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Macondo – la città dei libri

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
6 Aprile 2013
Stato news //

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Vasile, l’eretico ∞
di Piero Ferrante

In copertina, sfondo rosso e onda bianca in stile Coca Cola. Appena sopra di questa, invece del marchio registrato della più consumata bevanda gassata del mondo, un più immediato “Communism”. Brand d’altri tempi, verrebbe da dire. In fondo, si è dissidenti anche così, quando ci si oppone ad un impero nuovo di zecca (che poi tanto nuovo manco lo è) brandendo simboli e valori uno più antico. O rivendicandone i difetti, appropriandosi degli errori. Dissidenti, dunque. O forse eretici. L’equivalente politico di ‘spine nel fianco’. Eretici come Vasilij Andreevic o come A.I., i protagonisti de “Gli ultimi eretici dell’impero”, opera ultima dello scrittore rumeno Vasile Ernu edita in Italia a fine 2012 da Hacca (per Macondo, recensione di “Nato in Urss”).

“Gli ultimi eretici dell’impero” è una piccola enciclopedia in forma epistolare (a dialogare sono, appunto, Andreevic e A.I.) dei giorni della Romania comunista. Un dizionario di cose andate, un compendio in cui prendono forma, sostanza e vita personaggi, racconti e valori. Idee e immagini vivide che Andreevic e A.I. pescano da un mondo finito sommerso sotto le macerie della Storia, resistito alle più funeste delle guerre dell’umanità, e terminato a Berlino nel 1991, prono sotto il fardello di uno zaino pieno d’armi e di (troppa) burocrazia.

Nelle loro parole, nei loro punti di vista talora contrastanti, talora coincidenti eppure sempre complementari, descritti con minuzia e, insieme, con ironia, Ernu situa una riflessione inedita e scevra di condizionamenti sull’Unione Sovietica e, soprattutto, tutta la disillusione verso un sistema, quello capitalista, che avrebbe dovuto far dimenticare le brutture del comunismo e che, viceversa, non fa, di giorno in giorno, che riabilitarlo. E allora i due parlano del senso perduto della Patria, del ruolo mutato dell’intellighenzia, dello svilimento del linguaggio, di armi, letteratura e di servizi segreti, di Gulag e religione, di banche, di Dracula, del Partito, di Lenin e di vodka, regalando un grandangolo sul mondo al di là della cortina. E parlando, si scoprono forti di un passato che li ha visti parte, per quanto del tutto marginale e finanche critica, di un sistema. Una critica che, purtuttavia, aveva un senso, un indirizzo e un ricettore finale. Una critica che andava a bersaglio e che colpiva, nel tempo in cui le parole avevano un senso e la debolezza di un sistema non variava con il variare della valuta.

Questo libro, comunque, è ben più d’un nostalgico rimpianto dei tempi andati, è più d’un latrato solitario alla luna. Ernu compone piuttosto un manifesto romanzato, affidato alle parole di due voci scomode, due figli dell’Impero sovietico. Figli indisciplinati e ribelli, ostili rispetto alle forme di controllo ma, nel contempo, malinconicamente orfani di un modello rigoroso e irripetibile.

Vasile Ernu, “Gli ultimi eretici dell’Impero”, Hacca 2012
Giudizio: 3 / 5 – e un altro giorno è andato
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∞ Un posto tra i silenzi ∞
di Roberta Paraggio

C’è una culla vuota per far crescere cocomeri spaccati e non ancora maturi e c’è un albero dal tronco attorcigliato. C’è una casa che risuona vuota e dentro ci gattona un bambino dallo sguardo bianco. C’è un bambino che cade mentre sposta i Magi del presepe e al ramo dell’albero contorno, lassù in collina pende teso il corpo dell’amico del cuore, per lui si costruirà una nuova fontana in paese e dall’acqua evaporerà il bene nei giorni insopportabili di calura.

