Messe nere, riti simil-satanici e feste da sballo, il lato oscuro, la verità occulta di una città che coltiva dottrine spirituali segrete in feste psichedeliche a base di allucinogeni, arredi sacri, fotoceramiche del caro estinto (vanno molto immagini in bianco e nero di religiosi e bambini) rubati nei cimiteri e infine ostie sconsacrate caramellate allo spritz.
Il male non ha le corna, non indossa la maschera di Belzebù ma ha la forma di una capsula di Lsd o di una molecola sintetica di ketamina, allucinogeni che causano profonde distorsioni del modo di percepire la realtà e che generano mostri con tuniche nere, cappucci e teste di animali in cartapesta.
Gli adoratori del male partecipano a liturgie da sballo, festini a base di droghe dissociate che distorcono la percezione della vista e dei suoni e producono sensazioni di distacco – dissociazione – fra l’ambiente e se stessi.
Gli adoratori del male vedono immagini, sentono suoni e percepiscono sensazioni che sembrano reali, sebbene non esistano.
Le cronache giudiziarie e le inchieste baresi sul satanismo si concentrano prevalentemente sul cosiddetto «satanismo acido» ovvero piccole comitive che usano riti esoterici come pretesto per consumare reati di droga, abusi, circonvenzione, piuttosto che su sette organizzate.
L’occultismo alla barese appartiene soprattutto alla categoria del «satanismo dei ragazzi» (o «acido» appunto) fatto di piccoli gruppi di giovani che celebrano riti simil-demoniaci, condividono luoghi, abbigliamento, simboli, gesti, musica e, soprattutto, sostanze stupefacenti.
Un diversivo per ammazzare il tempo e la noia, per uscire dai canoni del divertimento da movida, in specie nel fine settimane. Non solo un modo per godersi lo sballo (per lo più sintetico) ma anche un atto di ribellione alle convenzioni sociali e religiose.
Spesso sotto l’effetto di alcool e droghe i sedicenti satanisti «acidi» commettono gesti dissacratori, cerimonie distruttive in cui vengono prese di mira beni pubblici e privati per danneggiare, imbrattare, distruggere utilizzando come cornice iconografie demoniache.
Si tratta di esercizi di violenza gratuita e irragionevole tra ritualità e piccoli crimini con contaminazioni pseudo spirituali. Un minestrone blasfemo che riprende e fa il verso a esorcismi, raduni notturni di streghe e demoni, ma che non coincidono affatto con il fenomeno storico-culturale del satanismo vero e proprio.
A Bari (e in Puglia) il fenomeno del culto del male e delle messe nere è emerso periodicamente attraverso cronache locali, indagini giudiziarie e leggende metropolitane. Le autorità e i sociologi distinguono nettamente tra gruppi strutturati e il già citato satanismo giovanile, caratterizzato, lo ripetiamo, da atti vandalici o profanazioni estemporanee.
Tra i casi documentati la profanazioni avvenuta al cimitero di Bari nel lontano luglio 2012, approfondito dalla Procura con un’inchiesta a seguito del ritrovamento di gatti mutilati nel cimitero monumentale. Gli inquirenti valutarono l’ipotesi di attività legate a una setta dedita alla magia nera.
Più volte le diocesi pugliesi hanno lanciato allarmi per la sottrazione di ostie consacrate e oggetti sacri dalle parrocchie. Questo genere di furti sacrileghi è storicamente associato alla preparazione di messe nere o rituali blasfemi privati.
Secondo i report del Ministero dell’Interno e del CeSNuR (Centro Studi Nuove Religioni), la maggior parte degli episodi registrati in Italia meridionale rientra nel satanismo acido. Un fenomeno che coinvolge anche adolescenti (dai 14 ai 25 anni), riuniti in piccole cellule isolate prive di una struttura organizzata. I reati consumati da queste confraternite comprendono il vandalismo contro cimiteri e chiese e profanazioni, piccole torture di animali.
Le forze dell’ordine monitorano attentamente questi episodi che spesso sfociano in reati di vilipendio. Obiettivi tipici dei furti classificati come (potenzialmente) «satanici» sono le ostie consacrate trafugate dai tabernacoli per essere utilizzate in presunte messe nere o messe di profanazione. Poi i crocifissi, i candelabri le e statue che vengono poi rivenduti nel mercato nero dell’antiquariato. I cimiteri diventano spesso teatro di atti di vandalismo sulle tombe che possono comportare il furto di oggetti personali, poi utilizzati durante le cerimonie.
A cura di Luca Natile su lagazzettadelmezzogiorno.it.



