L’assessore Stefàno ha subito sgombrato il campo da equivoci
alimentati dal tam-tam mediatico spesso strumentalizzato e non sufficientemente informato. “Se i proponenti – ha dichiarato Stefàno – avessero ascoltato le indicazioni dell’assessorato e avessero cambiato la denominazione della DOC, il problema sarebbe già stato risolto. Sull’argomento non c’è assolutamente nessuna preclusione di tipo politico. Il problema è invece un altro: il territorio di Foggia produce solo il 9% del Nero di Troia, che invece viene prodotto per quasi il 90% nella provincia BAT. Per questo, il comitato vitivinicolo regionale si dichiarò all’unanimità contrario alla nascita di questa nuova DOC. Ho invece proposto alle aziende di adottare una ‘DOC ombrello’ quale quella di ‘DOC del Tavoliere di Puglia’ che accorpasse tutte le denominazioni di origine controllata di quel territorio. Questa soluzione probabilmente non risolverà la questione a livello ministeriale, ma come Regione non abbiamo voluto ostacolare la nascita della DOC, rimettendoci semplicemente al parere autorevole dei tecnici del ministero”.
L’assessore Stefàno ha inoltre sollevato la necessità di una riorganizzazione generale delle DOC, prevedendone l’accorpamento.
“Credo sia un errore – ha concluso – raccontare ai contadini che il riconoscimento della DOC aumenta i fatturati. Le denominazioni sono solo uno strumento di tutela e possiamo dire con sicurezza, dati alla mano, che hanno poca influenza sul mercato internazionale”.
Redazione Stato



