ORTA NOVA (Foggia) – Tra le intercettazioni finite agli atti dell’operazione “Damocle bis”, che ha portato all’arresto di sette persone ritenute appartenenti a una presunta banda specializzata negli assalti ai bancomat con la tecnica della cosiddetta “marmotta”, emerge anche una conversazione che gli investigatori considerano particolarmente significativa.
Protagonista del dialogo è Enea Dervishi, ventenne di origini albanesi residente a Orta Nova, che parlando con la propria fidanzata avrebbe collegato le proprie presunte attività criminali al desiderio di garantirle una stabilità economica. In una delle frasi intercettate dagli investigatori, il giovane afferma: «Se ho fatto un casino del genere è perché io ti amo».
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotta dai Carabinieri, ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari in carcere nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti in due assalti a sportelli bancomat avvenuti tra gennaio e marzo 2026. Il primo episodio si sarebbe verificato il 17 gennaio a Quarrata, in provincia di Pistoia, ai danni della Banca Alta Toscana Credito Cooperativo. In quell’occasione il bottino sarebbe stato di circa 24 mila euro, parte dei quali recuperati poche ore dopo dalla Polizia Stradale di Arezzo. Il secondo colpo, tentato il 12 marzo a Vallata, in provincia di Avellino, sarebbe invece fallito nonostante l’utilizzo di più ordigni esplosivi artigianali.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe operato utilizzando le cosiddette “marmotte”, dispositivi esplosivi artigianali inseriti nelle fessure erogatrici degli sportelli automatici per provocarne l’esplosione e accedere al denaro contenuto all’interno.
Gli arrestati dovranno comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per gli interrogatori di garanzia. Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione per delinquere, furto aggravato, possesso di materiale esplodente, ricettazione e riciclaggio di veicoli.
Le indagini si fondano su numerosi elementi investigativi, tra cui intercettazioni telefoniche e ambientali, tracciamenti GPS dei veicoli utilizzati, immagini di videosorveglianza e analisi dei tabulati telefonici.
Nella richiesta di misura cautelare, la Procura evidenzia la presunta capacità organizzativa del gruppo e la disponibilità di materiale esplosivo, elementi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero un concreto rischio di reiterazione dei reati.
Tra i passaggi più rilevanti delle intercettazioni figura proprio il dialogo tra Dervishi e la fidanzata. La ragazza lo invita ad abbandonare quella che definisce «una vita di merda», mentre lui sostiene di aver agito per non restare senza denaro e per non farle mancare nulla. Un colloquio che gli investigatori ritengono indicativo della consapevolezza delle attività contestate e che è stato inserito tra gli elementi a sostegno dell’impianto accusatorio.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.



