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“Servi” (Rovelli): le opere di un popolo che per molti rimarrà ignoto

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
5 Novembre 2009
Cultura //

servi-marcorovelliCerignola – ANCHE le campagne del foggiano e il centro cerignolano nel nuovo libro di Marco Rovelli ‘Servi’, autore già cantante con i Les Anarchistes e poi solista con l’album Libertaria, un volume che esce nelle librerie italiane dopo l”analisi sui Centri di permanenza temporanea dello Stivale  (‘Lager Italiani’, Rizzoli, 2006), ma anche dopo l’indagine sociologica, ed analitica, sulle morti cosiddette bianche (‘Lavorare uccide’, Rizzoli, 2008), quelle in primis nei cantieri italiani. Con ‘Servi‘ è invece il ‘Paese sommerso dei clandestini’ ad essere raccontato da Rovelli, che nella sua vita è anche professore in un liceo toscano.

Se sono qui ad ascoltare storie come queste – scrive Rovelli – è perche in esse leggo la mia (…) queste immagini perfette di sradicamento le porto con me, in questo viaggio, che mi fa fare un passo sotto, nel paese sommerso“.

Fra i posti visitati da Rovelli per il suo libro Cerignola, dove l’autore prima di raccontarle le ha “vissute” le sue storie, oltre a condividerle. O come la vicenda di Marcella, donna ivoriana che gestisce un bar nella campagna foggiana, visionata per parlare la lingua dei servi “o per dare voce a chi non l’ha”. Nel testo si fa dunque riferimento a cittadini africani, rumeni, polacchi, marocchini, uomini e donne sfruttati e trattati come schiavi, “una comunità sommersa la cui condizione trascende le etnie“: “Rumeni e polacchi sembrano bianchi, ma è Dio che ha sbagliato il colore della pelle”, dice Marcella. Nei luoghi dello scrittore: terre ed agri, ma anche asfalti dove le anime straniere prostituiscono il proprio io, ma anche cantieri ed una situazione paradossale, per la quale il prodotto dei “Servi” rimane una merce da destinare ad altri, ma non a loro: “ I servi raccolgono pomodori che non mangeranno, costruiscono case che non abiteranno. Raccontano storie che nessuno ascolterà”.

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