La Puglia paga il prezzo della crisi del grano duro, con i cerealicoltori costretti a produrre in perdita e l’industria arroccata su posizioni di vantaggio. È la denuncia di Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani, che accusa la parte industriale di voler delegittimare la Commissione Unica Nazionale (CUN), istituita per stabilizzare i prezzi e garantire equità e trasparenza nella filiera.
Da un mese, infatti, Italmopa, associazione che rappresenta la componente industriale, diserta le riunioni della CUN, nata per determinare un prezzo equo tra produttori e trasformatori. “Questo atteggiamento non solo è miope, ma anche autolesionistico”, ha dichiarato Sicolo. Le Borse Merci di Bari e Foggia registrano prezzi del grano duro ben al di sotto dei costi di produzione, con quotazioni di 286-292 euro a tonnellata contro i 318 euro stimati da ISMEA.
Importazioni in crescita e sovranità alimentare a rischio. Nei primi sette mesi del 2025, secondo Anacer, l’import di grano duro è aumentato del 7,32%, raggiungendo 1.665.000 tonnellate. Oggi solo il 54,8% del grano duro utilizzato in Italia è di produzione nazionale. “Se la produzione interna continua a essere in perdita e ogni tentativo di riequilibrare la filiera viene ostacolato, il grano estero diventerà maggioritario e l’Italia perderà redditività e posti di lavoro”, avverte Angelo Miano, presidente di CIA Capitanata. “In queste condizioni, possiamo ancora dire che la pasta sia davvero made in Italy?”.
Un patrimonio millenario in pericolo. “Nell’area metropolitana di Bari e nella BAT”, spiega Giuseppe De Noia, presidente di CIA Levante Bari-BAT, “la coltura del grano duro è parte della nostra identità. Tradizione, innovazione e lavoro ruotano attorno a questa filiera, ma la scarsa redditività sta mettendo a rischio un patrimonio millenario”.
La battaglia della CIA per la trasparenza. Il 1° ottobre CIA Puglia ha denunciato all’ICQRF del Ministero dell’Agricoltura pratiche sleali che comprimono i prezzi al di sotto dei costi reali. Dal 2022, mentre il prezzo del grano è crollato del 44%, quello della pasta è salito del 23% e quello del pane oltre il 30%. L’organizzazione ha raccolto 100mila firme a sostegno dei produttori e ha coinvolto 50 comuni pugliesi nella campagna per la tracciabilità e la tutela del grano italiano.
“Chiediamo trasparenza totale e pasta al 100% italiana”, conclude Sicolo. “Importare una parte del grano è legittimo, ma sostituire progressivamente quello italiano è una follia: significa distruggere la nostra economia, la sovranità alimentare e la storia agricola del Paese.”



