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Coppa Nevigata, relazione su campagna di scavo 2012 (Prof. A.Cazzella)


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2012 Coppa Navigata particolare scavi (statoquotidiano)

Manfredonia – NEL 2012 ha avuto luogo la trentesima campagna di scavo da quando, nel 1983, sono riprese le ricerche sul terreno dopo l’episodio di devastazione del 1979 da parte dell’équipe della cattedra di Paletnologia dell’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Università di Foggia.

In questi trenta anni molti dati sono stati acquisiti, per cui Coppa Nevigata è uno dei siti preistorici più noti in Italia (si può citare, ad esempio, l’esistenza di 58000 voci internet in Google). Una particolare importanza hanno le informazioni ottenute sulla sequenza del sistema di fortificazioni che difendevano l’insediamento dell’età del Bronzo e della prima età del Ferro (tra XVII e VIII secolo a.C.) verso l’entroterra (l’abitato era posto ai margini della laguna allora esistente), ma importanti dati si hanno anche sulle trasformazioni della struttura dell’abitato, sulla presenza di sepolture e resti umani al suo interno, sulle attività economiche, sull’ambiente antico.

Nell’ambito di tali ricerche, nel 2012 sono proseguite le attività di scavo in diversi settori dell’insediamento, con molteplici obiettivi. Una delle aree di scavo è posta al di fuori delle mura più antiche, risalenti al periodo Protoappenninico Antico (XVII secolo a.C.). In quest’area è continuata la messa in luce del livello di incendio che ebbe luogo alla fine del Protoappenninico Recente (tardo XVI secolo a.C.). Sono stati rinvenuti, tra l’altro, alcuni frammenti di ossa umane (presumibilmente deposti intenzionalmente, come in altri punti della medesima sistemazione, e non derivanti dalla distruzione a opera del fuoco) e una punta di freccia in selce, frammentaria, probabilmente connessa con l’incendio. Questo, infatti, fu probabilmente di origine bellica: la nuova cuspide si va ad aggiungere agli altri esemplari attestati in posizione analoga, subito al di fuori delle mura più antiche. Nella porzione nord del settore di scavo, sovrapposta a un primo livello di uso dell’area, è stata individuata parte di una struttura formata da un accumulo di calcare giallastro frantumato delimitato da una fila di pietre di medie dimensioni con andamento leggermente curvilineo. Non si può escludere che si tratti di una prima versione, realizzata nel corso del Protoappenninico Recente, di un tipo di sistemazione difensiva che si affermò pienamente nell’Appenninico Iniziale (primi due terzi del XV secolo), caratterizzata dall’uso di un riempimento in terra invece che costituito da pietre di piccole dimensioni alla base delle mura.

E’ stata inoltre messa in luce la parte occidentale del grande piano di cottura di forma circolare (oltre 2 m di diametro) individuato nella precedente campagna di scavo. Questa ampia struttura di combustione era probabilmente connessa con l’attività di tostatura dei cereali per favorirne la conservazione e si ricollega con l’uso per attività pratiche di tutta la fascia immediatamente esterna alle più antiche mura. In un settore adiacente, verso Ovest, si sono invece asportati i livelli riferibili all’Appenninico Recente (XIV secolo a.C.), in cui erano conservate tracce di due piccoli piani di cottura, e i sottostanti livelli di crollo della struttura difensiva dell’Appenninico Iniziale (primi due terzi del XV secolo), raggiungendo infine anche qui i livelli presumibilmente collegati con l’incendio avvenuto alla fine del Protoappenninico Recente. Alla base di tali livelli sono state riconosciute alcune profonde canalette che delimitano aree di limitate dimensioni, in rapporto con una funzione di non facile identificazione (forse alloggiamenti per pareti di strutture di piccole dimensioni, presumibilmente connesse con attività pratiche e non destinate a essere utilizzate come abitazioni).

