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Tra i progetti mai realizzati, quello del parco astronomico progettato dal professor Fantetti

San Leonardo: la magia dell’astronomia tra scienza e religione

Tra i simboli dell'Abbazia anche il poco conosciuto foro a mandorla, attraversato da un raggio di sole nell'equinozio di primavera e autunno


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“Che cosa è il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so, se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede non lo so”: così scriveva Sant’Agostino interrogandosi su un concetto così astratto come quello del tempo. Un quesito che trova risposte scientifiche e filosofiche, ma che per secoli è stato soprattutto alla base di riflessioni astronomiche e religiose. L’Abbazia di San Leonardo si erge come tempio dedicato a queste due sfere da sempre tra loro intrecciate.

Oggi, trascinati dai grandi temi dell’Astrofisica e della Cosmologia, si dimentica l’Astronomia di base che regge tutto l’ensemble delle conoscenze dell’Universo, e di cui la struttura di San Leonardo in Lama Volara si fa abile interprete . La data di fondazione non è nota, ma ciò che sappiamo è che il probabile autore Guilielmus (così riportano le firme riportate sulla struttura) non solo era un architetto, ma era soprattutto un astronomo. Non è un caso perciò che San Leonardo era ed è prima di tutto uno strumento, una chiave di lettura delle stagioni che si alternano senza sosta. E se l’edificio romanico è una porta aperta sul tempo, il noto foro gnomico è la chiave principale d’accesso ad esso. Nel realizzare il foro gnomico a nord, attraversato da un raggio di sole ogni anno durante il Solstizio d’estate, Guilielmus voleva celebrare il “trionfo del Cristo”. Ancora oggi fedeli e non si riuniscono attorno il rosoncino ad undici raggi, proiettato al centro dell’Abbazia.

Tuttavia, c’è un secondo foro, oggi ignorato dai più e la cui simbologia non viene spesso approfondita. Si tratta del foro equinoziale a forma di mandorla, connesso ad ovest: è all’equinozio di primavera e d’autunno che il fenomeno osservato durante il solstizio si ripete. A scoprirlo fu il professor Fantetti, professore di astronomia arrivato a Manfredonia quaranta anni fa e che si innamorò fin da subito dell’Abbazia. Proprio lui portò qui Nedim Vlora, professore di geografia astronomica presso l’Università degli studi di Bari e con diverse pubblicazioni alle spalle, il quale ha accompagnato tanti studenti nei loro percorsi di tesi su San Leonardo. Era un giorno di fine anni Settanta, quando Vlora e Fantetti si accorsero, con grande stupore, della presenza di un secondo foro a forma di mandorla sulla parete occidentale di San Leonardo, a lato della porta d’ingresso. Durante l’equinozio primaverile, dalle ore 15.30, il raggio di sole penetra attraverso la mandorla e s’infrange sulla parete dell’abside sinistro, dove è stata collocata una piccola icona della Madonna. Secondo l’interpretazione di alcuni studiosi, la mandorla racchiude la purezza, simbolo della fede e della gloria di Dio. Il mandorlo è il primo albero a sbocciare in primavera, perciò simboleggia il rinnovarsi della natura dopo il letargo dell’inverno e, per la sua forma ovoidale, la mandorla rappresenta anche l’uovo cosmico da cui tutto nasce. Infine, nei primi anni del Cristianesimo i cristiani si riconoscevano attraverso il segno del pesce stilizzato con la forma della mandorla (Vescica Piscis – Mandorla Mistica).

Questi eventi uniscono lo spettacolo di un fenomeno astronomico al significato religioso che esso incarna e, per tali ragioni, il professor Fantetti sogna da tempo di fare dell’Abbazia di San Leonardo un polo di studio astronomico, un vero e proprio parco che sia alla portata di tutti, soprattutto alle scuole. Un progetto che resterà forse per sempre una chimera, ma che incrementerebbe il panorama culturale della città di Manfredonia. Sul territorio infatti, afferma il professor Fantetti, nessun ambiente è adatto ad ospitare un’area simile come San Leonardo. La sua funziona non sarebbe solo sociale, didattica e turistica, ma soprattutto scientifica, creando una rete di collaborazione tra scuole, enti e università e promulgare ancora di più l’attività già presente sul campo, come gli incontri a carattere scientifico con ricercatori e divulgatori del mondo accademico.

Il tempo altro non è che il risultato di ciò che l’Universo fa da miliardi e miliardi di anni in maniera ancora misteriosa. Poter osservare il cielo e i suoi mutamenti è cogliere il tempo nella sua essenza, catturarlo e racchiuderlo in quel raggio di sole che dal 1200 attraversa l’Abbazia di San Leonardo. Il tempo nel tempio.

San Leonardo: la magia dell’astronomia tra scienza e religione ultima modifica: 2019-04-07T19:05:57+00:00 da Redazione



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