. Elmore Leonard,“Gibuti”, Einaudi 2012
3. Stefan Merrill Block, “La tempesta alla porta”, Neri Pozza 2010
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IL RITORNO SULLA MONTAGNA DEGLI EROI. SUPERGA, 4 MAGGIO 1949/2012

(“Soltanto il cielo li dominò” Documentario sul Grande Torino, Rai Tv)

PER SAPERNE DI PIU’
AA.VV., “Eterna leggenda. Storie e memorie Granata dalle collezioni del Museo Grande Torino”, Editore Anniversary Books 2010
Franco Ossola-Paolo Fizzarotti-Emilio Grasso, “Grande Torino. La storia a fumetti”, Galata 2009
Sergio Barbero, “Gli invincibili. Storia del grande Torino”, Graphot 2008
Leoncarlo Settimelli, “L’allenatore errante. Storia dell’uomo che fece vincere cinque scudetti al Grande Torino”, Zona 2006
Loretto Rafanelli, “Le voci del Filadelfia. Il grande Torino”, I Quaderni del Battello Ebbro 2005
Franco Ossola, “Grande Torino per sempre!”, Il Punto 1998

[In collaborazione con la Libreria StileLibero di Foggia]
Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2012-05-05T01:48:51+00:00 da Redazione



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