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Foggia, Ilaria Alpi: la realtà raccontata con coraggio


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Foggia – CRESCI, condividi, partecipa. Ama il prossimo tuo come te stesso. La memoria storica: un bene da preservare nel tempo. Viaggio alla ricerca della verità perduta. Il buio diventa noto quando si accende la luce della conoscenza.

Vivere il presente, imparando dal passato, sognando un futuro migliore fatto di impegno costante in ogni ambito della società. Storia di coraggio, determinazione e voglia di crederci sempre, anche andando “controcorrente”, pur di raggiungere la “verità” prefissatasi. Queste alcune delle idee svisceratesi, lo scorso 6 maggio 2014, a partire dalle 19, davanti ad un pubblico attento e partecipe, nello Spazio Live della Libreria Ubik a Foggia, nell’ ultima ma sicuramente non ultima “fatica letteraria” di Gigliola Alvisi dal titolo: “Ilaria Alpi, la ragazza che voleva raccontare l’ Inferno” edito da Rizzoli.

La piacevole chiacchierata è stata introdotta dalla visione, in un silenzio partecipato del pubblico presente, di un breve ma intenso video, ritrasmesso qualche anno dopo la sua tragica morte, il 20 marzo 1994, dalla trasmissione “Blu notte” su Rai Tre, con forte impatto emotivo, dell’ “Associazione Ilaria Alpi” (http://www.ilariaalpi.it/).
Qui si ricostruiscono gli ultimi momenti della giornalista Ilaria Alpi e del suo cine-operatore Miran Hrovatin all’opera, barbaramente uccisi in Somalia nel 1994.

Video che ha scatenato l’ applauso rompi-ghiaccio del pubblico presente.
Storia di chi ha deciso di raccontare, in “presa di diretta”, le atrocità della guerra e di chi, nonostante le case distrutte e sogni infranti, era pronto a ricominciare, “rimboccandosi le maniche”.

Moderatrice della serata Antonella Moffa, della Libreria Ubik che, nella sua breve introduzione, ha sottolineato come Ilaria Alpi, col suo linguaggio giornalistico, semplice e vicino alla gente, riusciva ad arrivare “dentro la notizia” in modo chiaro, preciso, accurato e allo stesso tempo “non invasivo”. Stesse idee rimarcate dall’ autrice. Questa ha evidenziato, nel suo lungo e appassionato intervento, come, nel suo romanzo, con un linguaggio di grande impatto emotivo, coesistono due tipi di narrazione: una, sottoforma quasi di diario di guerra forte, a tratti “pungente” e disumano, l’ altra, coinvolgente, vista con lo sguardo piccola ragazzina somala Jamila, personaggio se pur di fantasia ma che trasmette, della Somalia in guerra, una visione diversa e, sotto certi aspetti, più “ingenua” e silenziosa.

Attenzione scrupolosa e “certosina” anche nelle scelte sintattiche e linguistiche ricercate e mai banali, ha continuato la moderatrice, che ha rimarcato come il racconto attento e minuzioso, in cui si ricostruiscono gli ultimi mesi di vita della giornalista e del suo cine-operatore, con dialoghi forti e incisivi, è sempre svolto in modo accurato, rigoroso, e con un certo distacco, cercando di comunicare al lettore, per quanto possibile, una fotografia “a tutto tondo” di quei tragici e indimenticabili momenti.

Una storia, ha incalzato in un secondo momento l’ autrice, frutto di un lavoro certosino e a volte anche “maniacale”, nel senso positivo del termine, fatto di ricerche, riscontri e testimonianze dirette dei familiari della giovane giornalista poco più che trent’ enne.
Durante il suo intervento, inoltre, si è “messa in luce” anche l’importanza che la scrittura deve avere come necessità, bisogno impellente di condividere, raccontare, trasmettere qualcosa a qualcuno, di lasciare “un’ impronta” profonda, affinché la memoria storica non svanisca nel tempo ma resti ben “scalfita” nelle pagine di un libro.

Un’ occasione anche, ha incalzato la moderatrice, per rompere “il tabù” della donna vista sempre come oggetto da sfruttare e non come persona con le sue idee, i suoi valori, e i suoi ideali di vita. Parole chiave: buoni pensieri, buone parole, buone azioni. Ricordare per non dimenticare.
Ne è scaturita una piacevole “chiacchierata tra vecchi amici” in cui l’ autrice, incalzata dalle domande un pò provocatorie del pubblico presente, visibilmente emozionata nel ricordare quei momenti e per la calorosa accoglienza manifestatale, ha messo in evidenza anche come la lettura, lo studio, l’ impegno costante fatto con sacrificio, dedizione, passione, spirito di abnegazione, non debbano essere considerati un “surplus”, come qualcosa di cui far volentieri ammeno ma, al contrario, come momento di crescita, formazione personale, sociale e professionale.

Tutti d’accordo nel rimarcare, ancora una volta, l’ importanza, soprattutto da parte dei giovani, di una indignazione, “non mediata” da istituzioni religiose, mass-media o Social – Network, ma dinamica, tangibile, consapevole. Solo così, come è emerso a più riprese da alcuni interventi puntuali del pubblico presente, guardando la realtà con “occhi” e da angolature diverse, “sporcandosi le mani” nel quotidiano “con le unghie e con i denti”, è possibile conoscerne pregi e difetti, uscendone più liberi e più forti di prima.

Un libro per giovani e meno giovani, tutto da assaporare, da custodire gelosamente che coinvolgerà il lettore sin dalle prime pagine.

(A cura di Marco Bonnì)

Foggia, Ilaria Alpi: la realtà raccontata con coraggio ultima modifica: 2014-05-08T13:27:16+00:00 da Redazione



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