La sigaretta tradizionale perde terreno tra i giovani, ma e-cig, tabacco riscaldato e nuovi prodotti stanno modificando il modo in cui viene consumata nicotina. Persino il linguaggio della prevenzione sta cambiando. E la Puglia offre un caso interessante da osservare.
di Antonio Pio Piazzolla
Un ragazzo che non accende una sigaretta ma utilizza una sigaretta elettronica è un fumatore? E uno che alterna sigarette tradizionali, vaping e tabacco riscaldato? Questo genere di domande sembrano di stampo linguistico ma in realtà raccontano uno dei cambiamenti più interessanti avvenuti negli ultimi anni nel rapporto tra giovani, tabacco e nicotina.
Per decenni osservare l’andamento del fumo significava soprattutto contare le sigarette e le persone che le fumavano. Oggetti come il pacchetto e l’accendino erano i simboli facilmente abbinabili e riconoscibili del mercato della nicotina. Oggi però quei simboli stanno cambiando segnando una trasformazione radicale.
La sigaretta crolla, il consumo di nicotina molto meno
Il cambiamento ha avuto inizio tra i giovani adulti di 18-24 anni, fascia d’età che ha visto l’uso esclusivo di sigarette tradizionali calare dal 34% del 2008 al 14% del 2025, secondo i dati del sistema di sorveglianza PASSI riportati dall’Istituto Superiore di Sanità in occasione della Giornata mondiale senza tabacco 2026.
Si tratta dunque di venti punti percentuali in circa diciassette anni. Se però, nello stesso arco temporale consideriamo non solo le sigarette tradizionali ma anche quelle elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato allora ecco che la diminuzione è molto più contenuta: si passa dal 34% al 31%.
Il dato che emerge racconta di una generazione nella quale la sigaretta tradizionale ha perso moltissimo terreno ma l’uso complessivo dei prodotti contenenti nicotina considerati dall’ISS non è diminuito con la stessa velocità. Chiaramente, lo sottolineiamo, questo non significa affatto che sigarette, e-cig e tabacco riscaldato siano equivalenti o che abbiano lo stesso profilo di rischio: sono prodotti differenti e sarebbe scientificamente scorretto considerarli intercambiabili. E dunque la Gen Z sta abbandonando la sigaretta tradizionale molto più rapidamente di quanto diminuisca l’uso complessivo dei prodotti attraverso cui può essere assunta nicotina.
Che cos’è oggi un “fumatore”?
Guardando alle fasce ancora più giovani, il panorama diventa ancora più articolato: due indagini realizzate nei primi mesi del 2026 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità su oltre 12 mila studenti mostrano che nell’ultimo mese ha utilizzato prodotti contenenti tabacco e/o nicotina il 5,9% degli 11-13enni, circa 93 mila ragazzi e ragazze, e il 37,1% dei 14-17enni, circa 850 mila adolescenti. In entrambe le fasce d’età il prodotto maggiormente utilizzato è la sigaretta elettronica: 5,2% tra gli 11-13enni e 30,8% tra i 14-17enni. Ma forse il numero che racconta meglio quanto sia cambiato il panorama è un altro. Tra gli 11-13enni che utilizzano questi prodotti, più di uno su due, e cioè il 51,4%, ne consuma più di uno. Si tratta del fenomeno del policonsumo che vede sigarette, vaping e tabacco riscaldato entrare in contemporanea nelle abitudini della stessa persona, oppure alternandosi in momenti differenti.
La semplice domanda “Fumi?” rischia allora di raccontare meno di quanto raccontasse vent’anni fa: questo cambiamento nelle abitudini della società ci portano a formulare altre domande maggiormente informative come “Che cosa utilizzi?”, “Quanto spesso?”, “Quale prodotto usi?”. Alla pari del mercato, che ha cambiato così il vocabolario, ha dovuto adattarsi anche la medicina, l’informazione scientifica e l’attività di prevenzione, dal momento che il consumo di nicotina è mutato trovando altri mezzi oltre la sua forma tradizionale. Le precedenti linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità erano dedicate alla cessazione dell’abitudine al fumo mentre quelle attuali parlano invece di trattamento della dipendenza da tabacco e da nicotina, nata anche dalla necessità dichiarata dall’ISS di considerare la dipendenza da nicotina indipendentemente dal modo in cui viene assunta, includendo sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e altri prodotti emergenti.
