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Verbania: chiuso il “franchising del sesso”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
5 Ottobre 2012
Regione-Territorio //

Verbania, chiuso centro benessere (st)
Verbania – GESTIVANO centri estetici nei quali i clienti in realtà trovavano sesso a pagamento, ma la loro fiorente attività è stata interrotta dagli uomini della Squadra mobile di Verbania. Questa mattina gli agenti hanno arrestato sette membri dell’organizzazione, tutti di nazionalità cinese, con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione e per aver costituito e diretto case di prostituzione. Altre tre persone sono ricercate e venti quelle indagate. La Polizia ha inoltre sequestrato cinque centri massaggi estetici situati, oltre che a Verbania, anche a Gravellona Toce e Domodossola.

L’operazione “Viverna“, dal nome del drago cinese rappresentato nell’araldica medievale, ha inoltre accertato uno stretto collegamento con altri centri presenti in Italia, tutti uguali tra loro: stessi arredi, materassi, asciugamani, vasche da bagno e lenzuola. Anche le ragazze erano le stesse, che si alternavano nei vari centri per garantire ai clienti un’offerta differenziata. Insomma un vero e proprio franchising del sesso. L’indagine ha preso spunto nel dicembre scorso, in seguito a una denuncia per rapina presentata da una cinese titolare di uno dei centri estetici incriminati.

Gli investigatori hanno scoperto il rapinatore, risultato essere un fruitore assiduo dei particolari “servizi” offerti dal centro estetico. L’indagine è chiaramente proseguita indirizzandosi sull’attività di prostituzione. Gli agenti hanno installato diverse telecamere all’interno del centro, documentando così l’attività delle ragazze e le condizioni in cui questa veniva esercitata. Le condizioni igienico-sanitarie erano a dir poco precarie, le prestazioni si svolgevano tutte sullo stesso lettino, coperto solo da un foglio di carta; gli asciugamani non venivano mai cambiati e nelle stesse stanze le “operatrici” consumavano anche i loro pasti.

La clientela era costituita da molti professionisti, imprenditori e commercianti della zona, e il giro d’affari era notevole: ogni prostituta portava infatti nelle casse dell’organizzazione oltre 15mila euro al mese. Gli investigatori stanno svolgendo ulteriori indagini sugli aspetti relativi all’evasione fiscale e al riciclaggio dei capitali.

Redazione Stato@riproduzioneriservata

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