Nei settori nordorientali è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, poi riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche. Si è così potuta comprendere meglio la situazione solo indiziata in base agli scavi del 2011. Qui venne realizzata in una fase avanzata dell’Appenninico Recente (XIV secolo a.C.) una torretta quadrangolare appoggiata alla fronte delle mura; una seconda torretta è stata individuata pochi metri più a est. La prima delle due torrette venne costruita in corrispondenza di una postierla appenninica tamponata nel corso della medesima fase; in tale occasione fu presumibilmente realizzato il forno da pane posto all’interno delle mura, messo in luce nel 2011. La postierla, ricavata sopra la base delle mura protoappenniniche riutilizzate, era inserita tra due avancorpi, uno poco sporgente a est, in pietrame a secco, e uno più prominente a ovest. Quest’ultimo, che sembra essere stato realizzato con la tecnica del muro esterno di contenimento in pietrame e riempimento di terreno misto a calcare giallastro frantumato, probabilmente si riconnetteva con il bastione posto a est della porta appenninica. In sintesi si può pensare che la ristrutturazione della fronte interna delle mura protoappenniniche (ridotte di spessore da un crollo o intenzionalmente) e la costruzione della postierla in quest’area furono realizzate agli inizi dell’Appenninico Recente. Il segmento murario esterno andava anche a ispessire le mura appenniniche nella zona in cui erano state maggiormente ridotte di spessore all’interno. La nuova postierla fu quindi incorniciata fra due elementi sporgenti, di cui quello orientale di minori dimensioni, come sembra avvenire anche in rapporto con la postierla appenninica occidentale, già nota: quest’ultima era posta immediatamente a est della porta protoappenninica tamponata e a ovest di un avancorpo a profilo curvilineo, successivamente trasformato in torretta quadrangolare. Anche questa postierla sembra non essere stata più utilizzata in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, quando fu realizzata una struttura circolare in corrispondenza di essa, verso l’abitato. A differenza di quanto avvenne nel Protoappenninico, quindi, nell’Appenninico Recente le postierle sembrano essere state in numero ridotto, ma visibili dall’esterno.

2012 Coppa Navigata particolare scavi (st)

Ben presto, tuttavia, le postierle appenniniche furono eliminate: in corrispondenza di quella messa in luce nella campagna 2012, all’interno, come sopra accennato, fu realizzato un forno da pane. E’ probabile che quando fu scavato il primo fossato, nel corso dell’Appenninico Recente, anche gli avancorpi nell’area recentemente scavata furono defunzionalizzati, sostituiti da torrette impostate a partire da un piano posto a quota più elevata, parallelamente alla chiusura della postierla inserita tra di essi. Infine, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, fu accumulata una certa quantità di terreno misto a calcare giallastro, addossata alla faccia interna delle mura usate nella prima fase, accumulo sul quale fu impostata la nuova fronte interna delle mura appenniniche, rinvenuta nel 2012 nella parte più orientale messa in luce.

Anche il forno da pane fu abbandonato, danneggiato e inglobato entro la nuova fronte muraria interna. Questa complessa serie di trasformazioni (corrispondenti ad almeno tre fasi), avvenuta nell’arco di un periodo di tempo che non dovrebbe aver raggiunto i 150 anni (da poco dopo la metà del XV alla fine del XIV secolo), indica la frequenza con cui avvenivano modifiche, anche rilevanti, nel sistema delle fortificazioni in tale periodo. E’ da notare inoltre che la tecnica della realizzazione di alcune strutture difensive (almeno quelle di tipo accessorio), con muro di contenimento esterno e riempimento in terreno misto a calcare giallastro frantumato, sembra durare più a lungo di quanto finora noto (la fase antica dell’Appenninico), iniziando probabilmente, come sopra accennato, nel Protoappenninico Recente e continuando fino agli inizi dell’Appenninico Recente.

Un’altra zona di scavo ha interessato un’area a sud della porta di accesso all’abitato. Si sono scavati diversi livelli di deposito e si è svuotata una piccola fossa riempita di ciottoli marini (riserva di materia prima per realizzare manufatti in selce? Accumulo di proiettili da fionda?), analoga a un’altra esplorata in anni precedenti. Si è parzialmente asportato il livello di terreno misto a calcare giallo frantumato riferibile al Subappenninico, mettendo in luce i sottostanti livelli, che sembrano essere riferibili a un momento antico del Subappenninico stesso (XIII secolo a.C.). Solo in un punto è attestata una porzione di acciottolato, realizzato con cura, sottostante a un piano con tracce di bruciato. E’ proseguita inoltre la messa in luce di una piccola area con piano battuto delimitato da una fila semicircolare di pietre e della piastra di cottura individuata nella precedente campagna di scavo, ed è stato messo in luce un allineamento rettilineo di pietre. Tale insieme di elementi appare riferibile più che a vere e proprie abitazioni a una serie di strutture ed aree destinate a varie attività, connesse anche con l’uso del fuoco.

