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Monte Sant’Angelo, turismo: a proposito di condivisione e partecipazione


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Monte Sant’Angelo – “VOGLIAMO condividere un percorso in cui, da oggi,ogni cittadino deve sentirsi parte in causa quando si affrontano tematiche legate a politiche sul turismo, accoglienza e promozione del territorio. Sarà un impegno di tutti, ascolteremo le esigenze degli operatori e presenteremo i progetti in cantiere”. Queste le parole del neo assessore al turismo Michele Ferosi in occasione del lancio di quattro incontri pubblici fissati con operatori e società civile a partire dallo scorso lunedì 28 aprile e che avrebbero dovuto rappresentare il seguito del forum sul turismo tenutosi con il team di Joseph Ejarque (guru dell’Agenzia del Turismo di Manfredonia, ndGdF).

Si, avrebbero.

Perché misteriosamente, il primo dei quattro incontri non si è svolto. Senza alcuna spiegazione pubblica. Provando a sentire alcuni operatori del settore recettivo (ai quali si rivolgeva l’incontro) scopriamo che molti di essi non erano stati neppure invitati.

Un esordio col botto solo nelle intenzioni, sembrerebbe, quello dell’assessore! Alla faccia della pubblicità e della partecipazione!
Innanzitutto la cittadinanza, per l’ennesima volta, resta all’oscuro delle manovre di palazzo che ultimamente impazzano all’interno della giunta Di Iasio.

Ma procediamo con ordine: il tourbillon di deleghe tra assessori di maggioranza che hanno riguardato Ferosi, Mazzamurro e Totaro e i relativi rimpasti sono passate quasi in sordina, privi di qualsiasi pubblica spiegazione. Nulla sul sito comunale (ancora sprovvisto di versioni in altre lingue), nessuna dichiarazione ufficiale, niente di niente. Sta di fatto che a maggio inoltrato la città si ritrova con un nuovo assessore al turismo (a proposito, ma l’ex assessore Mazzamurro ora in forza all’ambiente non godeva della fiducia incondizionata della coalizione di maggioranza?) e con una discussione sulle politiche turistiche avviata con inspiegabile ritardo e con la consueta approssimazione.

Qualcuno vorrebbe spiegare alla comunità cosa sta accadendo? Perché al fatto che l’azione amministrativa scorre liscia come l’olio ormai non crede più nessuno. Alla vigilia di una riunione dei capo gruppi che si preannuncia come la resa dei conti finale sulle ingerenze interne alla giunta e che parte dell’opposizione ha deciso di disertare, restano forti i dubbi sulla tenuta della maggioranza.

Molte e sempre più insistenti le voci su una prossima dichiarazione di indipendenza da parte del consigliere di maggioranza Damiano Totaro in rotta di collisione (si dice) con l’assessore non eletto Mazzamurro.
Ma ancora nulla di ufficiale, come se la cosa riguardasse solo i diretti interessati. Al di là del primo incontro sul turismo, l’iscrizione alla rete dei siti nazionali sensibili al tema della bonifica, della MS’A Card, dei soli 7.000 euro stanziati in bilancio per il settore ed un intricatissimo progetto per la diffusione di alberghi diffusi nel centro storico presentato in inverno e di cui non si conoscono eventuali sviluppi, cosa si intende fare realmente?

Quali i progetti tanto decantati? Ed ancora, questi fantomatici progetti in cantiere sono a firma Mazzamurro o Ferosi? Quando si intendono presentarli e soprattutto per quale stagione? Ciò che pare certo è che i problemi reali di Monte Sant’Angelo legati ad accoglienza e recettività restano gli stessi, anzi si accentuano.

Restano i nodi critici delle attività che negli anni si sono concentrate indiscriminatamente in Via Castello e Reale Basilica e ora in forte sofferenza. Un centro informazioni turistiche ad oggi ancora chiuso ed in perenne balia di bandi, graduatorie, ammessi ed esclusi. La concentrazione selvaggia e la concessione a pioggia di licenze commerciali indifferenziate tra il castello e la Basilica, oltre al caos dei periodi di grossa affluenza turistica, ha generato poco altro.

