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Tangenti: arrestati due avvocati baresi


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(ANSA)-BARI, 7 GIU – Due avvocati, Maria Pia Baldassarre e Giovanni Pio Castellaneta, sono stati arrestati per concussione.

E’ indagato a piede libero un funzionario della comunita’ montana ‘Murgia barese sud-est’. Baldassarre e’ stata condotta dalla Gdf in carcere, Castellaneta, suo collaboratore di studio, e’ ai domiciliari. La vicenda riguarda il pagamento di una presunta tangente di 50mila euro per far tornare al lavoro un dipendente (assistito da Baldassarre) che ha una causa di lavoro per mobbing con l’ent

Tangenti: arrestati due avvocati baresi ultima modifica: 2013-06-07T23:14:18+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    L’avvocato deve rifondere le spese di giudizio al cliente se ne segue le indicazioni senza avvisarlo delle conseguenze!

    L’impostazione della “strategia difensiva” di una causa è spesso un momento critico nei rapporti tra avvocato e cliente, specie quando quest’ultimo voglia “sostituirsi” al professionista nella redazione degli atti o nella scelta delle eccezioni da sollevare.

    Se, in giudizio, l’avvocato sia tenuto a dar retta al proprio cliente o invece debba seguire ciò che il proprio scrupolo professionale gli suggerisce è una questione dibattuta dai giudici e che non trova unanimità di vedute.

    L’orientamento principale reputa che il difensore, nella propria autonomia professionale, non debba incontrare alcun vincolo. Ma anche a voler disattendere tale pensiero, il legale può ritenersi tenuto a seguire le indicazioni dell’assistito sulle argomentazioni da spendere o da tacere in giudizio solo se lo ha prima informato, in modo chiaro e adeguato, di tutte le alternative possibili e, soprattutto, delle conseguenze che potrebbero derivare dalle scelte indicate dal cliente (il che spesso avviene con una dichiarazione scritta e controfirmata dal cliente stesso).

    Se non adempie a quest’obbligo informativo, il professionista che abbia seguito le indicazioni dettategli dalla parte e poi abbia perso il giudizio, potrebbe essere condannato a rifondere le spese del giudizio.

    È quanto capitato in un recente caso deciso dal Tribunale di Verona, la cui sentenza ha imposto al legale di rimborsare al proprio assistito le spese del giudizio di Cassazione sostenute da quest’ultimo per la sua negligenza nei gradi di merito. (Trib. Verona, sent. n. 1347/2013.)

    L’obbligo del “consenso informato” nei confronti del proprio assistito è diventato, peraltro, ancora più vincolante dopo il 25 gennaio 2012, a seguito del decreto “Cresci Italia”. La nuova normativa prevede, infatti, stringenti obblighi informativi a carico del professionista nei confronti del cliente nella fase precontrattuale.

    Infatti, tra i nuovi doveri dell’avvocato vi è quello di informare in anticipo il cliente sul grado di complessità dell’incarico e di fornirgli tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili da quel momento fino al compimento della propria attività. L’obbligo informativo permane, poi, per tutta la durata dell’incarico.

    Pertanto, non si salva dalla responsabilità professionale l’avvocato che, una volta persa la causa, sostenga che la scelta della strategia gli sia stata “imposta” dal cliente che si vantava essere un “esperto” del settore.

    Ma pur volendo escludere una completa autonomia del difensore dall’assistito, il professionista ha comunque l’obbligo di fornire la prova di avergli dato – in anticipo – una corretta informativa, dimostrando sulla base di quali informazioni è maturata la scelta del cliente. In mancanza di ciò il risarcimento a carico dell’avvocato è pressoché automatico, quanto meno alle “spese di soccombenza” del giudizio.

    In conclusione, anche se l’avvocato ha perso il giudizio per colpa delle scelte impostegli dal cliente (e non quindi per proprie incapacità), dovrà comunque dimostrare di aver dato a quest’ultimo una corretta informativa (cosiddetto “consenso informato”) circa le conseguente delle sue (inesperte) scelte.
    Foggia, 20 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    La sentenza è nel senso che l’avvocato non può scusarsi della propria negligenza durante il processo, adducendo che la stessa deriva dalle scelte imposte dal proprio cliente! Interessante, no?

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