L’incendio che ha devastato l’Oasi Lago Salso riaccende il dibattito sul futuro della riserva naturale di Manfredonia e sulle responsabilità legate alla tutela di un patrimonio ambientale considerato tra i più importanti del territorio.
Il rogo, divampato lunedì 6 luglio, ha richiesto un vasto intervento di emergenza con dodici mezzi e ventisei unità operative impegnate tra vigili del fuoco, personale Arif, polizia locale, carabinieri e protezione civile. Le operazioni di spegnimento sono state coordinate dal DOS (Direttore delle Operazioni di Spegnimento) e hanno coinvolto anche un elicottero e un canadair, mentre i vigili del fuoco hanno garantito la permanenza nell’area per completare la bonifica ed evitare nuove riprese delle fiamme.
A preoccupare maggiormente è la situazione della fauna presente nella riserva. Il Wwf di Foggia ha lanciato l’allarme per le nidificazioni delle cicogne bianche, con numerosi giovani esemplari ancora incapaci di volare, chiedendo interventi per mettere in sicurezza i nidi.
L’associazione ha evidenziato che “a distanza di un anno, le zone umide sipontine continuano a bruciare“, denunciando una situazione in cui l’oasi “continua a versare in uno stato di abbandono“ e ponendo la domanda: “Chi si assumerà la responsabilità di quanto sta accadendo?“
L’incendio arriva a un anno di distanza dal grave rogo del 2025, definito da molti un evento devastante per l’area. Sul tema è intervenuto Giuseppe Marasco, consigliere comunale capogruppo e comandante del Corpo Volontari Civilis – Ispettori Ambientali Forestali Territoriali, che ha presentato una diffida al sindaco di Manfredonia e alle istituzioni competenti.
Nel documento Marasco definisce l’incendio doloso e chiede chiarimenti sugli interventi adottati nell’ultimo anno per prevenire nuovi episodi: dalla videosorveglianza al controllo del territorio, dalle indagini sui responsabili del rogo del 2025 ai fondi destinati a fasce tagliafuoco e sistemi di allerta.
“L’ennesimo incendio rappresenta una vera e propria sfida alle istituzioni e agli apparati dello Stato. È la prova che la lezione del 2025 non è servita a nulla“, scrive Marasco, annunciando l’intenzione di trasmettere la diffida anche alla Procura della Repubblica di Foggia, alla Prefettura, alla Regione Puglia e al Ministero dell’Ambiente per verificare eventuali responsabilità.
Sul fronte politico è intervenuto anche il consigliere comunale Ugo Galli, ricordando che il 19 giugno 2026, durante una seduta del Consiglio comunale, il sindaco era stato già interrogato sulla situazione dell’oasi, ricevendo una risposta giudicata “vaga e insoddisfacente”.
Anche l’arcivescovo padre Franco Moscone ha espresso vicinanza al territorio, definendo l’accaduto “un progetto criminale“ e sottolineando che “la cittadinanza non può rimanere silente di fronte a simili fatti“.
A intervenire è stato anche Alessandro Manzella, responsabile delle Guardie Ambientali Italiane, che ha ricordato il valore storico e ambientale dell’area: “Lago Salso era la seconda zona umida più importante d’Europa“, con circa 1.600 ettari di canneti, acqua e biodiversità, oltre alla presenza della Daunia Risi, realtà agricola simbolo del territorio.
Secondo Manzella, “da quando nel 1990 questa riserva è stata affidata al Parco Nazionale del Gargano” sarebbe iniziato “un lungo periodo di declino, segnato da abbandono, incendi e incuria“.
Numerose anche le reazioni dei cittadini. Salvatore Giannino ha denunciato che “l’assenza di una gestione e di un controllo attivo ha trasformato un gioiello di biodiversità in una terra di nessuno, esposta all’azione dei piromani“, chiedendo un piano straordinario per il rilancio dell’area, una nuova gestione e risorse dedicate al recupero ambientale.
Massimo Notarangelo ha invece parlato di “una tristezza infinita“ riferita a una terra “già martoriata da piaghe sociali ed economiche”, aggiungendo che “l’unica drammatica via di salvezza per la natura sembra essere l’assenza dell’uomo“.
L’incendio dell’Oasi Lago Salso riapre dunque una questione che riguarda non solo la tutela ambientale, ma anche la gestione, la sicurezza e la salvaguardia di un patrimonio naturale considerato fondamentale per l’intera comunità.
Lo riporta foggiatoday.it.




Terrorismo ambientale !
Alla gogna, tutti i partiti politici e tutti i cittadini uniti conro la crimilalità.
Non abbiate paura, segnalate denunciate anche in via anonima.
I cittadini non si fidano più di nessuno.