Foggia – IN COLLABORAZIONE con l’astuzia di alcuni amici, un artista e scrittore di San Severo, il dicianovenne Envisia Dupont(nome d’arte), si finge morto e fa circolare la notizia su Facebook. Il piano era perfetto: all’indomani della notizia i suoi “astuti collaboratori” avrebbero dato la notizia dell’ora e del luogo del suo funerale, per riprendere la folla dinnanzi ad un sacrario chiuso, alla presenza dello stesso scrittore, ma vivo. Ma l’amici del ragazzo non avrebbero retto all’allestimento dello scherzo (macabro) e così il ragazzo sarebbe stato costretto a rivelare la verità sullo stesso social network. Ma invece degli iniziali cordogli, il giovane eccentrico autore (forse in cerca solo di mera notorietà) avrebbe ricevuto una valanga di minacce.
Tutto parte alle tre di notte di ieri, venerdì 6 novembre. Su Facebook circola la notizia che Envisia Dupont, giovane scrittore foggiano, è da poco deceduto per un arresto cardiaco.

Il piano del giovane avrebbe dovuto concludersi domani, con la registrazione di un video della gente che, accorrendo al funerale, avrebbe trovato la chiesa chiusa e lo scrittore vivo. “Nel mondo moderno un artista vale solo quando è morto. Gente che non sentivo da anni si stava mobilitando per venire al funerale, mi ha espresso cordoglio, mi ha detto bellissime parole. Gente che magari se mi incontrava per strada neppure mi salutava. Ho dimostrato quanto finta sia la pietà digitale di questi tempi”, ha detto il ragazzo. Un ragazzo che avrebbe tuttavia ricevuto minacce dagli stessi amici che gli avevano espresso il loro cordoglio. Se Dupont crede infatti di aver compiuto un atto di “mero sensazionalismo artistico (in un certo senso innovativo ed antesignano) non devono averla pensata come l’artista alcuni giovani che lo avrebbero ricoperto d’insulti.
Ma imperterrito, Envisia avrebbe postato su Facebook un ulteriore messaggio: “Ringrazio tutti per i messaggi affettuosi ed addolorati (prima) e per i messaggi minacciosi ed arrabbiati (tra poco). Arriva il momento nella vita di un artista (comi di qualsiasi altro uomo) in cui questo deve morire per far si che la gente si accorga che è esistito. E’ l’unico modo. E poi… c’è chi dice che l’arte debba passare delle emozioni. (..) Si è trattato insomma di un’azione artistica. Anzi, di una non-azione, in quanto ero io ad essere il morto. Oggi, in quest’epoca di pietà in svendita, in cui a fare notizia, ad infiammare le menti è la morte, e non la vita, mi sono voluto godere qualche ora di insana pietà, che alla gente esprimere pietà non costa nulla. Ci si commuove per poco. A nessuno costa nulla scrivere che è profondamente addolorato e poi postarlo su Facebook. Ed invece, sono ancora qui, mi dovrete sopportare.


