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PNRR e Brexit

AUTORE:
Lorenzo D'Apolito
PUBBLICATO IL:
7 Agosto 2023
Economia // Manfredonia //

Roma – La ragione determinante per cui nel giugno del 2016 gli inglesi decisero, attraverso un referendum consultivo, di uscire dal mercato unico era in realtà l’immigrazione.

Essenzialmente, non volevano in alcun modo essere costretti ad accogliere sul suolo patrio, attraverso una qualsiasi ridistribuzione, immigrati irregolari o richiedenti asilo, sbarcati nei vari paesi periferici, soprattutto quelli affacciati sulle sponde del Mediterraneo.

Il pretesto era la presunta non democraticità delle decisioni emanate dall’Europa attraverso i suoi organi più importanti, poiché a loro dire non eletti, i quali avrebbero non solo forzato la volontà dei cittadini inglesi, ma introdotto per anni una assurda burocrazia, oltremodo di impaccio per la loro economia.

Di conseguenza, una volta ripristinata la propria libertà e sovranità, a seguito dell’uscita dal mercato unico, essa sarebbe rifiorita e il popolo inglese ne avrebbe beneficiato con maggiore ricchezza. D’altro canto, sottraendo dalla quota complessiva che il Regno unito corrispondeva annualmente per far parte di quel consesso, le somme che venivano restituite a titolo di solidarietà per le regioni depresse, ne veniva che era a tutti gli effetti un contributore netto, e a seguito dell’abbandono vi sarebbe stato un notevole risparmio di denaro. In realtà, già allora vi fu chi non solo sottolineava la falsità di quelle tesi, ma al contrario affermava che con l’abbandono del mercato unico vi sarebbero state notevoli difficoltà nella movimentazione di uomini e merci, questo sì di grande nocumento per l’economia inglese, ma gran parte dei brexiteer ritennero che avrebbero comunque mantenuto gli stessi privilegi goduti fin a quel momento, in ragione di una non ben identificata specificità inglese.

Ad ogni modo, le tesi a sostegno della Brexit furono senz’altro suggestive e portarono, a seguito di quel referendum, ad un periodo transitorio in cui si celebrarono i negoziati di recesso, terminati nel dicembre del 2020 con l’uscita conclusiva.

Naturalmente tutti i paesi europei sono stati e sono tuttora attraversati da queste stesse discussioni, ma gli inglesi per primi decisero per una rottura. Infatti, da anni numerosi partiti politici, autodefinitisi appunto sovranisti, hanno ricevuto molto credito ribadendo le stesse semplici tesi e in Italia due di essi, cioè quello leghista e il movimento 5 stelle, le hanno adoperate come programma politico delle elezioni del 2018 e che portarono alla formazione del primo governo Conte. Inoltre, entrambi, non solo avevano sottolineato la stessa linea politica che era risultata vincente due anni prima in Inghilterra, ma vi avevano aggiunto l’uscita dal sistema della moneta unica, che del resto sarebbe stata anche automatica a seguito dell’uscita dal mercato unico e viceversa.

Dunque,insediato da poco il nuovo governo, vi fu subito chi volle realizzare il programma politico promesso in campagna elettorale, a cominciare dall’allora Ministro per gli affari Europei, cioè l’economista Paolo Savona, già ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato del governo Ciampi, oppure il Presidente della commissione Bilancio della Camera, on.le Claudio Borghi, che nell’ottobre del 2018ebbe a dichiarare: “l’Italia avrebbe risolto i suoi problemi se avesse avuto la propria valuta”.

Il giorno stesso l’euro crollò a 1,15 sul dollaro e lo spread dei titoli italiani schizzò oltre i 314 punti base, dai 130 delmarzo 2018 in cui si celebrarono le elezioni politiche.

A quel punto il Presidente del Consiglio dei ministri, dott. Giuseppe Conte, memore della pregressa esperienza politica del governo Berlusconi che nell’agosto del 2011, superata la soglia psicologia dei 300 punti base, dopo due mesi, cioè a fine ottobre inizi novembre 2011, fu costretto a dimettersi, pronunciò la seguente frese nella stessa data di quella improvvida dichiarazione: ”L’euro è irrinunciabile”.

In quello stesso attimo, morì sul nascere la cosiddetta Italexit, e crollò il senso stesso di quel governo, il quale retrocederà su tutto e rimarrà famoso solo per i decreti sicurezza sull’immigrazione. Detto questo è evidente che esiste un perfetto parallelismo fra le posizioni politiche di questi due diversi paesi europei, nonostante il diverso esito, poiché per fortuna l’Italia èriuscita come sempre a fermarsi ad un passo dal baratro, che altri hanno superato inesorabilmente.

D’altronde,  in Italia, tuttora imperversano teorie antieuropeiste nonostante l’evidente disastro economico della Brexit e nonostante che, con il PNRR, un mucchio di denaro a fondo perduto o da restituire con comodo e a prezzo irrisorio, piove sulle casse italiane, da anni striminzite o addirittura esangui.

