Intervista a Patrizia Camedda, di Rosanna Frattaruolo

“Un’ora d’aria buona nelle carceri piemontesi”


Di:

Patrizia Camedda, nasce da un impasto “calabro-sardo”a Settimo Torinese, dove attualmente vive. Si diploma in Arti Applicate in Costume e Disegno di moda, cimentandosi nei lavori più disparati: da commessa, grafica pubblicitaria, arredatrice d’interni, passa ad occuparsi di segreteria, amministrazione e infine di gestione e formazione Risorse Umane. Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità frequenta successivamente un Corso di Specializzazione in Psicodiagnostica dell’età evolutiva presso l’Istituto Adler di Torino e un percorso di formazione su DSA. Attualmente frequenta la Scuola Adleriana di Psicoterapia di Torino, svolgendo Tirocinio di specializzazione presso AslTo2 in Neuropsichiatria Infantile.

Ma Patrizia non è solo psiche. È anche “anim e core”. Patrizia è mamma non solo di Matteo e Paky. Attraverso l’affido familiare si prende cura di bambini in situazioni familiari difficili.
Giornalista, poetessa, attrice di teatro, si è sempre occupata degli “ultimi”.

Pubblica nel Novembre 2015 la sua silloge Le ombre Umide. La sua poesia riconosce il dolore, ma non teme di guardarlo negli occhi perché è terapia in grado di guarirlo.
Nel 2017 collabora con l’attrice Elena Ruzza per l’associazione Terra Terra al progetto “Creative Evasioni” presso la Casa Circondariale di Ivrea, sezione Transessuali: dal Laboratorio Teatrale Sociale si passa alla costruzione di un Radiodramma.
Ripete l’esperimento nel 2018 con “La voce oltre il muro” realizzando un radiodramma dall’istituto penale minorile Ferrante Aporti di Torino.

1- Descriviti con tre parole, che siano aggettivi, avverbi o sostantivi non rileva

DETERMINAZIONE. Chiamo così la mia caratteristica dominante che fa di me una persona tenace, capace di resistere e resiliente: puntare ad un obiettivo, assumersi impegni e responsabilità, esser coerente, metterci la faccia. Ma così la chiamo io. Mi accorgo che dall’esterno il rimando è un po’ diverso; chi la chiama caparbietà, chi testardaggine ed io, allora, quando me ne accorgo, rispondo che non può che essere così: sono un Capricorno ascendente Capricorno, figlia di un sardo e di una calabrese, notoriamente … capa tosta!
ENTUSIASTA. Mi emoziono, attingo alle mie energie più vitali e le riverso come una valanga, come uno Tsunami, sulle attività che intraprendo, sulle Persone; e così come spando energia tanta ne ricevo, creandosi a volte una sorta di contagio emotivo di entusiasmo che si autoalimenta. È bello.
CURIOSA. Non potrei fare quel che faccio, come lo faccio, se non fossi curiosa. Mi interessa tutto, mi interessano TUTTI. Mi piace andare alla ricerca delle Storie, delle origini, mi soffermo sui dettagli. E poi leggo, leggo tantissimo, cerco di aprire lo sguardo in modo che vi possa entrare il Mondo. C’è posto per una foglia che cade (come cade, di che colore, che suono fa?), per i dettagli di un piano regolatore, per i codicilli in un bando, per i dettagli intimi e delicati che fanno di una Persona QUELLA Persona. Cerco sempre di farlo: mi formo e mi autoeduco per farlo, con la giusta e corretta delicatezza, sensibilità, rispetto.

2 – La poesia come strumento di lotta di classe, di affermazione dei valori umani e di riscatto sociale. Con la Rivoluzione russa la poesia entra nelle fabbriche, si sposta nelle campagne, nelle bettole, nelle prigioni, negli ospedali e diventa messaggera di un pensiero nuovo di giustizia sociale.
Penso a Majakovskij “poeta agitatore”, cantore della lotta di classe e dell’etica comunista.
Secondo te, in un’epoca in cui sembra che le rivoluzioni si facciano seduti sul divano con il pollice sullo smartphone ad esprimere dissenso sui social, qual è il valore aggiunto della poesia in una possibile rivoluzione culturale, sociale?

