Cultura

Nemo propheta in patria


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Entrata Enichem Agricoltura Manfredonia, anni '80 (ST)

Manfredonia – SE analizziamo attentamente la storia di Manfredonia nell’ultimo periodo ci accorgiamo di aver perso molto sotto l’aspetto di un sicuro benessere. Il riferimento è alla vicenda della fabbrica Enichem ed alle modalità circa la sua chiusura. Già negli anni sessanta gli Amministratori nostrani furono oggetto nelle mani dell’ENI e di alcuni politici nazionali democristiani e subirono passivamente a Macchia della chimica di Stato.

Si perse, allora, una facile possibilità di determinare un sicuro sviluppo turistico per il nostro territorio e si pagò un prezzo altissimo sotto l’aspetto ecologico. Con la dismissione dell’Enichem si presentò per Manfredonia l’occasione storica per ripensare un futuro decente. All’epoca, qualche studioso dettò delle regole per la soluzione del caso, ma non fu ascoltato. Quelle avvertenze erano contenute in alcune pubblicazioni a cura del “Movimento per la Città Futura”,a firma del solito e personale avvocato Pinuccio Ciociola.

Allora, furono molti i perbenisti che non s’accorsero di quegli scritti che avevano il compito di suscitare un regolare dibattito e stimolare la classe politica cittadina ad un’attenta riflessione. La pubblicazione che prenderemo in questione, visto quanto detto sopra, è quella dal titolo “Ripensare l’Enichem”, del maggio 1995. Da questa lettura subitamente si evince che Manfredonia, dopo l’annosa controversia con l’ENI, vantava sicuramente un credito verso lo Stato. Bisognava perciò munirsi”…di antenne sofisticate in grado di captare i segnali spesso nascosti dei messaggi e poi de-codificarli tenendo bene in vista i contenuti davvero significanti; soltanto attraverso un approccio di questo genere è dato risolvere i problemi cittadini inserendoli, cioè, in una più complessa dinamica che svolga funzione trainante nel processo di sviluppo e di valorizzazione delle risorse del territorio…”(pag. 4).

Si scelse, allora, una falsa opportunità denominata “Manfredonia Sviluppo”. Ci furono dei politici locali che scelsero solo quest’ultima soluzione legata alle ”(…) stesse logiche assistenzialistiche e speculative che hanno caratterizzato per un quarantennio l’intervento pubblico nel DA Meridione ed hanno impedito di guardare, come si sarebbe dovuto, alla qualità dello sviluppo ed all’impiego oculato dei finanziamenti (…)”.(pag. 4).

L’immancabile pioggia di finanziamenti erogata in maniera disorganica e dissennata ha sortito nel tempo una serie clamorosa di fallimenti, con la fuga di improvvisati imprenditori. Preconizzava l’avvocato Ciociola, “(…) La prospettiva più concreta di uno sviluppo ordinato è quella europea; al contrario, rimanere ancorati ad una mentalità di provincia, seppure sotto la spinta di situazioni necessitate, equivale a rinunciare alle opportunità, uniche, che la prospettiva europea offre (…)”.(pag. 5). E, sempre, con il “Movimento per la Città Futura”, il cosiddetto “corridoio adriatico” rimaneva l’ultima spiaggia per il riscatto del nostro territorio per affidarsi alla sicura vocazione della nostra Città, aperta a sfruttare il suo porto e rendere più funzionanti i collegamenti tra i Paesi del Mediterraneo sud-orientale ed il Nord Europa.

E, il “Ripensare l’Enichem” doveva essere un’esperienza singolare non solo “ per chiedere”ma “per proporre”. L’iniziativa industriale “Manfredonia Sviluppo” doveva rappresentare la “condicio sine qua non”da inserire nell’iniziativa europea del sopradetto “corridoio adriatico”. Tutto, invece, fu vanificato dagli avvenimenti e nel tempo. Caro Pinuccio, ti sia di giovamento la verità contenuta nel motto latino “Nemo propheta in patria”! E, seppure, profeta inascoltato, sicuramente, per molti concittadini rimarrai pur sempre uno dei più perspicaci studiosi della realtà sipontina.

(A cura del dottor Nicola Ciociola)

Nemo propheta in patria ultima modifica: 2012-01-07T16:54:29+00:00 da Redazione



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Commenti


  • alfa

    Purtroppo Manfredonia, o meglio il suo elettorato ha creduto in uomini che battevano la gran cassa dell’immediato benessere “lavorativo”, come se l’occupazione industriale e non altro era la sola prerogativa per la presenza a Manfredonia di industrie che in altri siti non potevano essere realizzati. A tale scopo si è inventato il famoso…. contratto d’aria “fritta”. Esso ha denigrato ancora il proprio territorio deputato a ben altre risorse…. non di certo portualistiche… altro obbrobrio. In altri tempi si affermava che bisognava togliere le ringhiere che precludevano la sua naturale vocazione e fruibilità/vista al mare… oggi quelle barriere/ringhiere si sono spostate addirittura nel mare… precludendo la visuale perfino dell’orizzonte. Viva i bonomi che governano Manfredonia.

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