BARI – Svolta giudiziaria in una delle più complesse inchieste sulla criminalità organizzata del Gargano.
Su disposizione del Gip del Tribunale di Bari, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), con il supporto del Comando Provinciale di Foggia, dello Squadrone Carabinieri Eliportato “Puglia” e del Servizio Centrale di Protezione, hanno eseguito nella mattinata di oggi un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone della provincia di Foggia, ritenute, a vario titolo, coinvolte in tre omicidi consumati tra il 2011 e il 2016 tra Manfredonia e Mattinata. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e le contestazioni formulate dalla Direzione distrettuale antimafia dovranno essere vagliate nel prosieguo dell’iter processuale.
Secondo quanto emerge, l’inchiesta ricostruisce tre episodi di sangue che gli investigatori collocano nell’ambito della storica e sanguinosa contrapposizione tra i clan Romito-Lombardi-Ricucci e Li Bergolis, una guerra di mafia che per oltre un decennio ha segnato il Gargano con una lunga scia di omicidi, tentati omicidi e sparizioni.
In attesa di conferme ufficiali, si fa riferimento alle scomparse, alle morti di Francesco Libergolis (2011), Ivan Rosa (2014), Francesco Armiento (2016).
In particolare, Matteo Lombardi è destinatario della misura cautelare per l’omicidio di Francesco Libergolis, allevatore di Monte Sant’Angelo scomparso il 16 luglio 2011 e mai più ritrovato, delitto che gli investigatori ricostruiscono come una “lupara bianca”. Pietro La Torre risponde invece dell’omicidio di Ivan Rosa, ucciso il 17 marzo 2014 in un agguato armato nelle campagne tra Monte Sant’Angelo e Mattinata. Per la scomparsa e l’omicidio di Francesco Armiento, sparito nel giugno 2016 e anch’egli mai ritrovato, la misura cautelare riguarda Francesco Scirpoli, in attesa delle conferme ufficiali che saranno fornite dalla Procura della Repubblica di Bari nel corso della conferenza stampa convocata per la mattinata odierna.
L’impianto accusatorio si fonda, secondo gli inquirenti, su un complesso quadro investigativo costruito attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, rilievi della polizia scientifica, immagini di videosorveglianza, attività di perquisizione e sequestro e, soprattutto, sulle dichiarazioni convergenti di collaboratori di giustizia, elementi che avrebbero consentito di ricostruire ruoli, moventi e dinamiche dei tre delitti.
Quattro dei nove destinatari dell’ordinanza erano già detenuti per altri procedimenti, mentre tre degli indagati risultano già condannati in via definitiva per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Omnia Nostra“ condotta dal ROS; altri tre sono invece ancora imputati in un diverso processo celebrato con rito ordinario.
Per il territorio garganico si tratta di un passaggio investigativo di particolare rilievo, destinato a fare luce su tre vicende che per anni hanno rappresentato alcune delle pagine più oscure della guerra di mafia sul promontorio. Ulteriori dettagli sulle singole posizioni, sulle contestazioni e sugli sviluppi dell’indagine saranno illustrati dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa della Procura di Bari.
INDAGINI IVAN ROSA, MORTE



