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VILLA PAMPHILI Villa Pamphili, testimoni: ‘Vedemmo Kaufmann, la bimba sembrava morta’

I due ragazzi hanno contattato il 112: "Abbiamo avuto la sensazione che le forze dell'ordine non ci abbiano dato retta"

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
7 Luglio 2026
Prima pagina //

Nuova udienza nel processo a carico del cittadino americano accusato del duplice omicidio di Villa Pamphili, dove furono ritrovati i corpi di Anastasia Trofimova, 29 anni, e della figlioletta Andromeda, di appena 11 mesi.

Davanti ai giudici della prima Corte d’Assise sono stati ascoltati alcuni testimoni che, nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2025, videro l’imputato nei pressi dell’area verde, non lontano dal punto in cui sarebbero poi stati rinvenuti i corpi.

A raccontare quanto accaduto sono stati anche due giovanissimi testimoni, che all’epoca dei fatti avevano 16 anni. I ragazzi hanno riferito di aver incrociato Kaufmann lungo il marciapiede della via Olimpica, che costeggia Villa Pamphili.

“Stringeva tra le braccia una bambina che sembrava morta”, hanno dichiarato in aula. Secondo il loro racconto, la piccola aveva “una posizione innaturale, con la testa reclinata e gli arti a penzoloni”. Indossava un vestitino rosa, mentre l’uomo era in bermuda e portava un cappellino da baseball.

I due testimoni hanno aggiunto che, dopo aver incrociato il loro sguardo, Kaufmann avrebbe abbassato gli occhi e si sarebbe allontanato con la bambina in braccio. Scossi da quella scena, pochi minuti più tardi decisero di contattare il 112 per segnalare l’episodio.

“Abbiamo avuto la sensazione che le forze dell’ordine non ci abbiano dato retta, che non ci abbiano preso sul serio”, hanno riferito. I ragazzi sarebbero poi stati contattati dalla Squadra Mobile solo dopo il ritrovamento dei corpi.

L’imputato non era presente in aula. Il processo è ripreso dopo circa un mese di sospensione, disposto per consentire all’uomo di seguire un percorso di cura a seguito di una perizia psichiatrica che lo aveva dichiarato “temporaneamente incapace di stare in giudizio”.

Con un’ordinanza depositata il 16 giugno, i giudici hanno stabilito che Kaufmann è nuovamente in grado di affrontare il processo. La Corte d’Assise ha ritenuto che “l’attuale stato fisiopsichico dell’imputato è compatibile con il regime detentivo”, pur evidenziando la necessità di un “adeguato monitoraggio clinico”.

Nell’ordinanza viene citata anche la relazione della struttura ospedaliera in cui l’uomo era stato trasferito. Secondo i sanitari, la condizione psichica dell’imputato non giustifica un trattamento sanitario obbligatorio e “la gravità del quadro clinico che aveva portato al ricovero appare risolta”. Resterebbero tuttavia “aspetti abnormi di personalità”, caratterizzati da tendenza alla manipolazione e alla prevaricazione.

Lo riporta l’Ansa.

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