Nella zona sono stati inoltre rinvenuti diversi elementi in metallo (oggetti di ornamento e un coltello), un vago sferoidale in cristallo di rocca e alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, tutti ricollegabili con una disponibilità di beni di un certo valore. Il rinvenimento di un osso lungo umano con una serie di tacche, che ne indica una utilizzazione con valenza simbolica, si connette con un aspetto diverso, ma non necessariamente in contrasto con una destinazione pratica dell’area, in quanto tali funzioni non erano necessariamente alternative e spazialmente distinte. La presenza, infine, di un peso da bilancia in pietra fa pensare che vi si attuassero anche forme di scambio di beni.

Nella parte sud-orientale dello scavo sono stati scavati, senza raggiungere il fondo, i riempimenti di tre fosse cilindriche di circa 2 m di diametro, di cui una già nota e due precedentemente sconosciute. Il numero delle fosse cilindriche in quest’area, realizzate intorno al 1100 a.C., arriva quindi a 10. Un numero così elevato di strutture ravvicinate realizzate con una certa cura fa escludere che si tratti di elementi connessi originariamente con l’accantonamento di rifiuti e fa propendere per l’ipotesi di una loro funzione per la conservazione di beni (probabilmente sili per cereali: le dimensioni e la forma ricordano quello, realizzato in elevato, del Protoappenninico Recente, trovato colmo alla sua base di semi carbonizzati a causa dell’incendio sopra ricordato), successivamente trasformate in discariche di rifiuti. Una delle due fosse scavate nel 2012 risulta essere stata tagliata circa a metà dalla trincea prodotta dalla ruspa nel 1979. La concentrazione di probabili strutture per l’immagazzinamento, adiacente a un’area subito prima destinata a ospitare una concentrazione di strutture di combustione (messe in luce nelle precedenti campagne di scavo), fa pensare che almeno a partire dal Subappenninico Recente (XII secolo a.C.) si siano sviluppate forme di controllo centralizzato di attività lavorative o cultuali (non si può escludere che le strutture di combustione fossero connesse con forme collettive di consumo di cibo, cariche di implicazioni simboliche) e immagazzinamento.

(Prof. ALBERTO CAZZELLA
Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità
Sezione di Paletnologia UNIVERSITA’ di ROMA)

Coppa Nevigata, relazione su campagna di scavo 2012 (Prof. A.Cazzella) ultima modifica: 2013-06-07T19:07:09+00:00 da Redazione



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Commenti


  • giiuanumunicip

    Perchè tutto questo deve essere di appannaggio dei soli addetti ai lavori.
    Loro scoprono le vestige e gli siamo grati… però dopo li vogliamo vedere anche noi cittadini normali…. tutto ciò è la nostra storia… fatecela capire, vedere, leggere e studiare, e ciò avviene se lo sgrigno sarà finalmente aperto a tutti con l’istituzione di un “parco archeologico”. Grazie Prof. Cazzella per tutto quello che ha fatto e continua a fare.


  • leonardo

    se scavano anona piu in la sia ad est ad ovest e a nord trovano anche grotte con resti umani.


  • leonardo

    come fare x contattare il professore vorre fargli delle rivelazioni importanti su coppa nevigata


  • Pippomix

    alberto.cazzella@uniroma1.it
    cattedra di Paletnologia, Uniroma 1
    E‘ professore ordinario di Paletnologia.
    se contatti il dott. F. Nomi (328/3746402) potrebbe aiutarti o darti il numero di telefono.
    By 🙂


  • giiuanumunicip

    News RIPUBBLICATELO, Spertando che qualcosa si faccia…considerati gli attuali pezzi da novanta che abbiamo al parlamento…
    03.03.2009
    Alla ricerca della Siponto sommersa

