«Quanto vale la vita di un figlio in Italia?». È una domanda che racchiude dolore, rabbia e soprattutto una richiesta di giustizia quella rivolta da Giuseppe Monopoli, padre di Donato Monopoli, il giovane di Cerignola morto a 25 anni dopo sette mesi di coma in seguito alle gravi lesioni riportate durante una rissa avvenuta in una discoteca della periferia di Foggia.
A distanza di anni da quella tragedia, il padre di Donato ha deciso di rivolgere una lettera aperta a parlamentari, magistrati e istituzioni, chiedendo una riflessione sul sistema giudiziario e sulle tutele riservate alle vittime e alle loro famiglie nei procedimenti per reati violenti.
Un appello che nasce anche dall’esito dell’ultimo passaggio giudiziario, che Giuseppe Monopoli considera una nuova e dolorosa ferita per la famiglia.
La vicenda giudiziaria
Il 13 luglio si è svolto l’appello-bis relativo all’omicidio di Donato Monopoli. Al termine del procedimento, Francesco Stallone è stato condannato a sette anni di reclusione, mentre Michele Verderosa a quattro anni.
Il nuovo giudizio si è reso necessario dopo la pronuncia della Corte di Cassazione del 14 febbraio 2025, che aveva accolto il ricorso presentato dai due imputati in relazione all’accertamento dell’elemento psicologico del reato di omicidio preterintenzionale.
La Suprema Corte aveva quindi annullato la precedente sentenza, con la quale i due imputati erano stati condannati rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione, disponendo il rinvio del procedimento a un’altra sezione della Corte d’Appello di Bari.
Per la famiglia Monopoli, il percorso giudiziario è stato segnato da una lunga attesa e da una sofferenza che si è aggiunta alla perdita di Donato.
«Non chiedo vendetta»
Nella sua lettera Giuseppe Monopoli chiarisce di non voler chiedere una punizione dettata dalla vendetta.
«Io non sto chiedendo vendetta», scrive il padre, spiegando di voler invece richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità e chiedere un intervento sulle criticità del sistema.
Secondo Monopoli, nel corso del procedimento la vita del figlio sarebbe stata progressivamente ricondotta a «cavilli e perizie», mentre il dolore della famiglia sarebbe rimasto in secondo piano.
Da qui la richiesta di un maggiore riconoscimento del ruolo delle vittime e dei loro familiari nei procedimenti giudiziari, soprattutto quando sono in gioco episodi di violenza che provocano conseguenze irreversibili.
L’appello alla politica
Il padre di Donato si rivolge quindi direttamente al Parlamento e alla classe politica, chiamando in causa quelle promesse di maggiore sicurezza e tutela dei cittadini che, a suo giudizio, troppo spesso non trovano una risposta concreta quando una famiglia si trova a fare i conti con una tragedia.
«In campagna elettorale tutti parlano di sicurezza, di tutela dei cittadini e di vicinanza alle famiglie», osserva Monopoli, chiedendo poi se esista un rappresentante delle istituzioni disposto ad ascoltare concretamente il grido di dolore di un padre.
La sua richiesta è precisa: portare la vicenda di Donato nelle aule parlamentari e avviare una riflessione sulle norme e sulle modalità con cui vengono affrontati i reati violenti, ponendo maggiore attenzione alla posizione delle vittime.
«Donato non torna più»
Nella parte conclusiva della lettera, Giuseppe Monopoli allarga il suo appello oltre la vicenda personale, ricordando come episodi di violenza analoghi continuino a verificarsi in diverse zone d’Italia.
Il timore è che altre famiglie possano essere costrette ad affrontare lo stesso percorso, fatto di dolore, attese e battaglie giudiziarie.
La conclusione è affidata a una domanda destinata a rimanere aperta: «Mio figlio Donato non torna più. Nessuna sentenza me lo restituirà. Ma finché avrò fiato, pretenderò che lo Stato risponda a questa domanda: quanto vale la vita di un figlio in Italia?»
Una domanda che, al di là degli esiti processuali e delle valutazioni giuridiche, riporta al centro il dramma di una famiglia che da anni convive con una perdita impossibile da colmare e che oggi chiede alle istituzioni non soltanto giustizia per Donato, ma anche risposte per tutte le vittime di violenza.
Lo riporta FoggiaToday.it



Sia fatta vera giustizia per il povero Donato. È inconcepibile quello che è successo.