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PUTT... SAN MARCO «Assessore putt***», aggressione verbale sessista a Caterina Ferro

L’assessora al Bilancio di San Marco in Lamis racconta di essere stata aggredita verbalmente mentre parcheggiava la propria automobile

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
7 Settembre 2026
Cronaca // Gargano //

SAN MARCO IN LAMIS – Un insulto sessista urlato in strada e la decisione di non lasciar cadere l’accaduto. Caterina Ferro, assessora al Bilancio del Comune di San Marco in Lamis, ha denunciato alle autorità competenti l’aggressione verbale che, secondo il suo racconto, avrebbe subito nella mattinata del 6 settembre mentre stava parcheggiando la propria automobile.

A rendere noto l’episodio è stata la stessa amministratrice, attraverso una dichiarazione affidata alla redazione di Sanmarcoinlamis.eu. Ferro riferisce che una persona le avrebbe rivolto un’offesa pesantemente volgare, associando l’insulto al suo incarico istituzionale.

L’assessora ha scelto di segnalare formalmente quanto accaduto, precisando di non voler alimentare polemiche né trasformare l’episodio in uno scontro politico.

«Ho deciso di denunciare alle autorità competenti perché credo che esista un limite che nessuno debba sentirsi autorizzato a oltrepassare», ha dichiarato. «Essere assessora significa ricoprire un ruolo pubblico, assumersi responsabilità e accettare critiche, contestazioni e giudizi anche severi sul proprio operato. Tutto questo fa parte della democrazia e del confronto civile».

«Un incarico pubblico non cancella il diritto al rispetto»

Il punto centrale della vicenda, secondo Ferro, riguarda il confine tra il legittimo dissenso e l’aggressione personale. Un amministratore pubblico può essere contestato per le proprie decisioni, ma la critica non può trasformarsi in un attacco alla dignità della persona.

«Essere assessora non significa rinunciare al diritto al rispetto», ha sottolineato. «Essere una donna impegnata nelle istituzioni non può voler dire diventare il bersaglio di insulti volgari e sessisti ogni volta che qualcuno è arrabbiato o non condivide una scelta».

L’episodio sarebbe avvenuto durante una manovra di parcheggio. Anche su questo aspetto l’assessora ha voluto chiarire la propria posizione: qualora fosse stata commessa un’infrazione, sarebbero spettati agli organi competenti l’accertamento e l’eventuale applicazione delle sanzioni previste.

«Se avessi commesso un’infrazione, esistono regole e autorità preposte a farle rispettare. Nessuna presunta ragione, però, autorizza qualcuno a insultare, umiliare o aggredire verbalmente un’altra persona».

Dall’offesa personale a una questione culturale

Nelle parole di Ferro, il fatto assume una dimensione che supera la vicenda individuale. L’assessora richiama l’attenzione sulla frequenza con cui, nel confronto pubblico, le donne vengono colpite attraverso espressioni legate al genere e alla sfera personale, anziché essere contestate nel merito delle loro azioni.

«Ciò che mi colpisce non è soltanto l’offesa rivolta a me», ha spiegato. «È la facilità con cui, ancora oggi, per attaccare una donna si ricorre alla sua dignità, utilizzando parole che non hanno nulla a che vedere con il comportamento, le capacità o il ruolo che ricopre».

La decisione di denunciare nasce quindi dalla volontà di stabilire un principio valido non soltanto per chi esercita una funzione istituzionale, ma per ogni cittadino.

«Non chiedo privilegi perché sono assessora. Pretendo il rispetto che deve essere riconosciuto a ogni persona. La libertà di manifestare il proprio dissenso è fondamentale e deve essere tutelata; una presunta libertà di insultare, intimidire e umiliare gli altri, invece, non esiste. Su questo non intendo arretrare».

La vicenda riporta al centro il tema della qualità del confronto civile e politico. Criticare l’operato di chi amministra è un diritto essenziale in una comunità democratica; ricorrere a offese sessiste significa, invece, abbandonare il terreno delle idee e trasformare il dissenso in un’aggressione personale.

Fonte: Sanmarcoinlamis.eu

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