Cronaca

Tenta suicidio per debito con Equitalia


Di:

Equitalia (ventunesimosecolo@)

(ANSA) – BARLETTA, 8 GIU – Quando i poliziotti hanno fatto irruzione nel suo appartamento, era già cianotico in volto perché stava tentando di suicidarsi stringendo al collo una catenina: è vivo per miracolo un imprenditore metalmeccanico di 48 anni di Barletta, che aveva deciso di togliersi la vita non riuscendo ad estinguere un debito contratto con Equitalia.

L’uomo, sposato e padre di un giovane di 22 anni, è ora ricoverato in ospedale ma non è in pericolo di vita.

Tenta suicidio per debito con Equitalia ultima modifica: 2013-06-08T20:00:42+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il debitore, tormentato dalla azienda di “recupero crediti”, deve essere risarcito del danno da violazione della privacy !

    Se recuperare un credito, di questi tempi, è un’impresa ardua, non per questo è lecito infrangere le regole poste a tutela della “privacy” del debitore. Su tale aspetto, invece, le società di recupero crediti hanno la “mano pesante”, spinte dall’esigenza di raggiungere gli “obiettivi di recuperato”. E così, spesso, le telefonate inoltrate al debitore, per convincerlo a saldare la morosità, lo raggiungono finanche sul posto di lavoro o a casa dei parenti.

    In questo caso, non c’è dubbio che viene violata la riservatezza del cittadino il quale ha il diritto a mantenere segreta la propria posizione debitoria nei confronti dei terzi, specie parenti e colleghi.

    Sulla scorta di tali condivisibili principi, il Tribunale di Chieti ha recentemente accolto il ricorso di un consumatore nei confronti sia della banca (titolare del credito) che della società di recupero. Troppo insistenti erano state le telefonate e i messaggi sul lavoro e a casa dei familiari, tanto da costringere l’interessato a dover fornire spiegazioni a parenti e amici.( così Trib. Chieti, sent. n. 883/2012.)

    Secondo il giudice, in questi casi scatta il risarcimento del danno non patrimoniale. Tenuti all’indennizzo sono sia la banca, poichè su di essa, infatti, grava l’obbligo di vigilare sull’operato di chi ha incaricato per recuperare i propri crediti; sia la società di recupero, in quanto essa è infatti obbligata a verificare di poter utilizzare i numeri di telefono e le altre informazioni utili del debitore. Pertanto, se il cliente ha fornito alla banca solo alcuni numeri telefonici ove essere rintracciato, la società di recupero non può cercarne altri.!

    In aggiunta, le società di recupero crediti non possono contattare il debitore in orari irragionevoli, con frequenza superiore al dovuto.
    Foggia, 27 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Da oggi, Equitalia non può più “pignorare” in banca l’ultimo stipendio o pensione!

    Un ulteriore freno posto ai pignoramenti di Equitalia per quanto riguarda le somme depositate in banca a titolo di ultimo emolumento del rapporto di lavoro o della pensione.

    L’ultima forchettata, si sa, è sempre quella a cui si rinuncia meno volentieri: quasi fosse un’attesa che inizia a formarsi dal primo assaggio. L’estremo boccone quasi sempre serve per conservare in bocca il gusto dolce della torta.

    La metafora gastronomica serve per capire le ragioni che hanno portato il legislatore a rendere, da oggi in poi, impignorabile, per Equitalia, l’ultimo emolumento accreditato sul conto corrente.

    In particolare, il “decreto del fare” ha modificato la precedente disciplina in materia di pignoramenti sugli stipendi, di salario o di altre indennità dovute in base al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle per causa di licenziamenti, o a titolo di pensioni (art. 72-ter DPR 602/1973) che siano state versate sui conti correnti postali o bancari intestati al debitore.

    Al riguardo, la nuova legge ha stabilito che, in presenza di somme dovute a tale titolo, gli obblighi del terzo pignorato (la banca) non possono ricomprendere l’ultimo emolumento affluito su tale conto, che resta, pertanto, nella piena disponibilità del correntista.

    Pertanto, seppure il resto del conto è bloccato, l’ultimo stipendio può essere liberamente prelevato dal contribuente cui sia stato eseguito in pignoramento presso terzi in banca.

    Alla luce di tale previsione devono ritenersi superate le disposizioni impartite con la nota di protocollo n. 2013/4404 del 22.05.2013.
    Foggia, 4 luglio 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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