
«Impossibile prevedere gli eventi a rapida evoluzione – dice un tecnico dell’Enea – le frane che camminano a una velocità che può raggiungere gli 80 chilometri orari e che costituiscono un rischio reale per le persone». Saranno monitorati nell’indagine anche le aree relativo alle opere abusive nello Stivale. In Puglia i comuni a rischio idrogeologico sono 48, di cui 44 a rischio frana, 1 a rischio alluvione e 3 a rischio frana e alluvione (48 i km quadri relativi alle superficie delle aree). I dati fanno riferimento alle 18 amministrazioni comunali pugliesi che hanno risposto al questionario di Legambiente ‘Ecosistema Rischio 2008’ (il 38% dei comuni a rischio della Regione). Di queste, i dati relativi a cinque amministrazioni sono stati trattati separatamente, poiché i competenti uffici comunali hanno dichiarato di non avere strutture in aree a rischio, così giustificandosi (parzialmente) dal non essersi premuniti in azioni di prevenzione e pianificazione. Nel 77% dei comuni pugliesi monitorati sono presenti abitazioni in aree a rischio,nel 54% interi quartieri e nel 69% fabbricati industriali. Nonostante il territorio denoti tali carenze, nessun comune ha ancora avviato interventi di delocalizzazione sia delle abitazioni che dei fabbricati industriali dalle aree a più alto rischio. Tuttavia, l’85% dei comuni si è dotato di un piano d’emergenza e il 62% lo ha aggiornato negli ultimi due anni. Solo nel 15% dei casi sono state organizzate attività di informazione rivolte alla popolazione e il 38% dei comuni dispone di una struttura di protezione civile operativa h24. Solo i comuni di Gravina in Puglia (Ba), Anzano di Puglia (Fg) e Roseto Valfortore (Fg) raggiungono la sufficienza grazie alla manutenzione delle opere di difesa idraulica, al piano d’emergenza, alle attività di informazione e sensibilizzazione alla popolazione e ai vincoli di edificazione nelle aree a rischio. Insufficienti invece i piani antirischio dei comuni di Castelluccio Valmaggiore (Fg), Chieuti (Fg), Celenza Valfortore (Fg), Castrignano del Capo (Le), Sant’Agata di Puglia (Fg), Rocchetta Sant’Antonio (Fg), Canosa di Puglia (Bt), Spinazzola (Bt) Serracapriola (Fg) e Biccari (Fg) per la presenza di strutture in aree a rischio idrogeologico e la mancanza di interventi di prevenzione e di attività di pianificazione d’emergenza e di informazione.


