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SMAILA - CALA' Smaila: «Con Jerry Calà mi sono sentito tradito. Le ragazze di “Colpo Grosso”? Solo un piccolo flirt»

Il musicista e conduttore si racconta: dai Gatti di Vicolo Miracoli alla tv, dal successo alle cadute. «Bevo e fumo senza limiti, secondo i benpensanti andrò all’inferno»

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
6 Gennaio 2026
Il diavolo spettegola //

Umberto Smaila ripercorre senza filtri la sua lunga carriera, tra musica, cabaret e televisione, in un racconto che intreccia amicizie, rotture, successi e rimpianti. Dalla nascita dei Gatti di Vicolo Miracoli fino al fenomeno televisivo di Colpo Grosso, il musicista e conduttore si concede a una confessione a tutto campo, tornando anche sulle fratture personali che hanno segnato il gruppo.

L’avventura dei Gatti nasce a Verona all’inizio degli anni Settanta. Con Smaila ci sono Franco Oppini e Nini Salerno, compagni di scuola, a cui si aggiunge Jerry Calà. «All’università non si è laureato nessuno di noi – racconta – facevamo cabaret di notte e davamo giusto un esame l’anno per evitare il militare».

In quegli anni entra nella loro orbita anche Diego Abatantuono, inizialmente tecnico delle luci. «Lo abbiamo allontanato per il suo bene – spiega Smaila – era sprecato in quel ruolo. Si arrabbiò molto, ma col senno di poi gli abbiamo fatto un favore».

La rottura con Jerry Calà

Il momento più doloroso resta però l’addio di Jerry Calà. «Non ci siamo parlati per cinque anni. Se n’è andato all’improvviso per fare cinema, lasciandoci con un tour ancora da onorare. Mi sono sentito tradito, soprattutto perché io e lui eravamo sempre stati in sintonia».

Una frattura che ha segnato profondamente il gruppo, anche se oggi i rapporti sono tornati sereni. «Ora siamo davvero amici. Ogni Natale ci ritroviamo da Abatantuono e ridiamo come una volta».

Gli anni della televisione

Tra il 1977 e il 1979 Smaila è protagonista di Non Stop, fucina di talenti che lancia, tra gli altri, Verdone, La Smorfia e i Giancattivi. «Era un’altra televisione – ricorda – con otto giorni di prove per tre minuti di spettacolo. Oggi il varietà praticamente non esiste più».

Negli anni Novanta arriva il programma che più di ogni altro ha segnato la sua immagine pubblica: Colpo Grosso. «Oggi non partirebbe nemmeno – ammette – ma rispetto a quello che si vede ora era quasi un programma da educande».

Le ragazze di “Colpo Grosso”

Smaila ridimensiona anche il mito delle ragazze Cin Cin: «Nessuna storia clamorosa, solo un piccolo flirt. Erano molto serie, dimesse, finite le riprese sparivano nei loro residence. Altro che tentazioni continue».

Successi, errori e orgoglio

Il successo televisivo porta anche eccessi e scelte sbagliate: «Spendevo senza limiti, viaggiavo in Mercedes, pensavo che sarebbe durato per sempre. Poi Colpo Grosso è finito e sono passato da 300 puntate all’anno a zero».

Tra i momenti di maggior orgoglio, la chiamata inattesa da Hollywood: «L’agenzia di Quentin Tarantino mi chiese un brano per Jackie Brown. Pensavo fosse uno scherzo, invece era vero. Quei sei minuti di musica mi hanno regalato l’eternità».

Inferno o Paradiso

Oggi Smaila si definisce senza ipocrisie: «Bevo, fumo, mangio senza limiti. Secondo i benpensanti quelli come me vanno all’inferno. Io me ne faccio una ragione».

Fonte: Corriere della Sera.it

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