L’approvazione definitiva del ddl Valditara riaccende il dibattito sull’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Il provvedimento prevede che tali percorsi siano consentiti solo nelle scuole medie e superiori, previo consenso dei genitori, mentre restano esclusi materne ed elementari.
A intervenire è Vladimir Luxuria, attivista transgender, scrittrice ed ex deputata, che sui social ha affidato una riflessione personale legata alla propria adolescenza. “Avevo 12 anni e già alle medie mi sfottevano per i miei modi effeminati”, ricorda, sottolineando quanto sarebbe stato importante, allora, ascoltare a scuola parole di rispetto contro il bullismo omofobo e transfobo.
Luxuria respinge l’idea che parlare di identità e orientamento sessuale significhi “convertire” qualcuno: “Nessuno vuole trasformare adolescenti etero in omosessuali”, afferma, ribadendo che l’obiettivo dovrebbe essere educare al rispetto.
Critico anche il passaggio sul consenso dei genitori, che secondo l’ex parlamentare rischia di escludere proprio i ragazzi più bisognosi di strumenti educativi. “Se un adolescente sente dallo stesso padre un linguaggio omofobo, quel padre darà il consenso?”, si chiede Luxuria.
La riflessione si chiude con il ricordo di Paolo Mendico, il 14enne morto suicida dopo episodi di bullismo omofobo, la cui storia ha ispirato il film Il ragazzo con i pantaloni rosa.
Fonte: Repubblica.it