C’è chi non sa controllare e mettere in salvo il proprio corpo dalla fame e che vomita e sa mangiare solo cibi scadenti per crearsi un alibi che copra i conati, c’è chi pulisce merda dalle scale e però è innamorata della vita, anche mentre le vicine le occupano la casa. Storie sterili quelle di “Dammi un posto tra gli agnelli”, romanzo d’esordio di Laura Fidaleo edito da Nottetempo. Racconti che hanno per filo conduttore una solitudine abbacinante priva di gesti d’affetto o di cura, le donne raccontano in preda ad una allucinazione emotiva e le si vede dall’alto, stregonesse della ferocia, vittime di un danno che rende cieche al dolore ed alla comprensione.

C’è un intreccio di perdite irreparabili, di buchi fatti da un amore o dal suo eccesso, Laura Fidaleo ha suggestioni interessanti, conduce il lettore su una melodia di prefiche che non si fanno una ragione del tragico accaduto e si strappano via i capelli, ma che contemporaneamente sanno che sono pagate per piangere, e così la tragedia di ognuno diventa finzione letteraria e l’autrice vi sguazza con noncuranza, narrando una verità che come lei stessa dice, spesso fa schifo, una verità senza belletti, una matrona che si strucca, si toglie i denti finti, li lascia a galleggiare nell’acqua che pare fanghiglia nel bicchiere sul comodino, e dal lettone ci sorride smaniosa e sdentata.

E’ una trama senza ordito, a volte difficile da seguire, ci si perde nel gran calderone di storie, nell’eco di voci monotono e monologo, una storia, tante storie, troppi argomenti condensati in 140 pagine, immagini belle, che vanno dall’onorico allucinato al livido violaceo dell’asfissia.

Un libro di nove racconti che si recitano come una supplica rimasta senza ascolto, un libro sulla mancanza a cui in fin dei conti qualcosa manca davvero.

Laura Fidaleo, “Dammi un posto tra gli agnelli”, Nottetempo 2012
Giudizio: 3 / 5 – più battere e meno levare…
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

“Il palloncino di Minu” (Federica Dubbini, Mammeonline)
Il palloncino di Minu è un delicato libro composto da due storie che si incrociano e che hanno come protagonisti due bambini che amano i palloncini, due storie che hanno una loro copertina e che si sviluppano autonomamente salvo poi incontrarsi grazie ai palloncini che volano via. Minu è una bimba che adora i palloncini, li colleziona e non accetta l’idea di separarsene finchè… Il protagonista dell’altra storia, Filu e la pioggia di palloncini è invece un bimbo che riesce, con la fantasia, a realizzare i suoi sogni, invitando così tutti i piccoli lettori a sognare e fantasticare, perchè il sogno e la fantasia aiutano a vivere pienamente le emozioni. Il libro, adatto alle prime letture autonome, tocca un altro tema molto importante a tutte le età, quello della crescita e della difficoltà di accettarla, soprattutto quando può comportare il doversi staccare da qualcosa che è molto caro. Ma tutto è più facile quandosi è guidati e accompagnati.
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILELIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Matteo Strukul, “Regina Nera”, E/O 2013
2. Matteo Strukul, “La ballata di Mila”, E/O 2011
3. Mauro Marcialis, “Dove tutto brucia”, Piemme 2011

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. Jorge Bergoglio (con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti), “Papa Francesco. Il nuovo Papa si racconta”, Salani 2013
2. Andrea Camilleri,“La rivoluzione della luna”, Sellerio 2013
3. Roberto Saviano, “Zero zero zero”, Feltrinelli 2013
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MARILU’ OLIVA PRESENTA ‘NESSUNA PIU’ – ANTOLOGIA DI SCRITTORI CONTRO IL FEMMINICIDIO’
(articolo tratto dalla rubrica Il Bugiardino, che la scrittrice cura per l’Unità – per il pezzo orginale e completo, unita.it – 3 aprile 2013)

