Cura senza benefici, con avverse e gravi conseguenze

Stamina, Cassazione respinge metodo Vannoni: pericoloso

Il trattamento Stamina costituisce “medicinale tecnicamente imperfetto e somministrato in modo potenzialmente pericoloso per la salute pubblica”


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Il capitolo Stamina è chiuso. Con tre sentenze diverse, la Cassazione ha espresso il “no” definitivo alla ‘cura’ di Davide Vannoni. Al metodo non può essere attribuita alcuna validità scientifica. Ma non solo, a ciò si aggiungono anche rischi emersi collegati all’attività di estrazione e re-inoculazione delle cellule staminali, effettuate non secondo le modalità previste dalla legge.

Infatti, numerosi pazienti hanno denunciato assenza di benefici. In circa il 25% dei pazienti che si sono sottoposti al metodo e di cui è stato possibile consultare le cartelle cliniche, si sono presentati eventi avversi, anche gravi (nel 14% dei casi).

Di conseguenza, il trattamento Stamina costituisce “medicinale tecnicamente imperfetto e somministrato in modo potenzialmente pericoloso per la salute pubblica”. Ed è il motivo per cui, lo scorso 21 aprile, è stato respinto il ricorso di Davide Vannoni per il dissequestro delle cellule staminali agli Ospedali Civili di Brescia, respingendo anche tredici ricorsi di familiari di malati sottoposti alle infusioni.

Stamina aveva fatto il suo ingresso anni fa, proponendosi come un commercio di speranze per procedure mediche che andavano al di là di ogni convalida scientifica. Di realtà come Stamina il mondo è pieno. Ma in questo caso il problema ha visto una evoluzione del business di cellule staminali da privato a pubblico. Infatti, la somministrazione di cellule mesenchimali avveniva all’interno di strutture pubbliche col denaro della collettività. Il tutto sotto un fallace diritto di scelta di una cura e condito da distorte informazioni mediatiche ad opera di noti programmi televisivi.

Inizialmente, infatti, le terapie proposte da Stamina venivano somministrate in strutture pubbliche, con accordi tra Stamina Foundation e ospedali, in violazione delle norme comunitarie. Così l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) impose l’interruzione delle procedure. Quando, improvvisamente, la TV portò nelle case degli italiani, per un lungo periodo, bambini malati e genitori in lacrime. E così le lacrime presero il posto della ricerca scientifica e i tribunali iniziarono ad ordinare la ripresa delle somministrazioni.

Ciò fu fatto sulla base di un decreto provvisorio (Turco-Fazio) -e sul quale si basarono i sostenitori del metodo- che stabiliva una categoria di cure a cui ricorrere in casi gravi: le cure compassionevoli. Nel breve tempo il caso avrebbe preso un’ulteriore piega, catastrofica dal punto di vista scientifico.

Infatti si arrivò ad un nuovo decreto, votato all’unanimità, che identificava le cellule staminali non più come terapia ma come trapianto. Questo avrebbe portato a bypassare tutta la procedura sperimentale, lunga, tortuosa, ma fondamentale, fatta di numerose fasi che porta alla dimostrazione dell’efficacia di un farmaco. Un trapianto, invece, è una procedura che non segue protocolli così complessi.

Ma il decreto fu modificato col passaggio alla Commissione affari sociali della camera. Fu a quel punto che iniziò la rivolta delle menti italiane e di altri Paesi, inclusi premi Nobel, che cominciarono a premere e farsi sentire, consentendo di evitare il collasso a cui si stava andando incontro.

Anche “Nature”, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche esistenti, si espresse sul caso italiano sottolineando il rischio di uscire fuori da regole dell’Unione Europea e dell’FDA.

L’apertura a Stamina rischiava di rendere l’Italia un campo fertile per società straniere e italiane, desiderose di vendere pseudo-cure a base di staminali. Sarebbe stato l’inizio di una nuova era, fatta di cure non autorizzate, ‘elisir’ fuori da ogni controllo, capaci di attirare organizzazioni criminali, in contrasto con norme e regolamenti a tutela della salute dell’uomo e delle casse del sistema sanitario.

(A cura di Raffaele Salvemini – raffaele.salvemini@live.it)

Stamina, Cassazione respinge metodo Vannoni: pericoloso ultima modifica: 2015-06-07T08:25:35+00:00 da Raffaele Salvemini



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