Economia
A dirlo è la CGIA di Mestre che esprime la sua netta contrarietà anche all’eventuale ritocco all’insù in forma selettiva

IVA: no all’aumento, nemmeno in forma selettiva

"Se è vero che in questi 45 anni – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason – abbiamo subito l’incremento d’aliquota più significativo"


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Roma.  No all’incremento dell’Iva. A dirlo è la CGIA di Mestre che esprime la sua netta contrarietà anche all’eventuale ritocco all’insù in forma selettiva. Ipotesi, quest’ultima, che sembra stia prendendo forma all’interno degli uffici del ministero dell’Economia.

Gli artigiani mestrini ricordano che, nell’ipotesi peggiore, se non verranno recuperati entro la fine di quest’anno 12,4 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2 per cento, mentre quella ridotta dal 10 salirà all’11,5 per cento.

Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo: “Bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva. Anche in forma selettiva. In primo luogo perché il contratto di governo stipulato tra la Lega e il Movimento 5 Stelle non lo prevede.  In secondo luogo perché l’eventuale incremento colpirebbe, in particolar modo, le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, ma anche perché il ritocco all’insù delle aliquote avrebbe un effetto recessivo per la nostra economia. Ricordo, infatti, che il 60 per cento del Pil nazionale è riconducibile ai consumi delle famiglie. Se l’Iva dovesse salire ai livelli record previsti, a farne le spese sarebbero anche le botteghe artigiane e i piccoli commercianti, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è riconducibile alla domanda interna”.

Non solo. Se non verrà disinnescato l’aumento, dal 2019 l’Italia sarà il Paese con l’aliquota Iva ordinaria più elevata dell’area dell’Euro. Dall’attuale 22 per cento, infatti, si passerà al 24,2 per cento. Questo balzo ci consentirebbe di scavalcare tutti e di posizionarci in testa alla classifica dei più tartassati dalle imposte indirette (vedi Tab. 1).

“Se è vero che in questi 45 anni – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason – abbiamo subito l’incremento d’aliquota più significativo, è altresì vero che nel 1973 quella applicata in Italia era, ad esclusione della Germania, la più contenuta. Tuttavia, se l’aumento previsto non sarà evitato, dal 2019 i consumatori italiani saranno sottoposti all’aliquota Iva ordinaria più elevata tra tutti i Paesi dell’area dell’euro, con un serio rischio che l’economia sommersa assuma dimensioni ancor più preoccupanti”.

Dalla sua apparizione ad oggi, infatti, sono trascorsi 45 anni. L’aliquota ordinaria dell’Iva è stata introdotta per la prima volta nel 1973 e fino a quest’anno è aumentata 9 volte (vedi Tab. 2). Tra i principali Paesi della zona euro siamo quello in cui è cresciuta di più: ben 10 punti, un record, ovviamente, che nessuno ci invidia.

Se nel 1973 l’aliquota era al 12 per cento, ora si attesta al 22 per cento, con un aumento, come dicevamo più sopra, di ben 10 punti. Seguono la Germania, con una variazione di +8 punti (era all’11 adesso si attesta al 19 per cento), l’Olanda, con un aumento di 5 punti (era al 16 oggi è al 21 per cento), l’Austria e il Belgio, con degli aumenti registrati nel periodo preso in esame rispettivamente del +4% e del +3%. La Francia è l’unico Paese presente in questa comparazione che non ha registrato alcun incremento (vedi Tab. 3).

IVA: no all’aumento, nemmeno in forma selettiva ultima modifica: 2018-08-06T11:13:14+00:00 da Redazione



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