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INVESTIGATORI Stupratore seriale Simone Borgese, non si escludono altri episodi

Gli investigatori: 'Se c'è qualcuno che ha subito abusi denunci'

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
8 Giugno 2024
Attualità // Prima pagina //

Potrebbe essere più lunga la lista delle vittime di Simone Borgese, il 39enne arrestato nei giorni scorsi dalla polizia a Roma per la violenza su una studentessa e già condannato per altri due episodi.

È il sospetto degli investigatori che non escludono una vera e propria serialità. Al momento non ci sarebbero denunce, ma chi indaga pensa possano esserci altri episodi di molestie o abusi che non sono ancora venuti alla luce.

Un’ipotesi che parte dal modus operandi che lega l’ultima violenza alla precedente, avvenuta nello stesso giorno, l’8 maggio, di nove anni fa. Il copione sembrerebbe praticamente lo stesso e anche la zona scelta per le aggressioni: strade isolate non molto distanti da Piana del Sole dove Borgese vive e si trova ora ai domiciliari. Ad insospettire inoltre la ‘sicurezza’ mostrata alla studentessa avvicinata in pieno giorno mentre si trovava alla fermata degli autobus sulla Magliana per tornare a casa. Proprio per questo gli investigatori invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e a denunciare.

Un appello lanciato ieri anche dalla giovane abusata il mese scorso. “Mi rivolgo a tutte le ragazze che hanno subito violenze – ha detto ancora scossa – non abbiate paura, denunciate”. La ventenne ha anche ripercorso quegli istanti: “È stato un incubo, non sapevo come uscire da quella macchina. Mi sentivo ed ero in trappola”.

L’aggressore l’ha avvicinata con la scusa di chiederle alcune informazioni stradali e l’ha convinta a salire in auto, fingendo di avere il cellulare scarico. Colta di sorpresa e vedendolo in serie difficoltà, si è fidata ed è salita a bordo. A quel punto ha iniziato a farle avances sempre più insistenti. Poi si è diretto in una zona isolata e avrebbe abusato di lei. Solo dopo le ha restituito lo smartphone e l’ha riaccompagnata nei pressi di Villa Bonelli. La ragazza si è prima confidata con un’amica poi ha raccontato tutto ai genitori. Grazie alla descrizione fornita agli agenti e all’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, che puntano sul percorso compiuto dalla macchina, gli investigatori del Distretto San Giovanni sono riusciti a dare un volto e un nome al presunto responsabile, riconosciuto anche dalla ragazza in sede di denuncia. Lo riporta l’Ansa.

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