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Ci lasciava il 7 marzo del 1999 uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi

Vent’anni senza Stanley Kubrick, il genio senza pari del cinema

I suoi film sono entrati nella storia del cinema, ridefinendo il concetto stesso di settima arte: una commistione perfetta di cultura letteraria ed artistica senza precedenti.


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Sono passati 20 anni dalla morte di un genio. Stanley Kubrick, che all’epoca stava ultimando Eyes wide shut, fu colpito da un infarto fulminante nella sua abitazione a Hertfordshire, nella campagna inglese. A distanza da quel 7 marzo 1999 rimane tutt’ora impossibile riassumere la sua parabola artistica. Se c’è un regista che più di altri ha saputo raccontare con una densità tale, spaziando nei generi più differenti, quello è proprio lui. Le sue opere sono rimaste come dei paradigmi strepitosi di un’arte che è riuscita a passare indenne le decadi, le mode, le idee, tanto da diventare patrimonio di tutti. Uno dei registi che ha creato il mito dell’autore, trapiantandolo nel cuore di una Hollywood in crisi, tra la fine dell’epoca classica e il tentativo di presa del potere da parte della generazione di Coppola e Spielberg. Un oltrepassamento che fu possibile anche grazie alla sterminata cultura letteraria e artistica di Kubrick di cui tutti i suoi film, nessuno escluso, sono l’espressione.

Da Lolita a Shining: quando cinema e letteratura si uniscono

“Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato”: nell’idea del cinema di Kubrik la letteratura gioca un ruolo fondamentale, non soltanto per l’importanza che il lavoro di sceneggiatura aveva all’interno dell’impianto estetico del film, ma anche per la più o meno esplicita varietà di suggestioni che il regista trasse da molte opere letterarie riuscendo a trasformarle in maniera memorabile in racconti cinematografici. Ben undici dei tredici lungometraggi realizzati da Kubrick furono tratti da romanzi o racconti: i casi più famosi sono senz’altro quelli di “Lolita”, alla cui sceneggiatura collaborò lo stesso Nabokov, “Eyes Wide Shut”, tratto dal romanzo di Arthur Schnitzler “Doppio sogno”, e “Shining”, celeberrimo adattamento del romanzo di Stephen King del 1977.

Kubrick aveva una cultura letteraria sterminata, e anche laddove il riferimento non fu seguito “alla lettera” è possibile rintracciare tantissime suggestioni tratte da opere più o meno famose. Importantissima è quella del film del 1957 “Orizzonti di gloria”, tratto romanzo di Humphrey Cobb: il titolo, sia della versione letteraria che cinematografica, è a sua volta una citazione di “Elegia scritta in un cimitero di campagna” di Thomas Gray. Da Peter George e il suo “Two Hours to Doom” è invece tratto “Il dottor Stranamore”: il personaggio immaginato da Kubrick piacque talmente tanto a George che, dopo l’uscita del film, l’autore lo inserì nella seconda edizione del romanzo. Stessa sorte toccò a “La sentinella” di Arthur Clarke, da cui Kubrick trasse ispirazione per “2001: Odissea nello spazio”: fu proprio a partire dalla memorabile sceneggiatura del film che Clarke trasse ispirazione per uno dei suoi romanzi successivi.

Fonte: fanpage.it

 

Vent’anni senza Stanley Kubrick, il genio senza pari del cinema ultima modifica: 2019-03-07T17:06:15+00:00 da Redazione



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