Provo a restare sereno ma, dati caso e risposta, è difficile non provare amarezza. Come documentato, seguo da tempo il caso di una bimba di San Ferdinando di Puglia, nella BAT. La situazione sanitaria che la riguarda è critica. Ribadisco: critica.
Da anni, maggiormente negli ultimi mesi, i genitori chiedono sostegno per intraprendere un percorso sanitario di alto livello per la figlia. Non chiedono soldi, ma ascolto, attenzione e supporto.
«Ho avuto una chiamata dal Gaslini di Genova per parlare con loro. Speriamo bene», ci dice la mamma di Francesca, la signora Rossella, da sempre presente a sostegno della figlia insieme al marito Gaetano. «Chiediamo di rafforzare le visite e di essere guidati nel percorso della bambina, con tutte le strutture coinvolte, affinché venga stabilita la priorità per il suo benessere».
Per il caso, ho contattato nel tempo diversi politici: amministratori, consiglieri, esponenti di partito, candidati, eletti. Ho cercato interlocutori tra coloro che quotidianamente occupano spazi, presentandosi come “punti di riferimento” per la comunità. Gli stessi che commentano sempre, che non mancano a eventi, inaugurazioni, convegni, brindisi e iniziative spesso accompagnate da una comunicazione incessante.
Qual è stato il risultato? Fatta eccezione per la collega
#Evelyn di Fuori dal Coro (Rete 4) e per l’iniziale interesse di una consigliera regionale — che ha consentito l’apertura di un tavolo di confronto tra le parti, in particolare nell’ambito sanitario — ho riscontrato soprattutto silenzio. Un silenzio che, dal mio punto di vista, lascia aperti molti interrogativi.
Al netto di chi sa di aver fatto qualcosa — pochi casi — a cosa serve un politico per la crescita del tessuto sociale, economico, sanitario, di una comunità? Ve lo siete mai chiesto? A cosa servono realmente? Tralasciando l’operato dei dirigenti e di quanti sono quotidianamente impegnati nell’elaborazione di atti e provvedimenti per gli enti.
Anche il giornalismo, in generale, rischia talvolta di apparire inutile. Tuttavia, quando il giornalista svolge con determinazione la propria funzione, può contribuire ad accendere i riflettori su situazioni che altrimenti resterebbero invisibili.
Resta l’amarezza nel constatare come, di fronte a una bambina che necessita di sostegno e interesse, le risposte siano scarse. Semplicemente: menefreghismo, nonostante l’urgenza della sua condizione di salute.
A molti continuerà a non interessare, perché una figura politica potrebbe sempre servire. Ma provate a immaginare, per un attimo, se si stesse parlando della salute di vostro figlio o di vostra figlia.
Mi torna in mente il finale di “Bianco, Rosso e Verdone”, con l’emigrato dalla Germania, Pasquale Ametrano, che torna in Basilicata per votare: una delle rappresentazioni più efficaci del rapporto tra cittadini e istituzioni. Un’immagine che sintetizza perfettamente la riflessione che questa vicenda mi lascia.
Continueremo a seguire il caso della piccola Francesca. Continuerò a seguirlo personalmente. Perché, al di là delle appartenenze politiche, delle dichiarazioni, delle passerelle pubbliche, degli interventi per fini privati, dei progetti, degli appalti, dei ritorni economici, dei proclami e delle candidature, resta una bambina che ha bisogno di aiuto, vicinanza e amore.
Ormai è risaputo che, chi fa politica può ascoltare e avvicinare i suoi cittadini, sino a qualche settimana prima delle votazioni.
Il giorno dopo diventano sordo -muti, per pensare ai propri interessi e quelli di CASA NOSTRA.