Nuove testimonianze sul caso dell’ex gesuita sloveno. Fabrizia Raguso, ex religiosa della Comunità Loyola, racconta che durante la Pasqua del 2000 le consacrate sarebbero state obbligate a mettere per iscritto quanto vissuto con Rupnik e a concedergli il perdono in nome della riconciliazione per l’Anno Santo.
Nuovi particolari emergono sul caso di Marko Rupnik, sacerdote e artista sloveno conosciuto in tutto il mondo per i suoi mosaici e da anni al centro di accuse di abusi spirituali, psicologici e sessuali. A riportare l’attenzione sulla vicenda sono alcune lettere che risalirebbero al Giubileo del 2000 e che, secondo una nuova testimonianza, furono scritte da religiose della Comunità Loyola su richiesta della loro superiora.
A raccontarlo è Fabrizia Raguso, ex appartenente alla Comunità Loyola, la realtà religiosa femminile fondata in Slovenia negli anni Ottanta e strettamente legata, nella sua storia iniziale, alla figura di Rupnik. In un’intervista a OSV News, Raguso ha sostenuto che durante la Pasqua del 2000 la superiora della Comunità, Ivanka Hosta, avrebbe imposto alle religiose di scrivere direttamente al sacerdote.
«Durante la Pasqua del 2000, Ivanka Hosta, superiora della Comunità, ci costrinse a scrivere una lettera a Marko Rupnik in cui descrivevamo il nostro rapporto con lui e ciò che ci aveva fatto, per poi perdonarlo», ha raccontato Raguso. Secondo la sua testimonianza, la richiesta sarebbe stata presentata come un gesto legato proprio all’Anno Santo: «La motivazione addotta quando ci impose di scriverla era che, in occasione del Giubileo, dovevamo cercare la riconciliazione».
Le lettere e il perdono
Il particolare delle lettere aggiunge un nuovo elemento a una vicenda già complessa. Le religiose, secondo quanto riferito, non si sarebbero limitate a raccontare per iscritto le esperienze vissute con Rupnik: avrebbero dovuto anche dichiarare di perdonarlo, trasformando così la denuncia di quanto sarebbe accaduto in un atto di riconciliazione.
È proprio questo aspetto ad assumere oggi particolare rilievo. Il perdono sarebbe infatti stato richiesto all’interno di un rapporto caratterizzato da una forte autorità spirituale, in un contesto nel quale alcune delle donne hanno successivamente denunciato dinamiche di manipolazione e abuso di potere.
Le lettere risalenti al 2000 potrebbero inoltre rappresentare un elemento importante per ricostruire la cronologia del caso e stabilire chi, all’interno della comunità religiosa, fosse a conoscenza delle accuse e in quale momento. Resta da chiarire quale sia stato, all’epoca, il percorso di questi documenti e chi abbia avuto modo di leggerli.
Il caso Rupnik
Rupnik è stato per decenni uno degli artisti cattolici contemporanei più conosciuti. Le sue opere sono presenti in importanti luoghi di culto in numerosi Paesi e anche in ambienti legati direttamente al Vaticano. La sua fama internazionale ha reso ancora più dirompente l’emersione delle accuse formulate nei suoi confronti.
Diverse donne, alcune delle quali ex religiose della Comunità Loyola, hanno raccontato negli anni di aver subito comportamenti abusivi che avrebbero intrecciato dimensione spirituale, psicologica e sessuale. Le accuse riguardano fatti collocati in periodi differenti e devono essere considerate, nei singoli casi, secondo il relativo stato degli accertamenti e dei procedimenti ecclesiastici.
Nel 2023 Rupnik è stato dimesso dalla Compagnia di Gesù. I gesuiti precisarono allora che il provvedimento era arrivato dopo il suo rifiuto di rispettare le misure impostegli in seguito alle accuse che erano state formulate contro di lui.
La vicenda ha provocato un vasto dibattito anche all’interno della Chiesa sulla gestione delle denunce, sui tempi con cui le istituzioni ecclesiastiche hanno reagito e sul rapporto tra autorità spirituale e vulnerabilità delle persone consacrate.
Il punto non riguarda soltanto Rupnik. Le nuove dichiarazioni riportano infatti l’attenzione anche sul ruolo di chi aveva responsabilità di governo e accompagnamento spirituale nella comunità. L’eventuale imposizione del perdono alle donne che affermavano di aver subito abusi solleva domande sulle dinamiche di potere e sulle modalità con cui le loro testimonianze sarebbero state affrontate.
A più di venticinque anni dal Giubileo del 2000, quelle lettere tornano così al centro di una storia ancora lontana dall’essere definitivamente chiarita. Documenti nati, secondo il racconto di Raguso, come un esercizio di riconciliazione potrebbero oggi assumere un significato completamente diverso: quello di una testimonianza scritta di ciò che alcune donne sostenevano di aver vissuto già molti anni prima che il caso Rupnik esplodesse pubblicamente. Lo riporta leggo.it



