La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha chiuso il cerchio su tre dei più efferati delitti consumati durante la guerra di mafia sul Gargano. Il gip del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, ha disposto misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta che ricostruisce gli omicidi di Francesco Li Bergolis, scomparso il 24 giugno 2011 con il metodo della “lupara bianca”, di Ivan Rosa, assassinato il 19 marzo 2014 a Bosco Quarto, e di Francesco Armiento, anch’egli vittima di lupara bianca il 27 giugno 2016.
L’indagine della DDA, coordinata dalla Procura di Bari e sviluppata dal ROS dei Carabinieri, individua come movente la lunga guerra tra il gruppo Romito-Lombardi-Ricucci e il clan Li Bergolis, una faida che per anni ha insanguinato il promontorio garganico nella lotta per il controllo del territorio e dei traffici illeciti.
Secondo l’impostazione accusatoria, i delitti sarebbero stati commessi con modalità mafiose, utilizzando armi clandestine, auto rubate, divise contraffatte delle forze dell’ordine e, in due casi, facendo sparire i cadaveri per impedire il ritrovamento delle vittime.
Sono nove le persone raggiunte dalla richiesta di misura cautelare.
- Antonio Quitadamo, nato a San Giovanni Rotondo il 19 settembre 1975.
- Andrea Quitadamo, nato a Manfredonia il 19 luglio 1989.
- Francesco Notarangelo, nato a Mattinata il 3 settembre 1965, residente a Mattinata.
- Francesco Scirpoli, nato a San Giovanni Rotondo il 6 ottobre 1982, residente a Mattinata, detenuto nel carcere di Fossombrone.
- Giuseppe Lorusso, nato a Manfredonia il 1° ottobre 1965, residente a Manfredonia,.
- Michele Silvestri, nato a San Giovanni Rotondo il 6 settembre 1988, residente a Monte Sant’Angelo, frazione Macchia.
- Matteo Lombardi, nato a Monte Sant’Angelo il 29 agosto 1970, residente a Manfredonia, detenuto nel carcere di Opera.
- Pietro La Torre, nato a Manfredonia il 29 agosto 1982, residente a Manfredonia, detenuto nel carcere di Cuneo.
- Renato Quitadamo, nato a San Giovanni Rotondo il 17 luglio 1982, residente a Mattinata.
Le contestazioni comprendono: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso; soppressione e occultamento di cadavere; ricettazione di autovetture rubate; porto e detenzione illegale di armi comuni e clandestine; incendio di autovetture utilizzate nei delitti; false informazioni al pubblico ministero; aggravante di aver agito per favorire un’associazione mafiosa.

L’inchiesta attribuisce al gruppo Romito-Lombardi-Ricucci la responsabilità della “lupara bianca” di Francesco Li Bergolis, rapito il 24 giugno 2011 dopo essere stato fermato da un falso posto di controllo realizzato con lampeggiante, palette e divise riconducibili alle forze dell’ordine. La vittima sarebbe stata condotta nelle campagne di Mattinata, interrogata, picchiata e infine uccisa. Il corpo sarebbe stato sepolto in una fossa scavata nei giorni precedenti.
Tre anni dopo, il 19 marzo 2014, secondo gli investigatori, venne organizzato l’agguato mortale contro Ivan Rosa, raggiunto da numerosi colpi di fucile nelle campagne di Bosco Quarto, nel territorio di Monte Sant’Angelo.
Nel 2016 sarebbe invece maturata la seconda “lupara bianca”, quella di Francesco Armiento, il cui cadavere, secondo la ricostruzione accusatoria, fu fatto sparire per impedire ogni ritrovamento.
Il provvedimento cautelare poggia in larga parte sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Quitadamo, Andrea Quitadamo e Francesco Notarangelo, affiancate dalle dichiarazioni di Marco Raduano, Matteo Pettinicchio e Matteo Lauriola e dai riscontri investigativi del ROS, tra intercettazioni, sequestri, accertamenti tecnici e sopralluoghi.
Per gli inquirenti, i tre delitti rappresentano alcuni degli episodi più significativi della guerra mafiosa che ha segnato il Gargano negli ultimi due decenni, con una lunga scia di omicidi e vendette tra i clan contrapposti impegnati nella conquista del controllo criminale del territorio.




