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Cislaghi: non smantellare il Ghetto di Rignano


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Foggia – PERCHE’ ora si pensa di smantellare il “ghetto di Rignano”? Eppure il campo, fatto di baracche auto costruite, è lì da più di un decennio e per tutto questo tempo ha fornito manodopera a basso costo e, magari, anche con la “mediazione” dei caporali. E’ una vergogna per la Capitanata, non per il campo in sé ma per le condizioni di vita degli immigrati e per lo sfruttamento cui sono sottoposti. Una vergogna ben conosciuta, e tollerata, tant’è che spesso si è affrontato il problema dell’assistenza sanitaria, fornita da associazioni di volontariato, e dell’approvvigionamento di acqua potabile. Una vergogna divenuta insostenibile da quando al ghetto si è interessata la stampa internazionale.

Perché gli immigrati residenti nel ghetto sono contrari al suo smantellamento? Perché dall’esistenza del campo, dall’economia di sopravvivenza che si è creata in quella microsocietà, qualche centinaio di persone trova di che vivere, o meglio sopravvivere, per tutto l’anno. Sono le “attività economiche” che si sono sviluppate nel ghetto che hanno fatto sviluppare il ghetto sino a farlo diventare un piccolo centro urbano. Smantellare il ghetto, frazionarlo in tanti piccoli accampamenti, vuol dire distruggere quell’economia di sopravvivenza e annientare la comunità che attorno a questa economia si è formata, una comunità che lentamente sta prendendo coscienza dello sfruttamento cui è sottoposta e dei diritti che vengono normalmente calpestati.

Stranamente, mentre monta tra gli immigrati l’esigenza di vedere riconosciuti i loro diritti, mentre assistiamo ai primi timidi tentativi di sindacalizzazione e di ribellione al caporalato, tentativi che solo in una comunità stabile sono possibili, si fa strada l’idea di smantellare il ghetto.

Viene da domandarsi perché invece di pensare di lavarsi la coscienza con lo smantellamento del ghetto di Rignano non si pensa di mettere in atto una serie di iniziative che favoriscano la “ribellione al caporalato”. Da incontri avuti con i migranti è nata l’idea di promuovere la costituzione di cooperative di braccianti agricoli tra i migranti e accordi con le associazioni di settore per promuovere l’utilizzo del personale di queste cooperative e di pensare a una forma d’istruzione professionale minima che, recuperando professionalità esistenti tra i migranti, fornisca una manodopera più preparata all’economia della provincia.

Viene da domandarsi perché il presidente della nostra regione non ha mantenuto la promessa, fatta il 28 gennaio 2011 al “forum dei Comuni per i beni comuni”, di superare gli accampamenti di migranti dando un alloggio a tutti loro costruendoli con materiali da costruzione derivanti dal riciclo dei materiali derivanti dalla raccolta differenziata dei rifiuti. Una cosa solo è certa, l’idea di smantellare il Ghetto di Rignano segna il fallimento di tutte le politiche d’integrazione dei migranti promosse anche da Regione Puglia, un fallimento che è sugellato anche dalla mancata attuazione della consulta dei migranti, con elezione del consigliere dei migranti, prevista dallo statuto del Comune di Foggia e dallo statuto di molti altri comuni.

(A cura del segretario del circolo “CheGuevara” – Foggia Fiorenzo Giorgio Cislaghi)

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Cislaghi: non smantellare il Ghetto di Rignano ultima modifica: 2014-05-06T11:16:19+00:00 da Redazione



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