Consumare nicotina oggi non significa necessariamente fumare
Le nicotine pouches portano questa trasformazione un passo più avanti: per chi non le conoscesse si tratta di piccoli sacchetti contenenti nicotina che vengono posizionati tra gengiva e labbro; non si accendono, non producono fumo e non richiedono inalazione. Nel 2026 il 9,1% dei ragazzi italiani tra 14 e 17 anni dichiara di averle provate almeno una volta nella vita; erano l’8,2% nel 2025 e il 3,8% nel 2024. L’utilizzo negli ultimi trenta giorni, misurato dall’ISS per la prima volta quest’anno, riguarda il 3,3% degli studenti.
Nel maggio 2026 anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il suo primo rapporto globale specificamente dedicato alle nicotine pouches. L’OMS richiama l’attenzione su aromi, confezioni discrete, marketing sui social e altre strategie capaci di aumentarne l’attrattiva presso adolescenti e giovani adulti. Le pouches rendono evidente una trasformazione culturale prima ancora che epidemiologica. E qui deriva un’altra osservazione interessante: mentre per riconoscere una sigaretta basta guardarla, quanto è immediato oggi percepire come consumo di nicotina un gesto nel quale non esistono né sigaretta né fumo?
La Puglia come caso di studio
La trasformazione può essere osservata anche restringendo l’inquadratura; per esempio in Puglia, secondo l’indagine HBSC 2022, il 27,1% dei quindicenni dichiarava di aver fumato sigarette almeno un giorno negli ultimi trenta. Nel 2018 era il 31,9%. Anche qui, quindi, la sigaretta tradizionale mostra un arretramento. Nella stessa rilevazione, però, il 21,1% dei quindicenni pugliesi dichiarava di aver utilizzato la sigaretta elettronica.
Sarebbe sbagliato sottrarre una percentuale dall’altra e concludere che chi non fuma più sigarette sia passato al vaping. I dati non consentono di ricostruire in questo modo i percorsi individuali e i consumi possono sovrapporsi. Mostrano però qualcosa di diverso: per descrivere i comportamenti di una popolazione adolescente regionale non basta più osservare un solo prodotto. C’è inoltre un altro dato di genere che merita attenzione: nel 2022, tra i quindicenni pugliesi, il fumo quotidiano di sigarette risultava quasi doppio tra le ragazze: 10,5%, contro il 5,5% dei ragazzi. La Puglia diventa così un caso concreto attraverso cui osservare una trasformazione nazionale: mentre la sigaretta tradizionale perde centralità, intorno ad essa cresce un ecosistema di prodotti e comportamenti che rende meno immediata persino la distinzione tra chi “fuma” e chi non fuma.
Meno sigarette resta comunque una buona notizia
Il rischio, davanti a questi numeri, sarebbe però commettere l’errore opposto: considerare irrilevante il declino della sigaretta tradizionale mentre invece non lo è. La diminuzione del consumo di sigarette resta una buona notizia e i prodotti che stanno occupando il nuovo panorama non devono essere artificialmente messi sullo stesso piano. Le sigarette tradizionali bruciano tabacco mentre le sigarette elettroniche producono un aerosol attraverso il riscaldamento di un liquido; i prodotti a tabacco riscaldato contengono tabacco. Sono modalità differenti di esposizione, con caratteristiche e profili di rischio che non possono essere considerati equivalenti.
Naturalmente, a prescindere dalle modalità di consumo, è bene ricordare che la nicotina è una sostanza capace di indurre dipendenza e il suo consumo in adolescenza rappresenta un tema di particolare attenzione per la salute pubblica. Fare prevenzione significa allora anche cambiare domanda e chiedersi non solo quanti giovani fumano ma anche quanti utilizzano nicotina, attraverso quali prodotti, con quale frequenza e quanti di loro, non accendendo una sigaretta, non si considererebbero nemmeno fumatori.



