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Università di Foggia: 7 i candidati a rettore, per ora. Battaglia all’ultimo voto

AUTORE:
Paola Lucino
PUBBLICATO IL:
8 Marzo 2023
Cultura // Foggia //

StatoQuotidiano, 8 marzo 2023. Le candidate e i candidati alla carica di rettore dell’Università di Foggia incontreranno domani la comunità accademica in un’assemblea aperta. Si confronteranno i professori Barbara Cafarelli, Donatella Curtotti, Lorenzo Lo Muzio, Gaetano Serviddio, Milena Sinigaglia, Sebastiano Valerio e Giuseppe Solaro, sette candidati al rettorato come mai avvenuto, in quanto al numero di aspiranti, per l’Ateneo foggiano. Poco più di vent’anni di storia, si vota per il quarto rettore.

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Fiammetta Fanizza

Domani potrebbe essere uffucializzato il ritiro dalla corsa di qualcuno dei candidati, due o tre, forse, sulla linea di quanto già scelto dal professor Nunzio Angiola, docente del dipartimento di Economia, che ha fatto un passo indietro “cercando la massima unità all’interno del suo dipartimento”, come precisato in conferenza stampa.

La convergenza, e l’accordo, sono stati trovati su Gaetano Serviddio, del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche. “Non credo sia un vulnus quello di essere di Bari- dice Angiola che ha scelto un candidato barese- sono convinto che il prof Serviddio trascorrerà gran parte del suo tempo nella nostra università come fa da tempo come medico”.

Se Angiola, e il gruppo che a lui fa riferimento in quel di Economia, ha scelto come votare, la battaglia all’ultima preferenza andrà avanti fino al 15 marzo, data delle elezioni, e anche al ballottaggio, eventualmente.

Scrive sui social uno dei candidati, Giuseppe Solaro, ordinario di filologia classica: “Faccio qui la mia prima (facile) previsione, e cioè che non avremo senz’altro un rettore di Lettere. Dopo i rettori Volpe e Limone, sembra cosa piuttosto inverosimile, direi anzi quasi impossibile. I candidati più papabili paiono essere, in ordine alfabetico: Curtotti (Giurisprudenza), Lo Muzio (Medicina Clinica), Serviddio (Scienze Mediche) e Sinigaglia (Agraria). Le quote di consenso di Cafarelli (Demet) e la mia possono svolgere, tuttavia, un ruolo, forse, non si può affatto escludere, perfino determinante, per certi versi, forse, anche più di quella del direttore del Distum (Valerio), il quale sembra aver adottato attualmente una strategia piuttosto prudente”. Si profilano, pare, altre rinunce facendo pesare il proprio voto non solo sull’esito delle elezioni ma anche sull’assetto accademico successivo”.

Per il resto, sondare umori fra i docenti dell’università in questa fase pre-elettorale non è semplice, molti preferiscono non dare pareri, nemmeno generali. Si respira un clima di sospetto reciproco, chi incontra chi e, del resto, le polemiche sono palesi e riscontrabili sui social di alcuni dei concorrenti.

StatoQuotidiano ha contattato diversi docenti, non candidati, per avere un loro parere sulla competizione in atto, ma molti hanno preferito non esprimersi. A rispondere alle nostre domande è Fiammetta Fanizza, di Bari, a Foggia come docente di Sociologia da 18 anni.

Nella competizione si misurano docenti di Foggia e di Bari, e anche di questo discutono i simpatizzanti dei vari candidati.“È arcaico, folkloristico- dice Fanizza- incapsulare questo confronto in una dimensione localistica, Foggia non se lo merita, può guardare tutti a testa alta con la sua bella università. Anche perché nessuno vuole ‘rapinare’, di Bari è stato Giuliano Volpe, di Lecce Pierpaolo Limone, e nessuno ha portato via niente, anzi. Noi ci dobbiamo misurare con l’Europa, e poi l’Ateneo di Foggia, come bilanci, è uno dei migliori nel Mezzogiorno, quindi nessun canto delle sirene può richiamare per andare altrove”.

Circa la proposta del rettore dell’Università di Bari Stefano Bronzini sulla “federazione degli Atenei pugliesi” – di cui pure si risente parlare nel contesto pre-elezioni, non dai candidati ma dai simpatizzanti di uno o dell’altro- dice Fanizza: “Il rettore di Bari può dire quel che vuole, ma il punto è che non si deve pensare che l’Università di Foggia sia un’associazione di foggianità. Quando ero assessore lo dicevano anche a me ‘lei è di Bari’, cose assurde. In un’università come Padova se ne fregano di dove sei, e hanno secoli di storia, noi che ne abbiamo venti facciamo tutte queste storie”.

Prospettive, programmi, sono tutti scritti e siglati dai sette candidati, circa la comunicazione di ognuno c’è chi si fa più sentire, chi ha più fair play, dice Fanizza, chi meno.  “Un confronto sanguigno, la tensione c’è, nei limiti di un confronto in cui nessuno si sta ‘scannando’. L’errore è tener presente la politica come modello, ma noi non stiamo scegliendo un sindaco ma un rettore che ha una funzione di indirizzo. Per portarla avanti ha bisogno dell’aiuto di tutti. Mi auguro una sempre maggiore apertura verso l’innovazione, l’espansione, la crescita a vantaggio del territorio, oltre che un ‘università timone di alcune battaglie civili, non solo la legalità ma la lotta alle povertà educative”.

Paola Lucino, 8 marzo 2023

 

 

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