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MORTO TOSEL È morto Gianpaolo Tosel, ex Giudice Sportivo di Serie A: rigore e “prova TV” nel decennio post-Calciopoli

Aveva 85 anni. Dal 2007 al 2016 fu il volto della giustizia sportiva in A

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
6 Gennaio 2026
Mi ritorni in mente // Sport //

È morto a 85 anni Gianpaolo Tosel, magistrato friulano ed ex Giudice Sportivo della Serie A, incarico ricoperto dal 2007 al 2016. Figura schiva, linguaggio asciutto e impostazione rigorosamente giuridica, Tosel è stato per un decennio uno dei protagonisti più discussi (e riconoscibili) della giustizia sportiva italiana, soprattutto per l’uso “duro” della prova televisiva e per la linea di fermezza sui comportamenti discriminatori sugli spalti.

Nato a Udine il 26 ottobre 1940, Tosel era entrato giovanissimo in magistratura nel 1965 dopo la laurea in giurisprudenza all’Università di Ferrara. Nella sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo come pubblico ministero negli anni di piombo, partecipando a inchieste di grande peso anche sul fronte del terrorismo, e in seguito è stato procuratore capo di Udine dal 1989 fino al pensionamento, avvenuto nel 2000.

Il calcio, però, era una passione che non aveva mai abbandonato. Dopo la magistratura ordinaria, Tosel si dedicò alla giustizia sportiva, collaborando con gli organismi federali e maturando un profilo che lo portò, nel 2007, alla nomina a Giudice Sportivo della Lega Serie A, succedendo a Maurizio Laudi. Era un periodo delicato: il campionato cercava stabilità e credibilità nel post-Calciopoli, e la scelta ricadde su un uomo abituato a trattare dossier complessi, con metodi netti e pochi fronzoli.

Il tratto distintivo della sua gestione fu la propensione a intervenire quando le immagini televisive apparivano “inequivocabili” e l’episodio era sfuggito alla terna arbitrale. Proprio su questo terreno Tosel costruì la fama del “pugno di ferro”: gesti violenti, schiaffi, colpi proibiti, ma anche condotte ritenute incompatibili con il regolamento, venivano sanzionati attraverso le riprese, anche in assenza di segnalazioni in campo. Tra i casi più ricordati ci sono le tre giornate a Mattia Destro per un colpo a Davide Astori non visto dall’arbitro (2014) e le tre giornate a Zlatan Ibrahimovic per lo schiaffo a Salvatore Aronica (2012).

Un altro capitolo centrale del suo decennio riguardò la lotta ai cori di discriminazione territoriale e alle condotte ritenute discriminatorie: Tosel fu tra i primi a spingere su provvedimenti incisivi, fino alla chiusura di curve e settori. Nel 2013, in particolare, Milan e Inter subirono chiusure pesanti di Curva Sud e Curva Nord per cori contro i napoletani, segnando un passaggio simbolico nel tentativo di tracciare una linea tra lo “sfottò da stadio” e l’insulto discriminatorio.

Tra gli ultimi atti più eclatanti della sua gestione è rimasta la vicenda della squalifica di Gonzalo Higuaín nel 2016: dopo l’espulsione in Udinese-Napoli, Tosel inflisse quattro giornate complessive (una per il rosso e tre per la reazione e il contatto con l’arbitro Irrati). Una decisione che scatenò forti polemiche e una bufera mediatica, alla quale Tosel replicò con la consueta impostazione: nessuna concessione al clamore, ma il richiamo al “minimo edittale” previsto dai referti e dalle norme.

Nel 2016, dopo dieci anni alla guida della giustizia sportiva della Serie A, Tosel lasciò l’incarico, sostituito da Gerardo Mastrandrea. Resta l’impronta di un dirigente che ha incarnato un’idea precisa di regolamento: severità, coerenza, e una fiducia marcata nel valore delle immagini come strumento di accertamento.

Fonte: Fanpage.it

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