Giorgia Meloni ha scelto Bari per celebrare il record di longevità del suo governo, trasformando l’appuntamento in un primo vero rilancio politico in vista della lunga stagione elettorale. Un intervento che ha avuto il sapore di un bilancio del lavoro svolto, ma anche di una dichiarazione d’intenti per i prossimi mesi. Tra gli annunci, la conferma dell’obiettivo di estendere la Zes a tutto il territorio nazionale.
Dal palco sul porto di Bari, la presidente del Consiglio ha parlato per circa un’ora, alternando la rivendicazione dei risultati ottenuti agli attacchi contro gli avversari politici e a nuovi impegni sul fronte interno.
“Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso”.
Meloni ha puntato il dito contro la “sinistra che usa l’antifascismo come arma di distrazione massa”, criticando inoltre alcune decisioni della magistratura sul tema della sicurezza, con riferimento anche al caso seguito dal gip di Torino relativo alla violenza ai danni di una tredicenne.
I migranti, la sicurezza e il confronto con la sinistra
Nessun riferimento diretto a Roberto Vannacci, ma la premier ha affrontato alcuni dei temi più presenti nel dibattito della destra. Sul fronte dell’immigrazione ha rivendicato il ruolo assunto dall’Italia in Europa:
“Prima in Ue ci chiamavano estremisti, ora ci copiano”.
Meloni ha inoltre ribadito l’impegno contro la “propaganda fondamentalista” e ha dedicato un passaggio alla violenza contro le donne, ricordando Lorena Isceri.
“Nel femminicidio c’è un’aggravante: si uccide una donna perché osa essere libera, non è cristiano”.
A Bari sono arrivati militanti e sostenitori da diverse regioni italiane. Secondo gli organizzatori, circa 10mila persone hanno partecipato all’appuntamento, caratterizzato dallo slogan “Io c’ero” riportato sui pass distribuiti ai presenti.
Sul palco, prima dell’intervento della premier, Maurizio Lupi ha parlato di “vittoria di democrazia” sul tema delle preferenze. Matteo Salvini, collegato in video, ha ricordato Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, definendoli “due giganti del centrodestra che festeggiano da lassù il record del governo”. Antonio Tajani ha invece assicurato che “non esiste un’alternativa al governo di centrodestra”.
“Mettetevi comodi”
Con il calare del tramonto sul porto di Bari, Meloni ha assunto un tono sempre più combattivo, marcando la distanza tra la maggioranza e le opposizioni.
“Alla nostra classe dirigente dico che dobbiamo fare più e meglio, ma a chi intende ostacolarci dico ‘mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare'”.
La presidente del Consiglio ha descritto il centrodestra come una coalizione “insieme per costruire idee”, contrapposta agli avversari “uniti solo per battere noi”. La prospettiva indicata è quella di “un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno”.
Meloni ha poi difeso la riforma elettorale e il principio della stabilità degli esecutivi:
“Chiunque vince ha i numeri per governare 5 anni, niente ribaltoni o governi di palazzo come vorrebbe il Pd anche questa volta, niente compromessi ma governi scelti dai cittadini”.
Tra le rivendicazioni anche la gestione dei conti pubblici, mantenuti, secondo la premier, “in ordine perché siamo patrioti”. Un momento più personale è arrivato quando ha interrotto per qualche secondo il discorso per rispondere a una telefonata:
“Scusate, era mia figlia, ha chiamato tre volte”.
La stabilità come principale risultato
Il tema centrale dell’intervento è stato quello della stabilità politica, indicata come uno dei principali risultati raggiunti dall’esecutivo in quasi quattro anni segnati da crisi internazionali ed emergenze interne.
La stabilità, ha sottolineato Meloni, “non è stata un vezzo ma uno scudo” e rappresenta “la prima grande riforma”.
Nel discorso non sono invece comparsi riferimenti al referendum sulla giustizia perso dal governo né al premierato. Non è stata citata neppure l’Ucraina, mentre il tema delle spese per la difesa è stato affrontato sottolineando il rapporto tra sicurezza e libertà.
“So che ha un costo dirlo ma sono un politico serio, non possiamo permetterci di lasciare la nostra nazione esposta: la sicurezza è la precondizione perché la libertà esista”.
Meloni ha ricevuto le congratulazioni di diversi leader internazionali, tra cui il primo ministro indiano Narendra Modi e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Non sono invece stati comunicati messaggi provenienti da Washington.
La premier ha inoltre deciso di non partecipare all’Assemblea generale dell’Onu a New York, in programma nelle prossime settimane, dove l’Italia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Carburanti, petrolio ed ex Ilva: la sfida sui dossier interni
Il focus dell’attività di governo è sempre più concentrato sui dossier nazionali e sulle visite della presidente del Consiglio sul territorio. Venerdì 11 settembre Meloni sarà a Vercelli per il Festival internazionale del Riso.
Tra le questioni più urgenti c’è il caro carburanti. La premier ha confermato che non sono previsti nuovi tagli generalizzati alle accise, annunciando invece interventi mirati.
“Altri provvedimenti sono in arrivo, ma questa volta mirati: non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia”.
Meloni ha poi rilanciato la possibilità di aumentare la quota di petrolio estraibile nei mari italiani, legando il tema alla necessità di ridurre la dipendenza dalle importazioni.
“Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”.
Nel suo intervento a Bari non è mancato un riferimento all’ex Ilva, uno dei dossier più delicati per la Puglia:
“Tuteliamo la salute ma anche il patrimonio industriale”.
Infine, la sicurezza, altro tema centrale del discorso:
“So che da noi ci si aspetta di più ma ripeto che tutta la catena deve funzionare”.
Lo riporta ansa.it.



