ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

La tempesta di San Lorenzo


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Manfredonia, 8 febbraio 2018. E’ inveterata la convinzione nel popolo sipontino che in occasione della festività di S. Lorenzo (7 fabbraio), a Manfredonia debba verificarsi il cattivo tempo, anche con piogge abbondanti; è un fenomeno che si manifesta sempre puntuale, chiamato “La Tempesta di S.Lorenzo” (“a tembèste di san Lavrinze”). Di questa antica convinzione ce ne parla lo storico sipontino Matteo Spinelli che, nelle sue “Memorie Storiche” se ne sofferma abbondantemente. Egli aggiunge pure che in occasione di questa tempesta si è verificato un grave incidente.

Sulla cupoletta del campanile, fino agli inizi del ‘700, era posta la statua di S. Lorenzo a cavallo, il fortunale verificatosi in quel giorno ha fatto sì da abbattere la statua e farla cadere. Pare che, se pur rotto, il simulacro di S. Lorenzo è stato raccolto e depositato presso l’Episcopio, dove, secondo la tradizione popolare, ancora si conserverebbe.

Pure inveterato era l’uso che nella festività di S. Lorenzo i pescatori con le loro barche remo-veliche non andassero a pescare, indubbiamente in onore del santo patrono, ma forse anche per il timore di qualche nubifragio in mare. E i vecchi armatori non “escono a pescare” in questo giorno, in ossequio alla “benedizione del mare”.

Ancor oggi, come è noto, si ha la processione del Santo, antichissima; e si usa ancora, da parte del vescovo, arrivata la processione presso via del porto (Chiesa della Stella), provvedere alla benedizione del mare. E nell’aria aleggia già una brezza, suadente e coinvolgente, proveniente dal lido degli Sciali: è la “Seppiarola” (a siccjarole”), cioè l’odore delle seppie che già vanno a depositare (“cuvé”) le uova, per la relativa pesca che inizia ufficialmente il 19 marzo (“giorno che si tira la bussola”), In quest’ultimo giorno avviene il sorteggio per la divisione del mare, onde aversi l’assegnazione della relativa parte del lido per la pesca delle seppie (consuetudine che andrebbe meglio valorizzata con il “diritto dell’andito” e l’amministrazione del “palatio in mare piscatione sipontina”, del sec. VIII, vecchi diritti pescherecci nell’ambito del “sinus sipontinus”).

Ma la solennità della processione, come veniva svolta una volta, chiamata la processione del “Pastor bonus”, è qualcosa che va recuperata e fatta rivivere; vi erano interessate le autorità civile e militari della città che “facevano corona” al vescovo con tenere le briglie del suo cavallo (bianco, naturalmente) e reggere le aste del baldacchino (come scrive lo Spinelli). Ci perdiamo e spendiamo denaro pubblico per manifestazioni insulse, senza la storicità delle fonti documentarie e bibliografiche, quando, invece, abbiamo un patrimonio di cosuetudini, di usi, di costumi, ecc. da fare invidia, ma, purtroppo, chi “ha i soldi…e potere comanda!”
Per concludere, una raccomandazione alle massaie: il giorno di S. Lorenzo occorre preparare e consumare, senza “scusanze”, orecchiette e ricotta (“recchjetèlle p’a recotte”); perché? Alla prossima puntata (“mo ji fatte tarde, àmma ji a cucené”!).

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

La tempesta di San Lorenzo ultima modifica: 2018-02-08T21:01:45+00:00 da Redazione



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