Qualche sprovveduto potrebbe ritenere che dal periodo del Covid l’Europa stessa sia improvvisamente rinsavita, mettendo a disposizione dei singoli stati membri, notevoli risorse per rafforzare l’economia, ma la verità è che lo ha sempre fatto, solo che trattasi di denaro da usare appunto per investimenti, non certo per pagare gli stipendi Alitalia o clientele varie.

Altrimenti, sarebbe uno strano rafforzamento dell’economia. Nonostante questo, la politica nostrana, nel suo complesso, non è mai riuscita per la maggior partedi quei fondi ad approfittarne presentando progetti validi, soprattutto al sud, e le somme messe a disposizione, esattamente come quelle attuali del PNRR, risultano non utilizzate.

Ma, in realtà, l’antieuropeismo italiano, come quello inglese, sono sempre stati il corollario di un antioccidentalismo e antiamericanismo sponsorizzati da quello che è a tutti gli effetti l’assolutismo e imperialismo russo che, usando abilmente la rete e oscure sovvenzioni a partiti politici sovranisti, da anni oggetto di interventi della magistratura, tenta di scomporre la comunità occidentale in tutte le sue diverse articolazioni.

Lo si è visto con la stessa Brexit e con l’elezione di Trump negli stati uniti, ma ancor di più nella campagna antivaccinista soprattutto in Italia. In effetti, quest’ultima questione è una di quelle su cui i dati oggettivi sono difficilmente controvertibili.

Se ad oggi sono state somministrati nel mondo più di dieci miliardi di dosi, è quindi patetico sostenere che tale trattamento sanitario possa considerarsi sperimentale o persino dannoso.

Quindi, mentre questa campagna di disinformazione non ha trovato troppi proseliti in Europa, tuttora imperversa solo in Italia, come allora in Inghilterra, poiché molto più soggetta alle sirene russe, che prima o poi torneranno alla carica, anche con riferimento agli altri temi dell’antieuropeismo, allorché il denaro del PNRR finirà o comunque non sarà impiegato.

Detto questo, forse sarebbe il caso, già da ora,di comprendere o almeno prevedere gli effetti di un allontanamento dall’Europa, visto che l’esperimento è stato ampiamente studiato a seguito della Brexit. Innanzitutto, va subito chiarito che le critiche maggiori che la stessa Europa subisce da sempre dai cosiddetti antieuropeisti, attiene a materie di cui essa stessa non ha alcuna competenza, perché gli stessi stati membri,continuamente si rifiutano di rimettergli la propria sovranità in quei campi. Esempi classici sono il fenomeno della immigrazione, della difesa comune o dei confini.

Quindi gli stessi partiti sovranisti che in patria non riescono ad arginare il problema, accusano l’Europa di non far nulla a questo proposito, proprio perché gli negano decisamente questa competenza e devono scaricare su altri la propria inefficienza. Sul tema, quindi, dell’Europa e della immigrazione andrebbe aperto un vasto dibattito che purtroppo non potrebbe esaurirsi in poche righe.

Sta di fatto però, che a seguito della Brexit l’immigrazione clandestina non si è fermata comunque, anzi è quasi raddoppiata, ed è scomparsa la almeno teorica possibilità di ottenere sostegno dall’Europa con una eventuale ridistribuzione che l’Italia a volte ottiene.

Nel frattempo, però, l’economia inglese lamenta la mancanza di manodopera in vasti settori come la ristorazione, che prima importava ad esempio dall’Italia,ed ora ha perso definitivamente in ragione delle nuove regole che sono intervenute, nel momento in cui è cessata la libera circolazione dei lavoratori. Detto questo eprocedendo oltre, risulta altrettanto pretestuosa l’accusa di antidemocraticità delle decisioni europee che sarebbero prese da entità od organi non elettivi. Il consiglio europeo è composto da tutti i capi di stato o di governo dei singoli paesi, il Parlamento è composto da membri eletti a suffragio universale e la Commissione europea è composta da membri indicati dal parlamento europeo come accade per qualsiasi governo di una qualsiasi democrazia parlamentare.

Qualcuno ha l’ardire di sostenere che il Presidente Mattarella o il Presidente Meloni o i membri del governo italiano da quest’ultima presieduto, siano organismi antidemocratici perché non direttamente eletti dal popolo? E perché mai questa critica vale solo per gli organismi europei? Esistono cariche che si dipanano da elezione diretta e altre da elezione indiretta.

Quest’ultime di solito sono più attente agli interessi generali, poiché più distati dai partiti politici che li hanno designati, ma sicuramente non si può dire che siano antidemocratici.