Tante le attività già chiuse, molte quelle in vendita, altrettante risultano in forte difficoltà. Lo stesso vale per i bar che ormai superano la trentina. Ha senso dispensare licenze senza un’adeguata programmazione, senza un’accurata riflessione? Certo non si può limitare l’attività d’impresa ma una buona amministrazione dovrebbe tener conto anche dei rischi. Far aprire indiscriminatamente attività tutte uguali finisce per innescare dinamiche negative e di infruttuosa competizione. Una sorta di guerra tra poveri senza prospettive di crescita ne di stabilità.

Un centro storico sempre più abbandonato a se stesso dove il tanto decantato regolamento per la buffer zone relativo al decoro urbano ed annessi vincoli, diviene mera carta straccia. “Il regolamento e vigente e rispettato”, si affannava a ribadire l’ex assessore Mazzamurro. “Il problema restano i controlli”, scaricando le responsabilità sugli organi di controllo preposti che in italiano dovrebbe tradursi in vigili urbani.

Voleva dire questo? E se si perché non lo ha mai fatto apertamente? Dalle porte in anticorodal degli anni ’80 ne è passato del tempo ma le cose purtroppo per il rione Junno non sembrano affatto migliorate, anzi: antenne paraboliche ad altezza d’uomo, condizionatori goffamente istallati sui tetti, ciminiere manomesse, ricostruite o ridipinte a tinte improbabili. Nessuna nuova attività avviata (quelle aperte sono state chiuse fatta eccezione per qualche storico pioniere), nessun intervento strutturale, degrado. Quello si.
Ognuno fa un po’ come gli pare incurante dei regolamenti o semplicemente incoraggiato da un’impunità diffusa o quanto meno disomogenea. Per non parlare di una segnaletica turistica inadeguata ed in molti casi obsoleta.

Molte zone limitrofe al centro abitato, nonché porte d’ingresso per i visitatori, appaiono da anni come discariche a cielo aperto. L’inagibilità e lo stato di precarietà in cui vertono musei e monumenti fanno il resto. Certo, per questi ultimi sono stati annunciati e previsti fondi europei e progetti di recupero e riqualificazione che tuttavia risultano ancora troppo poco chiari e in alcuni casi non del tutto a+
adeguati.

Se si parla di accoglienza ed ospitalità bisognerebbe rivolgersi alle centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno onorano Monte Sant’Angelo con la loro presenza (seppur ancora troppo mordi e fuggi ) dotandosi di una valida e sistemica offerta e non solo alle personalità più o meno famose intercettate durante visite private e puntualmente omaggiate con statuetta commemorativa.

La promozione del territorio è attività da svolgere durante tutto l’anno e mirata alla destagionalizzazione ed alla diversificazione dell’offerta.
Nessuna iniziativa relativa alla stagione delle orchidee spontanee, per le quali da due mesi continuano a giungere stranieri da tutt’Europa, spaesati e disorientati in un’imperdonabile incuranza.

Anche quando opportunità provenienti dal mondo del cinema (leggi: riprese del film dei noti comici Pio ed Amedeo) si affacciano speranzose, non si riesce neppure a ”pretendere” l’adeguata visibilità per le locations e dunque per la città tutta. Fa sorridere il dato riguardante i passaggi televisivi di promozione turistica ed eno-gastronomica relativi alla città micaelica: numericamente, le iniziative promosse dalle amministrazioni negli ultimi cinque anni risultano di gran lunga inferiori alle presenze in video di un noto ristoratore locale che oltre a dar lustro alla propria attività, di riflesso ne rende anche alla città stessa.

Così, giusto per una riflessione.

(A cura di Antonio Gabriele – antonio.g76@libero.it)

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Monte Sant’Angelo, turismo: a proposito di condivisione e partecipazione ultima modifica: 2014-05-05T16:45:37+00:00 da Antonio Gabriele



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