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Interviene anche il Ministro Matteo Salvini, che prende le distanze dal manifesto solo in parte

Manifesto della Lega Crotone per l’8 marzo: il dissenso delle donne (e non solo)

Dura la reazione del fronte grillino. Non fa marcia indietro il segretario del Carroccio locale Giancarlo Cerrelli: "Se tocchi donne e gay si scatena l'inferno"


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Quella dell’8 marzo è una giornata particolare. Non solo per il significato che la Festa della Donna trascina con sé fin dal 1909, anno della prima celebrazione negli Stati Uniti, ma anche per il dibattito e il chiacchiericcio che questa genera, oggi più di ieri, soprattutto sui social. Questa volta a suscitare le polemiche è stato un manifesto della Lega Giovani di Crotone: una disamina su ciò che oggi calpesterebbe la dignità della donna, a partire dall’ ”ignominiosa pratica dell’utero in affitto” alla “cultura politica che rivendica una sempre più assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso nei confronti dell’uomo”. Tralasciando da parte la tendenza a confondere il femminismo con un atteggiamento di prevaricazione della donna e, incredibilmente, il talento quasi invidiabile nel riuscire a parlare anche in questo manifesto di gay e migranti (come si legge al sesto punto), ciò che ha suscitato l’ira del web è stato, in particolare, l’affermazione secondo cui il ruolo naturale della donna è “la promozione e il sostegno della vita e della famiglia”.

Immediate le reazioni anche del fronte grillino, in particolare della vicepresidente alla Camera Maria Elena Spadoni, che prende su Facebook le distanze: “Concetti fuori dal tempo, retrogradi, che non sono compresi nel contratto di Governo che difende il ruolo delle donne e certamente non rappresentano il pensiero di ogni democratico e del Movimento 5 Stelle che combatterà con ogni forza chi parla così. La Lega prenda immediatamente le distanze dalla Lega di Crotone, perché queste uscite sono una offesa a tutte le donne del Sud come del Nord”. Elisabetta Trenta, Giulia Grillo e Barbara Lezzi hanno parlato di “volantino scioccante”: “Leggere tutto ciò ci riporta indietro di decenni. Come donne di questo governo esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione. Ci auguriamo e confidiamo che i vertici della Lega prendano quanto prima le distanze”.

Interviene anche il Ministro Matteo Salvini, che prende le distanze dal manifesto solo in parte, e afferma di credere totalmente nella parità uomo-donna.

Non fa invece un passo indietro il segretario del Carroccio locale Giancarlo Cerrelli. “Se tocchi donne, gay e migranti, si scatena l’inferno. Ma la donna è soprattutto madre e moglie, non si può negare il valore che ha nella famiglia, fulcro della società”, ha affermato il Cerrelli in un’intervista a Radio Capital. Cerrelli, esponente dell’Associazione Giuristi Cattolici, è stato candidato alla Camera per il centrodestra nel collegio uninominale di Crotone alle elezioni politiche dello scorso anno.  “Il problema è la decostruzione della famiglia provocata dalle battaglie femministe del Sessantotto in poi. Invece di creare alleanza tra uomo e donna, le femministe hanno incrementato una guerra tra i sessi. Il risultato è che la donna ha perso il suo ruolo centrale e naturale di punto di riferimento della famiglia, il che non significa che deve rimane a casa. […] Con il pretesto del femminicidio si è creata la definizione della violenza di genere, dipingendo gli uomini come dei mostri. Mentre il vero problema è la decostruzione del contesto familiare. Il femminicidio è una tendenza culturale che fa pensare che l’uomo è cattivo invece di pensare alle vere cause, ovvero la fragilità dei rapporti in una società liquida.”

Quindi, secondo Cerrelli, il femminicidio è una distrazione dal problema della fragilità familiare, appropriandosi di una definizione di Zygmunt Bauman (“La modernità liquida è la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”, affermava il sociologo), e un pretesto per giustificare l’odio della donna sull’uomo. Il termine ‘femminicidio’, ricordiamo, non indica il semplice “assassinio di una donna”, ma la violenza eseguita in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientare l’identità. Ha ragione Cerrelli nel parlare di società liquida e fragilità del ventunesimo secolo, ma il femminicidio è proprio sintomo di questa malattia d’annichilimento che infligge oggi il mondo e, proprio come tutte le malattie, i sintomi sono il punto di partenza per debellare il virus, non qualcosa davanti a cui chiudere gli occhi e puntare il dito come un “effetto di distrazione di massa dal reale problema”.  Un fenomeno che non può e non deve essere sottovalutato, la cui sensibilizzazione ha prodotto già effetti notevoli: nel 2018, delle 94 donne vittime di omicidio di sole 32 di esse si è attestato il caso di femminicidio. Un numero in calo rispetto al 2016 (149) e al 2017 (123). Al contrario, sono aumentate le denunce  di tutti i “reati spia” che possono precedere i femminicidi: maltrattamenti in famiglia, stalking, violenze sessuali. La prova che parlarne, e tanto, non può che far bene alla società.

Chi conosce la storia della Lega e del centro destra sa quali sono i loro valori e che non hanno mai fatto nulla per nasconderli e, anzi, ne hanno fatto un grido di battaglia nel corso delle loro campagne elettorali, assieme alla demonizzazione delle famiglie arcobaleno e al contrasto all’immigrazione. Per questo leggere del continuo sottolineare l’importanza della maternità, del famoso “ruolo centrale della donna nella società” (chiaramente legato alla sua capacità di procreare), non rappresenta nulla di nuovo nel loro panorama politico e sociale. Basti pensare alle reazioni sfrontate dell’ultra cattolico Pillon dinanzi il dissenso pacifico dei gruppi d’attiviste, alle manifestazioni come Family Day et similia, alle idee del Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, anch’egli profondamente radicato nella convinzione che l’unico nucleo familiare possibile sia quella composta da madre e padre e ignorando, di conseguenza, i migliaia di bambini che in Italia vivono con coppie di genitori dello stesso sesso. Le mille lotte alla pratica dell’utero in affitto, il contrasto alle leggi sui diritti civili e l’adozione. E proprio come in un romanzo di Margaret Atwood, questo continuo incentrarsi sulla donna e genitorialità come effetto diretto della sua capacità di generare prole, piuttosto che sulle politiche per permettere alla donna di non doversi ritrovare a scegliere tra l’essere madre e la carriera, tra il vivere per i propri figli e vivere per sé stessa, sul cambiare le leggi sull’adozione e sull’aprire un dibattito di mediazione e non solo di contrasto sulle diverse pratiche che la scienza offre, porterà, forse, a uno scenario non dei più rosei e felici.

Manifesto della Lega Crotone per l’8 marzo: il dissenso delle donne (e non solo) ultima modifica: 2019-03-07T15:39:43+00:00 da Redazione



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