Guarda, ti rispondo attraverso quella che è la mia esperienza diretta. Ho sempre scritto, ho iniziato da bimba con i diari, per poi passare alle lettere, fitti carteggi; poi ho indirizzato la mia scrittura in azione politica e sociale, ché la politica è una cosa bella, è prendersi cura dei beni comuni a vantaggio della comunità. Così per 10 anni ho scritto in veste di giornalista, occupandomi di temi sociali, sanitari, amministrazione locale. La scrittura è virata in poesia durante la mia esperienza di tirocinio post laurea in psichiatria. Il contatto diretto col dolore, con l’angoscia, con la frammentazione, con le fragilità e l’esclusione avevano bisogno di uno strumento che elaborasse, che restituisse un senso e una storia, che si rendesse segno. Ora per me scrivere è funzionale al dire, raccontare in versi, comunicare. Questo è il senso del mio attivismo nei reading, nelle performance, negli slam, nelle occasioni pubbliche. Una poesia che è impegno civile, una poesia che dice e racconta, una poesia che è testimonianza.

3- Vorrei ci raccontassi del progetto di teatro sociale che hai realizzato con Elena Ruzza e con i ragazzi del Carcere di Torino.
Obiettivo? Portare “Oltre il muro” la voce dei ragazzi che stanno scontando una condanna all’interno del Carcere Minorile, creare un ponte di speranza tra chi è dentro e chi é fuori.
Ancora una volta mi ritrovo a parlare con te del ruolo sociale dell’arte, in questo caso del teatro. Raccontaci del contenuto del progetto, ma non solo; che accoglienza avete ricevuto dai ragazzi?
Quale il valore della Speranza insito nella realizzazione di progetti artistici all’interno delle carceri?

È stata un’esperienza “forte”. Mi sono ritrovata coinvolta molto più che nel progetto precedente: il gruppo di giovani che avevo davanti avevano pressoché l’età di mio figlio, dei ragazzi che incontro nelle scuole ed erano rinchiusi, interrotti, sospesi nel tempo e nello spazio. Con Elena abbiamo riflettuto molto, fin dal primo progetto, sui bisogni e sulle aspettative dei partecipanti al progetto. Tutti ci esprimevano la stessa necessità: parlare, raccontarsi a “quelli fuori”. Chiedevano di essere riconosciuti come persone aldilà del momento detentivo che stavano vivendo. La comunicazione con il “mondo oltre il muro” rappresentava la possibilità di rappresentarsi in una dimensione sana di rientro nella società civile, da persone. E poi c’era la paura, lo sgomento di portarsi addosso per sempre lo stigma, l’etichetta, mentre essere riconosciuti dall’Altro come persone con bisogni, desideri, aspettative, fragilità e risorse restituiva loro la speranza di potersi pensare, in futuro, di nuovo membri di una comunità e non corpi estranei e devianti. Il radiodramma, che è ora un podcast reperibile sul sito di Radio Archimede (nostro partner nel progetto) della città di Settimo Torinese, è un prodotto smart, fruibile, linkabile, capace di oltrepassare non solo i Muri ma le distanze geografiche.

4 – Poesia e psiche. Cosa accomuna questi due aspetti della vita umana? Quanto il codice linguistico della poesia puó influenzare la psiche e quanto la psiche interviene affinché vi sia creazione di poesia?

La poesia è per me uno schema attraverso il quale possiamo conoscere il mondo e allo stesso tempo possiamo agire sul mondo. La psiche è l’organo umano per eccellenza, è l’organo di relazione tra noi e il mondo; attraverso l’attività psichica entriamo in relazione con il nostro ambiente (fisico, emotivo, relazionale), ne creiamo una rappresentazione e in base a queste rappresentazioni attiviamo schemi di risposta emotiva e comportamentale, per giungere infine a una ricostruzione di senso, di una storia di noi, alla ricostruzione di un senso di identità e permanenza. L’attività psichica quindi è un Sistema con input e output, si avvale di molti schemi/codici per operare la conoscenza del/sul mondo (input) e conseguentemente per costruire e generare le risposte (output).
La Poesia è uno di questi, uno dei più evoluti a mio avviso. Il linguaggio poetico è regola e quindi dirige, concentra l’attenzione e ordina e sistematizza. Il linguaggio poetico é visione prospettica, multidimensionale, è felice comunicazione tra tutti gli organi di senso. Lo sguardo poetico sul mondo, e per mondo intendo soprattutto l’ambiente umano a iniziare dall’intima introspezione, è un potente alleato del benessere psicofisico, della salute mentale, della salute collettiva, permette di esprimere attraverso l’espressione del sé creativo la migliore delle potenzialità umane: la generatività.

Ti ringrazio Patrizia

Rosanna

“Un’ora d’aria buona nelle carceri piemontesi” ultima modifica: 2019-02-07T09:35:49+00:00 da Redazione



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