    Un Convegno promosso dal Lions club e dal centro di cultura del mare porta alla ribalta il problema della ricerca archeologica subacquea – Il ruolo dell’Università di Foggia – Sabato 7 marzo alle 17,30 all’Auditorium comunale dei Celestini

    Un convegno sulla cultura del mare nel Golfo di Manfredonia e i beni archeologici marini. Ad organizzarlo il Lions club Manfredonia Host in collaborazione con il Centro di cultura del mare e la Città di Manfredonia. “L’intento è quello – spiega il presidente Salvatore Guglielmi – di sollecitare azioni volte a valorizzare l’immenso patrimonio della cultura del mare nel significato più ampio e più in particolare a promuovere la ricerca archeologica subacquea mai considerata”. A cominciare dalla Siponto sommersa.
    Se della Siponto antica e medievale si sa ormai parecchio anche se la gran parte di quella opulenta città rimane sepolta sotto una coltre di terra neanche molto spessa come dimostrano alcuni scavi eseguiti anche di recente, della vagheggiata Siponto scivolata in fondo al golfo si sa poco o niente. Di quando in quando se ne parla ma in termini del tutto ipotetici che rasentano la fantasia dal momento che non vi è mai stato un riscontro concreto che avvalorasse quella credenza che trova radice nelle vicende telluriche che accompagnarono la distruzione di Siponto.
    Ma chiaramente il discorso archeologico marino non si esaurisce alla ricerca della Siponto sommersa, ma investe quanto meno una larga estensione dell’Adriatico prospiciente il Golfo di Manfredonia che si allarga intorno al promontorio del Gargano almeno fino alle Isole Tremiti. Un bacino di studio e di ricerca formidabile data la forte frequentazione di navi sulle rotte che in ogni tempo hanno attraversato in lungo e in largo il bacino adriatico. Vicende belliche anche recenti a parte.
    Qualche assaggio dell’esistenza dei “tesori” archeologici che vi sarebbero depositati sui fondali, è venuto da ricercatori privati i quali sulla scorta di riscontri delle cronache del tempo di riferimento, avrebbero individuato resti di velieri naufragati. D’altra parte capita spesso ai pescatori nostrani di trovare impigliati nelle reti da pesca reperti ed anfore fortemente datate.
    Un mondo straordinario, per tanti aspetti affascinante, rimasto avvolto dal silenzio degli abissi marini e dimenticato dalla memoria dell’uomo. Su di esso non è mai stata condotta una qualche ricerca subacquea per il semplice fatto che, in modo particolare da queste parti, non vi è mai stata una attenzione all’archeologia subacquea.
    Un qualche spiraglio si è recentemente aperto con l’arrivo a Foggia dell’Università degli studi che nel suo ordinamento ha anche una facoltà di archeologia tanto che l’attuale Rettore dell’Ateneo è il professore Giuseppe Volpe, ordinario appunto di archeologia. Una presenza niente affatto formale ma fortemente propositiva con una attenzione particolare ai beni archeologici marini. All’attivo di quella facoltà vi è anche un significativo lavoro di ricerca ma in altri mari come quello antistante l’Albania nostra dirimpettaia. Per fare una campagna di ricerca archeologica, terrestre o marina che sia, non ci vogliono solo la dotazione tecnica e le buone intenzioni. Occorrono innanzitutto le mai sufficientemente invocate risorse finanziarie. E magari le opportune sollecitazioni.
    Ed è quanto si propone l’iniziativa del Lions che si terrà sabato 7 all’Auditorium comunale dei Celestini, relatori Giuliano Volpe, Rettore dell’Università di Foggia, Danilo Leone e Maria Turchiano, ricercatori di scienze archeologiche dell’Università di Foggia, Arcangelo Alessio, responsabile del servizio archeologia subacquea della Soprintendenza dei beni archeologici di Puglia, ed inoltre il sindaco Paolo Campo, il presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe, Giandiego Gatta, presidente del Parco nazionale del Gargano, Pietro Pepe, presidente del Consiglio Regine Puglia, Letterio Munafò, presidente sezione Puglia Società italiana protezione beni culturali, Mario Rinaldi, past Governatore Distretto Lions 108AB Abulia.

    Michele Apollonio
    Ufficio stampa e comunicazione Comune di Manfredonia

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