Anzi vale il contrario. Altra strana accusa è quella riguardante la eccessiva burocraticità delle decisioni europee ed a questo proposito si fa riferimento spesso, come esempio,alle dimensioni o altre caratteristiche delle zucchine o altro oggetto commestibile. In effetti, tale argomento sembra oltremodo distante dagli interessi generali, d’altro canto però da una vita gli Italiani chiedono e ottengono protezione per il parmigiano o per qualsiasi altro prodotto della cucina o del vino italiani.

Perché mai proteggere il parmigiano sarebbe maggiormente meritevole di protezione rispetto a chi produce zucchine fissando degli standard minimi di qualità? Ma non basta.

Vi è un preciso partito politico italiano, che da anni sostiene la stessa accusa degli antieuropeisti inglesi, secondo cui non converrebbe far parte di quella enclave, poiché riceve in cambio a titolo di sostegno per l’economia, meno della metà di quanto versa annualmente per farvi parte. Ma l’affermazione è ingenua. Quel costo è il corrispettivo dovuto per far parte di una organizzazione più ampia che permette il movimento di merci e persone senza pagamento di tasse e dazi doganali.

Quando ci si iscrive in un club o in una palestra per usufruire dei servizi che esse offrono, se vengono restituite a titolo di sconto sul prezzo del biglietto alcune somme di denaro a chi, ad esempio, versa in situazione di disagio economico, esse non rappresentano il corrispettivo di quanto versato, ma la possibilità di usare le diverse attrezzature.

Puoi tranquillamente rifiutarti di pagare l’abbonamento annuale al club europeo, ma poi dovrai riversare quello e molto altro ancora a titolo di dazi doganali quando le tue merci vorranno fare ingresso nel mercato europeo.

Senza contare il fatto che l’Italia è un paese manifatturiero e non gode di moltissime materie prime che non siano cibo e poco altro ancora. Vive quindi di esportazioni, e se al prezzo di vendita delle merci deve aggiungere un dieci o venti per cento in più di dazi, significa uscire fuori dal mercato e fallire miseramente.

A prescindere dal fatto che le merci stesse potrebbero addirittura essere fermate alla frontiera poiché non rispecchiano gli standard di qualità e sicurezza che l’Ue pretende e che hanno permesso alla nostra economia e soprattutto ai nostri lavoratori di migliorare le proprie condizioni di lavoro. Ad essere onesti la quasi totalità, forse anche totalità, delle norme a protezione del consumatore e del lavoratore sono di provenienza europea.

Norme che in genere la nostra stessaclasse politica, mai e poi mai, sarebbe stata in grado da sola di imporre alla “disinvoltura” italiana, anche se poi se ne lamenta ipocritamente. Risparmiare ad esempio sulla sicurezza significa aver un guadagno minimo sulla brevissima distanza, ma quando si verifica l’evento avverso che si tenta di ignorare, c’è da sborsare ben oltre quanto ingenuamente tentato di risparmiare.

Per fare un esempio, è sicuramente fastidioso e costoso controllare annualmente gli impianti termici delle abitazioni, come impone la direttiva Europa 31/2010 recepita con il dpr 74/2013, ma quante vite si sono salvate da allora e quanto denaro si è risparmiato allorché si fosse dovuto risarcire per le distruzioni delle abitazioni? In ogni caso si può benissimo ritenere che gli standard di qualità e sicurezza che l’Ue impone siano stupida e costosa burocrazia, ma se le merci non li rispettano non saranno in grado di superare il confine italiano comunque. Ed anche quello è un costo. Salatissimo. Naturalmente tutto questo vale per il movimento delle merci, ma molto peggio vale per il movimento delle persone, in un paese come quello italiano che deve molto al turismo in termini di prodotto interno lordo.

Cosa accadrebbe se si ripresentassero per incanto i controlli all’ingresso e all’uscita della frontiera? Per chi fosse interessato sull’argomento può informarsi su quello che accade in questi mesi a Dover, in Inghilterra, dove i turisti e i camionisti sono costretti a subire ritardi per oltre le dieci ore, a volte anche quindici o diciassette.

Se qualcuno iniziasse a ritenerlo sopportabile, sappia che la piattaforma di distribuzione più famosa al mondo,

cioè Amazon, di proprietà dell’uomo più ricco al mondo, ha fatto la sua fortuna perché effettua consegne quasi sempre entro le ventiquattro ore.

Una sola ora di ritardo che si moltiplica a valanga per il trasporto delle merci o degli individui, è un danno economico notevole, e non solo per le merci deperibili come quelle agricole, che pure per l’Italia sono fondamentali. E questo, peraltro, andrebbe anche ricordato a quelli che sono contrari al famoso ponte sullo stretto di Sicilia, per cui quelle tre o quattro ore di attesa che si potrebbero evitare, sarebbero eventualità trascurabile.

Il dr. Lorenzo D'Apolito
Il dr. Lorenzo D’Apolito

A cura di Lorenzo D’Apolito, Manfredonia

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