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FOGGIA LIBRERIA Foggia, lite in libreria dopo l’ingresso negato a una donna e una bambina

Un episodio avvenuto in una libreria di Corso Roma, a Foggia, ha acceso un confronto sul tema della discriminazione e dell’accoglienza

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
7 Settembre 2026
Cronaca // Foggia //

Un episodio avvenuto in una libreria di Corso Roma, a Foggia, ha acceso un confronto sul tema della discriminazione e dell’accoglienza. Da una parte c’è la denuncia di Devis Gaeta, foggiano residente da anni in Svizzera, che racconta quanto riferito dalla moglie, originaria dello Sri Lanka, e dalla figlia dodicenne. Dall’altra c’è la versione del titolare della libreria, che respinge con decisione qualsiasi accusa di razzismo e sostiene che alla base dell’accaduto ci sia stata una dinamica completamente diversa.

Il fatto risale allo scorso 10 luglio, ma la vicenda è stata resa pubblica sui social circa due mesi dopo, al rientro in città di Gaeta per le vacanze estive.

Secondo il racconto dell’uomo, la moglie Ganga e la figlia sarebbero state fermate sulla soglia della libreria dal titolare, che avrebbe intimato loro di andare via con un secco «Via, via, via». Gaeta precisa di non essere stato presente al momento dell’episodio e di riportare quindi quanto gli è stato raccontato dalle due familiari.

La situazione ha profondamente colpito la dodicenne, tornata a casa in lacrime. Per il padre, di fronte a un allontanamento avvenuto senza spiegazioni, è stato inevitabile interrogarsi sulle possibili ragioni del comportamento.

«Non posso entrare nella testa di un’altra persona, ma davanti a due persone fermate sulla soglia e mandate via senza spiegazioni, è stato inevitabile chiedersi se il colore della pelle avesse avuto un ruolo. Mia figlia è tornata a casa con le lacrime agli occhi: un fatto del genere, proprio davanti alla porta di una libreria, fa male», spiega Gaeta.

Dopo aver visto la figlia in quello stato, l’uomo ha deciso di recarsi personalmente in libreria per chiedere conto dell’accaduto. Il confronto con il titolare, secondo la sua stessa ammissione, è stato particolarmente acceso.

«Ero furioso e non voglio nascondere nemmeno questo: durante il confronto ho utilizzato parole e insulti pesanti nei confronti del proprietario», racconta Gaeta, riconoscendo quindi i toni duri utilizzati durante la discussione.

La scelta di raccontare pubblicamente l’episodio, sostiene il padre, non sarebbe stata dettata dalla volontà di alimentare una gogna contro il commerciante, ma dal desiderio di far riflettere sulla vicenda e trasmettere alla figlia l’importanza di non accettare in silenzio ciò che viene percepito come un’ingiustizia.

Nel suo racconto, Gaeta sottolinea anche il significato simbolico del luogo in cui sarebbe avvenuto l’episodio.

«C’è un paradosso che continua a colpirmi: tutto questo è successo davanti alla porta di una libreria. I libri ci permettono di conoscere persone, popoli, culture e mondi diversi dai nostri. Dovrebbero abbattere i pregiudizi, non alimentarli. Una libreria dovrebbe essere uno dei luoghi simbolo dell’apertura e della cultura. Per questo ho deciso di raccontare pubblicamente quanto accaduto».

La denuncia sui social ha rapidamente attirato l’attenzione, spingendo la libreria a fornire la propria versione dei fatti e a respingere pubblicamente ogni ipotesi di discriminazione.

«Nessuna discriminazione», è la posizione espressa dal titolare, che ha spiegato come la zona sia frequentata quotidianamente da persone che entrano negli esercizi commerciali chiedendo denaro e che vengono abitualmente allontanate.

Il commerciante sostiene inoltre che, nel caso specifico, nel negozio sarebbero entrate due bambine e non una donna accompagnata dalla figlia, contestando quindi uno degli elementi centrali della ricostruzione di Gaeta.

«La zona pullula di persone che entrano chiedendo soldi e che vengono allontanate. Quel giorno in libreria sono entrate due bambine, non la moglie. Mi scuso per lo sbaglio, ma da parte mia non c’è mai stata intenzione di discriminare nessuno», ha spiegato il libraio.

Nella sua replica, il commerciante ha poi raccontato anche il successivo confronto con Gaeta, descrivendone l’ingresso in negozio come un atteggiamento intimidatorio che avrebbe potuto sfociare in uno scontro fisico. Secondo la sua versione, la situazione sarebbe stata evitata grazie al silenzio mantenuto dal titolare e all’intervento della sorella di Gaeta, che lo avrebbe invitato a lasciare il locale.

Resta dunque una ricostruzione diametralmente opposta dello stesso episodio, con una famiglia che denuncia di aver vissuto una situazione percepita come discriminatoria e il commerciante che nega categoricamente qualsiasi intento razzista.

A rendere ulteriormente acceso il confronto è anche la questione delle tempistiche della denuncia pubblica, arrivata a circa due mesi di distanza dall’episodio. Una vicenda che, al di là delle versioni contrapposte, ha riportato al centro del dibattito cittadino temi delicati come pregiudizio, inclusione, rispetto e convivenza civile.

Lo riporta foggiatoday.it.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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