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Ilaria Cucchi: è stato un processo a mio fratello


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Ilaria Cucchi (Ph: controlacrisi.org@)

Roma – “E stato un processo a Stefano. Mio fratello non sarebbe arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato. Ma i medici sono anche responsabili e non sono degni di indossare il camice. Avrebbero potuto salvargli la vita, non hanno fatto nulla, ora dovranno fare i conti con la loro coscienza, perché hanno comunque una responsabilità gravissima. La morte di mio fratello non è un caso di malasanità”. Lo ha detto in ha conferenza stampa Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, geometra romano arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo al Reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini. Le parole di Ilaria seguono la sentenza di ieri della Corte d’Assise di Roma con condanna a carico di 6 medici per omicidio colposo ed assoluzione degli agenti e degli infermieri indagati.

“Voglio evitare qualsiasi contro polemica. So solo che la colpa è solo nostra, solo dei medici. E meno male che non siamo delinquenti”, ha detto uno dei primari del reparto del Pertini dove morì Stefano Cucchi, condannato a due anni insieme ad altri 4 colleghi. “Vedremo in futuro quello che succederà. Faccio il medico da 40 anni, amo questo lavoro. Ho sempre fatto gli interessi dei più deboli”. “Non ho mai visto Cucchi e non capisco come è possibile che possa essere coinvolto in questa storia. Se questo è il nostro Paese penso almeno che presto me ne andrò in pensione. Non ho nulla da nascondere”.

Cucchi: CGIL, ci volevano cure e non carcere
“Stefano Cucchi aveva avuto seri problemi di tossicodipendenza; infatti aveva anche affrontato dei percorsi di cura presso strutture specializzate: aveva bisogno di assistenza e non di carcere e, tantomeno, di percosse, isolamento e abbandono”. E’ questa la valutazione della CGIL Nazionale all’indomani della sentenza della Corte d’assise relativa al processo per la morte di Stefano Cucchi.

“Nel 2008-2009 – sostengono Sandro del Fattore e Giuseppe Bortone del dipartimento Welfare della Cgil nazionale – sono cominciati i tagli indiscriminati alle strutture di assistenza per i tossicodipendenti, generalizzati in Italia ma più gravi a Roma, proprio per l’accanimento dell’amministrazione capitolina. E’ in quello stesso periodo – proseguono – che un soggetto fragile e vulnerabile come Cucchi finisce in carcere, dove non sarebbe mai dovuto entrare, grazie anche alla legge Fini-Giovanardi che facilita all’estremo le misure penali anche per i detentori di piccole quantità di sostanze stupefacenti”.

“La sentenza in primo grado sul caso di Stefano Cucchi, e le aspre polemiche che l’hanno accompagnata, sono solo l’ultima tappa di una terribile catena di eventi che, come le altre che l’hanno preceduta, dovrebbe richiamare tutti all’esigenza di una riflessione rigorosa. I punti cardine di questa riflessione – concludono Del Fattore e Bortone – non possono che essere la necessità di sanzioni adeguate nei confronti di chi ha commesso abusi gravissimi e la cancellazione della normativa che porta all’applicazione di insensate misure penali nei confronti dei soggetti tossicodipendenti”.

Redazione Stato

Ilaria Cucchi: è stato un processo a mio fratello ultima modifica: 2013-06-06T16:36:26+00:00 da Redazione



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