Quello di oggi è un Bugiardino un po’ speciale, perché anziché recensire un libro come fosse una medicina, vi propongo una semplice segnalazione di un’antologia che ho curato per Elliot (con prefazione della dottoressa Roberta Buzzone), Nessuna più. Si tratta di un’iniziativa, patrocinata da Telefono Rosa (cui andranno i proventi), contro il femminicidio: quaranta autori hanno dedicato le loro storie a donne uccise da mariti, compagni, conviventi, ex, padri, fratelli e altri consanguinei, ma anche da estranei – come nel caso di prostitute – o da semplici conoscenti quali vicini, amici, colleghi. Gli autori si sono documentati a partire da casi avvenuti nel nostro paese differenti sia cronologicamente che geograficamente, e diversi per impatto mediatico. Il fatto di cronaca realmente accaduto è stato solo lo spunto per riportare fatti assolutamente inventati, affinché la storia singola non si chiudesse in sé, ma assurgesse a simbolo di un martirio universale che purtroppo continua a ripetersi, come dimostrano le cifre allarmanti della cronaca. Gli scrittori hanno restituito i femminicidi con la libertà reinterpretativa propria dell’arte, ecco perché il nome di una sola qui si dilata e diventa lo stesso di tante, a paradigma di un medesimo supplizio che accomuna, ma anche di un dolore che scuote tutti noi con la stessa intensità.

Eccoli, i nomi degli scrittori che hanno prestato a titolo gratuito la loro opera: Vittoria A., Alessandro Berselli, Francesca Bertuzzi, Sara Bilotti, Mariangela Camocardi, Stefano Caso, Gaja Cenciarelli, Milvia Comastri, Laura Costantini, Andrea Cotti, Maurizio de Giovanni, Romano De Marco, Loredana Falcone, Caterina Falconi, Ida Ferrari, Alessia Gazzola, Francesca Genti, Lorenza Ghinelli, Laura Liberale, Elisabetta Liguori, Fabrizio Lorusso, Loriano Macchiavelli, Lara Manni, Marco Marsullo, Marina Marazza, Massimo Maugeri, Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Andrea Novelli, Marilù Oliva, Cristina Orlandi, Flavia Piccinni, Marco Proietti Mancini, Piergiorgio Pulixi, Paola Rambaldi, Susanna Raule, Matteo Strukul, Marco Vichi, Cristina Zagaria, Gianpaolo Zarini.

Cos’è il femminicidio? Mi ha chiesto una volta Piero Ferrante.
E io ho risposto:
La violenza contro le donne in quanto donne. Una violenza che può partire da uno stadio latente ed esplodere con diverse modalità, tra cui l’omicidio. Sposo le parole dell’antropologa messicana Marcela Lagarde, che utilizza il termine femminicidio per comprendere “la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia”.

E perché un’antologia su questo argomento drammatico?

Per tanti motivi.
Perché i dati sono preoccupanti.
Perché non se ne parla abbastanza.

Per ricordare.
Viviamo in un paese in cui bisogna lottare anche per riappropriarci dei diritti basilari, la nostra risposta é la cultura attraverso la scrittura.
Non credo nella repressione come strategia: cultura quindi, educazione all’altro, al rispetto, all´uguaglianza, pazienza coi tanti che negano. Messaggi maschilisti piú o meno obliqui si nascondono ovunque e la prassi per molti, purtroppo, é negare: basta una pubblicità, una barzelletta.
Il primo passo per combattere ogni ingiustizia é ammetterla.
Ho voluto segnalare Nessuna più perché sono convinta che questo libro abbia un forte impatto terapeutico. Alcuni brani sono dei pugni nello stomaco, da quanto sono belli ma terribili. E poi, perché, come ho scritto nelle righe finali della mia introduzione,
“…la speranza è che un giorno si possa davvero dire:
Qui nessuna donna viene più maltrattata. Quando marito e moglie giungono al limite della sopportazione, decidono di divorziare e portano avanti civilmente la separazione.
Nessuna donna più è costretta a prostituirsi e, se lo fa, non deve subite pugni e umiliazioni.
Nessuna viene considerata proprietà o status symbol del partner.
Nessuna viene perseguitata. Nessuna cade colpita da un braccio fidato o da quello di chi, fino a pochi anni prima, sembrava aprirsi solo per proteggerla.
Comunque sia, nessuna donna è più sparita nel nulla e poi ritrovata sotto le fondamenta della casa in cui viveva col marito, nessuna è stata rinvenuta così spappolata da non essere riconoscibile.
Perché finalmente qui le cose stanno cambiando”
.

Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com

1 commenti su "Macondo – la città dei libri"

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"Bellezza e bruttezza sono un miraggio perché gli altri finiscono per vedere la nostra interiorità.” (Frida Kahlo)

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