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LUCA ATTANASIO Caso Attanasio, la Procura di Roma chiede l’archiviazione del secondo filone

Alla base della richiesta ci sarebbero soprattutto la mancata collaborazione delle autorità congolesi e la ritrattazione delle confessioni rese dai sei cittadini congolesi

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
5 Settembre 2026
Focus e Inchieste // Inchieste Foggia //

La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del secondo filone d’indagine sulla morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo. Alla base della richiesta ci sarebbero soprattutto la mancata collaborazione delle autorità congolesi e la ritrattazione delle confessioni rese dai sei cittadini congolesi condannati all’ergastolo in primo grado a Kinshasa.

Il procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco e aperto contro ignoti, era nato con l’obiettivo di fare luce sul coinvolgimento dei sei uomini che, inizialmente, avevano ammesso davanti alla giustizia congolese di aver partecipato all’agguato. I sei erano poi stati condannati all’ergastolo.

Gli stessi soggetti sono stati successivamente ascoltati dai Carabinieri del Ros nel corso di tre missioni investigative in Congo, alla presenza di un legale e nel rispetto delle procedure previste dalla legge italiana. Durante gli interrogatori, però, hanno ritrattato le precedenti confessioni, sostenendo che fossero state ottenute attraverso la violenza.

La ritrattazione e l’assenza di elementi ulteriori hanno di fatto impedito agli investigatori italiani di sviluppare ulteriormente questa pista.

La decisione della moglie di Attanasio

La moglie dell’ambasciatore, Zakia Seddiki, ha fatto sapere che non presenterà opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

“Le indagini svolte non hanno consentito di acquisire elementi di prova idonei a confermare, secondo gli standard probatori richiesti dall’ordinamento processuale italiano, la responsabilità dei soggetti che sono stati condannati in Congo”, ha spiegato Seddiki, precisando che non chiederà ulteriori indagini.

La donna ha poi ricordato il dolore personale seguito alla perdita del marito:

“Lo strazio per la perdita di Luca è irrimediabile e mi accompagnerà tutta la vita ed è costante il dolore per il fatto che le mie adorate figlie stiano crescendo senza il loro straordinario papà”.

L’agguato e il tentativo di rapimento

Attanasio e Iacovacci furono uccisi mentre viaggiavano a bordo di un convoglio nella Repubblica Democratica del Congo, durante quello che, secondo la ricostruzione, sarebbe stato un tentativo di rapimento.

Il gruppo armato avrebbe bloccato i mezzi chiedendo circa 50 mila dollari per consentire loro di proseguire. La somma non era però nella disponibilità delle persone presenti sul convoglio. Da quel momento la situazione sarebbe precipitata, fino alla morte dell’ambasciatore e del carabiniere.

La pista della miniera

Nel corso delle indagini sono stati esaminati anche elementi emersi da inchieste giornalistiche e approfondimenti condotti dai legali dei familiari di Attanasio.

Tra le ipotesi valutate dagli investigatori c’era anche quella relativa a una miniera gestita da una società russa. Lo spunto era contenuto nella trascrizione di una conversazione tra un fiduciario dei familiari in Congo e un’altra persona.

Secondo quanto riferito nella conversazione, l’agguato sarebbe avvenuto nelle vicinanze di una miniera di pirocloro-niobio nell’area compresa tra Rutshuru e Lueshe, verso la quale sarebbero stati diretti i mezzi coinvolti nell’attacco.

Gli investigatori hanno preso in considerazione la possibile connessione tra i due elementi, ma anche in questo caso l’assenza di collaborazione da parte delle autorità congolesi non ha consentito di effettuare ulteriori verifiche.

Il procedimento principale

Resta distinto il procedimento principale relativo alla vicenda. In quel filone i pubblici ministeri avevano chiesto il rinvio a giudizio di Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza, due dipendenti del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, accusati di omicidio colposo.

Il 13 febbraio 2024, tuttavia, il gup di Roma aveva disposto il non luogo a procedere nei loro confronti, riconoscendo a entrambi l’immunità diplomatica.

Lo riporta ansa.it.

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