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“Paesaggi verbali” di Domenico Carella al Palazzetto dell’arte


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Foggia – IN scena al Palazzetto dell’arte di Foggia la creatività. Potente impatto per la personale di Domenico Carella dove la frase che potrebbe definire, ove definire sia possibile, una storia fatta di inventiva è ‘S’ei piace ei lice’ del Tasso, a testimonianza di un tasso, non quello della letteratura, ma propriamente o squisitamente estetico, dalla vasta portata anticonformista.

Se piace lice, e piace davvero tanto il modo tutto nuovo di testimoniare la realtà che circonda l’artista. Abbiamo chiesto a Domenico cosa sia l’arte: “è vita, intesa come crescita, divenire e struttura del fare esperienziale, metafora dell’incontro con le persone che si traduce nella scelta della tecnica come dei materiali che sono tutti parti o tasselli dell’anima umana. La vita reale si sostanzia dell’esperienza dell’arte e viceversa facendo coincidere messaggio e veicolo del messaggio, unico atto essenziale della trasmissione di idee, fonte di benessere per lo spirito. La tecnica usata, le lettere scelte e assemblate in questo modo, rappresentano il pluriverso del mondo fatto di universi. La tecnica non è, comunque, importante di per sé, ma solo se teleologicamente intrisa di idee e finalità e l’intelletto che sia veramente agente è tale solo come azione sul materiale che rende la propria personale formazione”.

“Quindi, la tecnica è tale se adattata ad uno spazio fatto del noi, dell’intersoggettività vivente e l’opera è davvero vita e respira solo in rapporto a questo gioco di forze significazionali legate all’esperienza intersoggettiva dell’altro”. Una grande passione che nasce dall’infanzia per i luoghi della Capitanata: “la Capitanata è la dimensione del mio essere storico, della mia infanzia, dei ricordi di mio padre che da piccolo mi portava in campagna lasciandomi ‘sentire’ i campi con i loro colori, profumi, essenze nascoste. Di tutto questo si ha come una sedimentazione cerebrale, una impressione che da neuronale si fa viva e vivendo si fa arte. Nulla di più autentico della propria dimensione mutuata dall’ambiente che ci circonda”.

Di Domenico soprattutto rimane una storicità forte che coglie il senso del proprio vissuto, una metafisica del ricordo non come proprietà morale, ma largamente ontologica.

(A cura di Giuseppe Marrone – Redazione Stato)

“Paesaggi verbali” di Domenico Carella al Palazzetto dell’arte ultima modifica: 2014-05-07T20:56:47+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Alessandro Pitrè

    Domenico è sempre stato un Grande – ha sempre stupito con la sua capacità di accedere, con i suoi lavori, alle dimensioni strutturali dell’Arte – SA che la parola è chiave pe l’accesso ai meccanismi di significazione – ma sa anche di poterne fare a meno

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