
“Se sono qui ad ascoltare storie come queste – scrive Rovelli – è perche in esse leggo la mia (…) queste immagini perfette di sradicamento le porto con me, in questo viaggio, che mi fa fare un passo sotto, nel paese sommerso“.
Fra i posti visitati da Rovelli per il suo libro Cerignola, dove l’autore prima di raccontarle le ha “vissute” le sue storie, oltre a condividerle. O come la vicenda di Marcella, donna ivoriana che gestisce un bar nella campagna foggiana, visionata per parlare la lingua dei servi “o per dare voce a chi non l’ha”. Nel testo si fa dunque riferimento a cittadini africani, rumeni, polacchi, marocchini, uomini e donne sfruttati e trattati come schiavi, “una comunità sommersa la cui condizione trascende le etnie“: “Rumeni e polacchi sembrano bianchi, ma è Dio che ha sbagliato il colore della pelle”, dice Marcella. Nei luoghi dello scrittore: terre ed agri, ma anche asfalti dove le anime straniere prostituiscono il proprio io, ma anche cantieri ed una situazione paradossale, per la quale il prodotto dei “Servi” rimane una merce da destinare ad altri, ma non a loro: “ I servi raccolgono pomodori che non mangeranno, costruiscono case che non abiteranno. Raccontano storie che nessuno ascolterà”.


